Il racconto di unescursione alla scoperta delle antiche rovine abbandonate Le erbacce sono allaltezza dei resti delle capanne, le staccionate distrutte non indicano più la zona calpestabile. Il centro visitatori è un deposito di materiale di risulta I ragazzi sono in Sicilia per un semestre di studio presso il Cnr di Palermo. Hanno ascoltato con interesse le lezioni di cultura siciliana, li ho visti entusiasti davanti a templi greci, processioni pasquali, spettacoli dellopera dei pupi, botteghe di artigiani, vere e proprie esperienze per chi viene dalle scialbe colline del Connecticut, o dalle immense praterie del Midwest. Con una telefonata al Comune di Ustica mi ero preventivamente assicurata che il villaggio preistorico fosse accessibile nelle brevi ore della nostra permanenza sullisola, ma nessuno mi aveva avvertito delle miserande condizioni del sito. Lentusiasmo per lormai prossima emozione di camminare in una strada costruita dai nostri progenitori 3500 anni fa, si spegne rapidamente davanti a un cancello chiuso. «Niente paura - interviene lautista - potete scavalcare». In effetti il muretto è abbastanza basso. Esterrefatta, cerco di superare le mie remore, («Be, dopo tutto sono giovani», mi sono detta), e di organizzare nel più breve tempo possibile una plausibile spiegazione con i miei studenti che, beati loro, non hanno ancora afferrato la situazione paradossale, e che certamente non hanno mai scavalcato un muretto per visitare un monumento. Interviene nuovamente lautista, che è abbastanza forzuto, e in quattro e quattrotto scardina come se fosse una pagliuzza il pesante cancello. I ragazzi sono ancora sullautobus, non si sono accorti di quanto è accaduto, non notano neppure il cancello divelto ai lati del muretto: finalmente possiamo entrare nel sito, o meglio nellex-sito archeologico della Regione Siciliana, la cui passata esistenza si evince da un quasi illeggibile cartello. Ma dovè il villaggio? Il terreno è accidentato e le erbacce sono in procinto di superare laltezza dei resti delle capanne preistoriche, le staccionate semidistrutte non indicano più la zona calpestabile, devo avvertire i ragazzi di non salire sui muretti, per non distruggerli e per non prendersi una storta: limpianto protourbano preistorico resiste miracolosamente, ma la malta di una ventina di anni fa si sta rapidamente sfaldando. Quello che doveva essere un centro visitatori è ormai un deposito di materiale di risulta. Attraverso i vetri sporchissimi si può ancora leggere qualche cartello che illustra la posizione strategica di Ustica, abitata già nel IV millennio a. C.: in due grotte litoranee sono stati rinvenuti i resti ceramici dei contenitori che servivano a raccogliere lo stillicidio delle preziose acque dolci di cui lisola è sempre stata priva. Il villaggio dei Faraglioni è considerato uno dei complessi preistorici più importanti del bacino del Mediterraneo, una piccola vera metropoli del XV secolo a. C., protetta da una poderosa fortificazione di 200 metri e costruita con una pianificazione urbanistica completamente nuova per la Sicilia. Luogo fondamentale per la conoscenza della preistoria in Sicilia, il sito era in collegamento sia con la coeva cultura del Milazzese a Panarea, che con quella micenea e peninsulare e faceva parte della via del commercio dellossidiana. Segnalato alla Soprintendenza di Palermo da padre Carmelo Seminara, che passò tutta la sua vita a raccogliere reperti sullisola, e che fu nominato ispettore onorario delle ricerche archeologiche, il villaggio è stato oggetto di unimportante campagna di scavo condotta da Ross Holloway della Brown University nel 1990-91. Ma limportanza del sito non traspare: sperando che a nessuno venga lidea di sbancare tutto per costruire un ennesimo residence, il villaggio preistorico appare pronto a tornare presto a madre natura, proprio come i templi di Angkor Vat ingoiati dalla giungla, e ci vorrà poi qualche altro archeologo per riscoprirlo nuovamente. Già una decina di anni fa Giovanni Mannino, uno dei massimi studiosi del villaggio, ne denunciava lo stato di conservazione: durante il sopralluogo con la giornalista Judith Lange, aveva trovato un bel quadretto pastorale, con pecore e capre che con i loro zoccoli minacciavano di buttare a terra muretti che avevano resistito oltre 3000 anni. Ustica non è nuova a disastri di questo tipo: anche se pesci non ce ne sono più da tempo, gli isolani continuano a chiamare "Acquario" la bellissima Torre dello Spalmatore, oggi chiusa, un tempo fiore allocchiello della prima Riserva Naturale Marina italiana. Ognuna di queste vicende è un magnifico esempio di pessima gestione delle risorse storiche e naturali di un territorio, e anche unennesima incompiuta, o meglio "abbandonata", siciliana. Il traghetto di ritorno a Palermo è stracolmo del "popolo del Fitness", centinaia di persone arrivate da tutta Italia per partecipare alla manifestazione Ustica Dreams arrivata alla sua quinta edizione, e che sono state impegnate nelle più svariate discipline: dallo spinning allarrampicata, dallaerobica allo step, dal power yoga alla danza del ventre. Tutte ottime e salutari attività, ma certo nessuno dei partecipanti ha sentito parlare o ha cercato di visitare il villaggio preistorico. Visto lo stato delle cose, meno male.
USTICA sta smarrendo il villaggio preistorico
Un gruppo di studenti universitari si recano in Sicilia per un semestre di studio presso il Cnr di Palermo. Durante la loro permanenza sull'isola, visitano il villaggio preistorico dei Faraglioni, considerato uno dei complessi preistorici più importanti del bacino del Mediterraneo. Tuttavia, il sito è in cattive condizioni di conservazione, con erbacce che coprono i resti delle capanne e un cancello chiuso che impedisce l'accesso. I ragazzi sono costretti a scavalcare il muretto per entrare nel sito, ma si rendono conto che il villaggio è stato abbandonato e che la sua passata esistenza si evince da un cartello quasi illeggibile.
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