Lo storico dell'arte Aikema: «Creò una vera e propria impresa attorno alla propria attività, con proprietà e investimenti» Certo non è un caso che il massimo esperto di studi tizianeschi abiti nello stesso edificio che un tempo era incluso nella leggendaria bottega di Tiziano a Biri grande a Venezia. Bernard Haikema, cattedratico per chiara fama all'Università di Verona, presidente del comitato scientifico della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, storico dell'arte tra i più illustri, autore di innumerevoli saggi sull'arte italiana e europea dal XIV al XVIII secolo, curatore della straordinaria recentissima esposizione dedicata a Cranach al Museo della Galleria Borghese di Roma accetta volentieri di trasmettere al Corriere del Veneto qualche spunto di riflessione sulla enorme, inesauribile figura umana e artistica di Tiziano e sulla evoluzione degli studi a riguardo della sua «impresa» di pittore veneziano, coronati da una ponderosa pubblicazione a firma di Aikema e Tagliaferri, con Mancini e Martin, Le botteghe di Tiziano, edizioni Alinari 24 Ore, voluta dalla Fondazione Centro studi Tiziano e Cadore, Regione Veneto, Magnifica Comunità di Cadore, Provincia di Belluno con il sostegno di Cariverona. Professor Aikema, quando ha iniziato a interessarsi a Venezia e alla sua pittura? «Dopo la laurea ad Amsterdam e i successivi master e Phd, matura in me una vera passione per il Rinascimento italiano. Fu inevitabile venire a Venezia per continuare le mie ricerche. Qui ebbi la fortuna di diventare allievo di Michelangelo Muraro, straordinario maestro che mi guidò nello studio comparato del Cinquecento veneziano. Da allora, pur lavorando all'estero (dopo l'Olanda ho insegnato ad Harvard, Princeton, Parigi) non ho mai smesso di tenere un piede in laguna, per così dire». E Cranach? E' stata una «distrazione» dal percorso? «E stata una grande, impegnativa avventura che mi ha dato molta soddisfazione ma non la definirei una distrazione dal percorso. Io credo che la storia dell'arte non sopporti frontiere, strutture intellettuali; categorie artificiose che non giovano. La storia dell'arte, per come la concepisco io, procede per rapporti, per analogie e paralleli, non fornisce risposte chiuse ma offre proposte di realtà frammentarie. Così ho costruito la mostra su Cranach, tentando di aprire al pubblico una possibile elaborazione delle ricerche che vado conducendo, liberando lo stereotipo di un Cranach terrificante pittore di Lutero, ricollegandolo al grande flusso della pittura italiana». Nel suo saggio su Tiziano lei indaga sulla figura di Tiziano quale imprenditore di se stesso, capo di una autentica «fabbrica d'arte». «Bisogna considerare la figura di Tiziano quale fenomeno europeo. Tiziano prigioniero della sua stessa immagine, autentico inventore del merchandizing di se stesso, era parte fondamentale di un meccanismo complesso di "catena di montaggio" che estendeva il proprio raggio d'azione presso le maggiori corti d'Europa, ben al di la delle commesse veneziane. Il fratello Francesco, pur buon pittore, si occupava dell'aspetto commerciale della "ditta Vecellio", badava alle proprietà e agli investimenti in Cadore, i figli lavoravano a Venezia e il Capo cercava di gestire senza muoversi da qui le corti dei Gonzaga, degli Este. Andò a Roma per prendere contatti con i Farnese ma la cosa non riuscì, perciò, considerando il fatto che diventare pittore di corte significava non pagare la tassa della corporazione e avere uno stipendio garantito, accettò di andare a Augusta alla corte di Carlo V, riuscendo comunque a tenere bottega a Venezia e fornire opere a Filippo II». Come riusciva a gestire un business così vasto? «Grazie alla organizzazione del clan Vecellio: man mano che cresceva la fama e la richiesta di opere, di repliche in particolare, le botteghe, a Biri grande e in Germania, venivano coinvolte nella pianificazione delle varianti, ad esempio Danae o Venere e Adone, che venivano adattate alla committenza. Per cui oggi è molto difficile stabilire Il prototipo da cui far discendere le repliche. E' probabile che agli assistenti fosse affidata la "copiatura" della composizione e i cambiamenti dal modello base fossero eseguiti dal Maestro». Un genio dell'immagine, in senso contemporaneo? «Esattamente. Basti pensare che dopo aver ottenuto dal governo della Serenissima una sorta di copyright sulle sue immagini (cosa mai concepita prima) Tiziano "noleggiò" un grande incisore neerlandese, Comelis Cort, ospitandolo in casa per circa due anni, per fargli fare una serie di incisioni autorizzate per la stampa da opere di Tiziano stesso. Anzi Tiziano intevenne sulle stesse incisioni per dare una originalità assoluta, modificando dettagli diversi dai prototipi, che a loro volta, erano prodotti in più varianti. Le stampe del Cort ebbero amplissima, ma a noi ignota, tiratura. Insomma Tiziano inventò il suo personaggio, geniale anche in questo».
VENEZIA - E Tiziano inventò il copyright
Bernard Haikema, storico dell'arte e cattedratico all'Università di Verona, discute sulla figura di Tiziano e sulla sua impresa di pittore veneziano. Ha iniziato a studiare la pittura veneziana dopo la laurea ad Amsterdam e ha lavorato con Michelangelo Muraro, uno straordinario maestro. Ha anche curato una mostra su Cranach e ha indagato sulla figura di Tiziano come imprenditore di se stesso. Ha scoperto che Tiziano aveva una "bottega" di artisti che lavoravano per lui e che aveva un sistema di riproduzione delle sue opere.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo