Nel degrado la settecentesca dimora dello Zen Il sovrintendente: «Custodirla? Manca il personale» Più che Villa Raffo, sarebbe più appropriato chiamarla Villa Arraffo. In ogni caso, per il sovrintendente ai beni culturali Gaetano Gullo è - dice - «una spina nel fianco». Perché dalla bella dimora nobiliare di via Bianchini, a San Filippo Neri (ex Zen), a due passi dal cantiere del centro commerciale di Zamparini, sono spariti pure i fili dell'impianto elettrico. Mentre i pregevoli affreschi del Settecento sono stati generosamente coperti dagli escrementi dei piccioni che svolazzano bellamente, invitati dalle finestre perennemente spalancate. D'altra parte, entrare nella villa è uno scherzo, non solo per i piccioni; visto che, quando a non essere lasciato aperto è il portone sul retro, basta recuperare la lunga scala abbandonata in giardino, appoggiarla ad uno dei balconi del piano nobile e, voilà, il gioco è fatto. Un gioco da ragazzi. Come lo è stato per Pio Mellina e Davide Sansone dell'associazione culturale «Stanze al Genio», che l'hanno potuta visitare indisturbati, scattando qualcosa come seicento fotografie testimoni del degrado, dopo essere entrati dal portone sul retro che era aperto. «Eravamo incuriositi dalle notizie lette su Bagli e ville di Palermo e dintorni di Giulia Sommari-va (Dario Flaccovio editore), che nel 2005 scriveva della imminente apertura al pubblico di Villa Raffo...». E, in effetti, la villa oggi è aperta, anche se in un altro senso. Come hanno scritto Mellina e Sansone alla Soprintendenza ai Beni culturali ed al Nucleo operativo dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico, a Villa Raffo «si può accedere senza alcun controllo», visto anche che nella recinzione v'è più d'un varco. «Abbiamo visto - dice Mellina - i meravigliosi affreschi devastati, i volti di alcuni soggetti dipinti, irrimediabilmente distrutti dai soliti vandali lasciati agire indisturbati; un deposito di maioliche antiche alla mercé di chiunque passi; persiane appoggiate alle pareti affrescate del piano nobile». Peccato perché di soldi, pubblici, per restaurarla e riportarla agli antichi splendori ne sono stati spesi. «Dal 2007 fino al 2010, 650 mila euro - dice il sovrintendente Cullo, che precisa di ricoprire l'incarico soltanto dallo scorso ottobre -. Difficile stabilire quanto è stato speso prima: bisognerebbe spulciare negli archivi, purtroppo non esiste una scheda che riassuma la storia complessiva dell'immobile che è in restauro dal 1991». Straordinario nell' era di Google e delle schedature volontarie su Facebook. Ma è co-si. D'altra parte, non si possono chiudere neanche le finestre: «Vandalizzate», spiega il sovrintendente. E di custodi neanche a parlarne. «La Regione - dice Gullo - ci grava di personale inutile e non idoneo come gli ex Pip, e per gestire i 14 siti aperti al pubblico, la Sovrintendenza ha appena 36 custodi che man mano che se ne vanno, in pensione o ad altro incarico, non vengono sostituiti». Villa Raffo, di proprietà della Regione, dell'Ipab e dell'Istituto dei ciechi, è destinata a diventare un museo antropologico e ad ospitare, tra l'altro, la bella collezione Martorana di carrozze d'epoca - anche questa acquisita dalla Regione - che al momento langue nelle scuderie di Palazzo Mirto e che Gullo, entro il prossimo autunno, vorrebbe spostare provvisoriamente a Palazzo Aiutamicristo, in via Garibaldi. Intanto, dice, per Villa Raffo «non avendo ancora avuto finanziato la scheda Por che prevede circa 350 mila, utilizzeremo 36 mila euro di somme residue da destinare ai lavori più urgenti relativi agli impianti idrico ed elettrico e agli infissi».