Oltre trecentomila biglietti, come lo scorso anno, editori soddisfatti o comunque non scontenti Non cera bisogno di una conferenza stampa per sapere, in netto anticipo, che la ventiquattresima edizione del Salone del Libro di Torino avrebbe chiuso allinsegna di un lessico famigliare fatto di «missione compiuta», «trionfa la Casa Russia», «sold out nelle sale», «International Book Forum record daffari». Così naturalmente è accaduto. Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero, capitani di lunghissimo corso della fiera, hanno snocciolato una serie di dati che confermano quanto sia collaudata e stabile la macchina di Libropoli. Il pubblico, circa 305 mila visitatori a qualche ora dalla chiusura, è più o meno quello dello scorso anno. Un successo, è chiaro, come si poteva immaginare con facilità. Nella marcia trionfale della manifestazione nel segno dei 150 anni dellunità italiana e della memoria, intanto, ricordiamo che il premio internazionale (vinto nel 2010 da Amos Oz) è andato allo scrittore spagnolo Javier Cercas, con 2.338 voti; lo seguono lalgerina Assia Djebar (2.136 consensi) e lindiana Anita Desai (a quota 1.749). In totale sono stati 6.238 i votanti del Lingotto. Per il futuro, poi, si prospetta una Spagna in passerella nel 2012, atto venticinquesimo della kermesse, e la creazione di una sorta di rete delle città del libro, con Torino a fungere da capofila, che collegherebbe festival letterari e fiere librarie, da Mantova a Bologna, da Napoli a Sarzana e a Modena. Questo progetto dovrebbe avere il suo cardine nel Centro nazionale per il libro, che è presieduto da GianArturo Ferrari ed è stato voluto dal ministero per i Beni culturali del governo Berlusconi. Quasi tutti gli editori, infine, sostengono di avere aumentato le vendite, o di essere in linea con quelle del 2012: da Mondadori alla Feltrinelli, dalla Rizzoli a Sellerio, a Laterza, a Minimum Fax, ad Adelphi, alla torinese Add che parla di «un aumento importante», a Stampa Alternativa. Soltanto Marsilio e il Gruppo editoriale Mauri Spagnol sono prudenti, ammettendo pure, come fanno i primi due, una flessione definita tuttavia «fisiologica». Insomma, alla fine della fiera, è il Salone del Libro di sempre.