«La Toscana conosce l'arte di educare all'arte. Ma vogliamo portare qualche esperienza in più: soprattutto per far capire ai giovani che devono essere i primi custodi di qualcosa di unico al mondo». Il messaggio, che in questa settimana sarà portato da Pisa a Firenze, attraverso tappe a Livorno, Lucca e Massa, è firmato da un uomo considerato il «nuovo Siviero»: il generale Roberto Conforti, medaglia d'oro per meriti nell'arte e la cultura, comandante, dal 1991 al 2002, del nucleo dei carabinieri preposto alla tutela del patrimonio artistico, da otto anni presidente della Sipbc, la Società italiana per la protezione dei beni culturali. Tanti i suoi successi. Proprio ogg, in Sicilia, verrà riconsegnata la Venere di Morgantina, tornata in Italia dopo 40 anni. L'hanno ritrovata al Paul Getty Museum di Los Angeles. Coordinò lei, generale, le ricerche? «Sì, la Venere era sparita nel Settanta. Ma solo nei primi anni Novanta comparvero le prime tracce. Del resto se un'opera d'arte è fotografata, all'80 si recupera. In quel caso il problema fu convincere i dirigenti del Paul Getty che la Venere apparteneva all'Italia e che un'opera ha valore se riportata nel contesto in cui è stata realizzata». Alla Toscana che cosa ha saputo restituire? «Molti oggetti, rubati soprattutto a Firenze. Il ricordo che mi tocca di più è la restituzione, nel '99, di una pala del Ghirlandaio, una Madonna del Rosario, alla chiesa di San Pietro a Pitiana, a Reggello. L'avevano rubata nel '46. Una donna mi abbracciò: aveva pregato davanti a quella Madonna fino a quando aveva 18 anni. Poi, per 53 anni, aveva pregato per rivederla». Come visse il recupero della Triade Capitolina di Guidonia? «Un'emozione straordinaria. I tombaroli l'avevano scavata e portata in Svizzera, che a quel tempo era una lavatrice di denaro e opere d'arte. I miei carabinieri furono straordinari in quell'indagine» In che cosa consiste l'iniziativa di cinque giorni in Toscana? «Per fare il punto, insieme agli straordinari esperti che lavorano sul territorio, della situazione. Diciamo dello stato dell'arte. Ieri, a Pisa, sono intervenuti fra gli altri il professor Fabio Carapezza Guttuso, presidente della commissione permanente per la sicurezza del patrimonio nazionale e l'assessore Cristina Scaletti. Oggi ci riuniremo all'auditorium dell'Accademia Navale di Livorno. Domani al San Micheletto di Lucca, giovedì al Palazzo Ducale di Massa. E sabato gran chiusura, a Firenze, in Palazzo Vecchio. Ci saranno Antonio Paolucci, Maddalena Ragni, Francesco Bandarin dell'Unesco». Tutto questo per dire che cosa! «Che il patrimonio d'arte italiano non solo è enorme ma ha una grande varietà: dagli etruschi ai romani, dal Rinascimento ai contemporanei. Non basta esserne orgogliosi: dobbiamo tutelarlo. Tutti gli italiani devono esserne attentissimi custodi».