Ancora un furto, a metà fra il colpo d'arte e il banale colpo della malavita comune: i gioielli rubati tre notti fa a piazza di Pietra nella mostra della Camera di Commercio. Così torna d'attualità la storia recente dei grandi colpi d'arte - ma non solo d'arte - che nella Capitale comincia necessariamente col Bambinello dell'Ara Coeli. Anno 1994, qualcuno entra nel convento annesso alla chiesa alle spalle del Vittoriano, preleva la sacra statuetta, sparisce senza lasciar traccia. Seguono giorni concitati, tam tam di notizie sull'imminente recupero, appelli perfino da parte dei detenuti a rilasciare il Bambinello tanto amato dai romani. Nulla da fare, e proprio a febbraio si è ricordato il decimo anniversario del furto, che ha gettato un velo di tristezza sulla Capitale intera. Non c'è solo questo, nella perenne partita fra guardie e ladri. La città eterna comunque resta uno dei «campi di gioco» preferiti dai delinquenti. Gli episodi, senza pretesa d'essere esaustivi, sono tantissimi. Come dimenticare ad esempio il codice botanico manoscritto di proprietà della Biblioteca Casanatense fatto sparire al Vittoriano ancora una volta in una mostra? Nel catalogo delle sparizioni va messo anche l'ostensorio rubato il mese scorso nel convento annesso alla chiesa di Santa Maria in via Lata, che i ladri avevano tentato di sostituire con una copia identica del pezzo rubato nella speranza che nessuno si accorgesse del furto. Invece i due delinquenti sono stati scoperti il giorno dopo dagli agenti del commissariato Trevi, agli ordini di Antonio Del Greco, mentre l'ostesorio - quello vero - è stato recuperato dai carabinieri del Tpc del generale Zottin nell'arco di 72 ore. E qualcuno ricorda il famoso sarcofago d'età imperiale rubato a Villa Borghese nel gennaio 2002? Si seppe solo dopo che il pregiato pezzo archeologico doveva diventare un tavolino, ma i delinquenti che l'avevano prelevato non fecero in tempo a rivenderlo, anche perché la pressione dei militari del Tpc del colonnello Ferdinando Musella fu tale da sconsigliare qualsiasi ricettatore dall'acquisto. Così il pezzo venne fatto ritrovare, in pezzi, ma di nuovo in possesso del patrimonio archeologico del Comune di Roma. Fra tanti furti di opere d'arte, anche qualche colpo di preziosi nei curricula dei vari Diabolik che hanno fatto la loro comparsa nella città eterna non può mancare. Era il luglio scorso quando a sparire fu una collana di diamanti da mezzo milione di euro. Vittima del ladro un manager francese in viaggio a Roma con la moglie. La coppia era «scesa» in un prestigioso hotel di via Veneto, e qui avvenne la sottrazione: un uomo, durante l'assenza dei due ospiti, si spacciò per il manager francese e spiegò al consierge di aver dimenticato la combinazione della cassa-forte della camera. All'inserviente salito in stanza per risolvere il problema, il misterioso signore si fece trovare in accappatoio, come appena uscito dalla doccia. Nessun dubbio che fosse lui il vero padrone della camera, tant'è che il ragazzo aprì la cassaforte. Solo al ritorno della signora francese, che aveva accompagnato il marito all'aeroporto, si scoprì che il collier era stato preso da un ladro misterioso, che forse aveva seguito il manager fin da Parigi. I GIOIELLI rubati nel Tempio di Adriano a piazza di Pietra nella mostra di arte orafa allestita dalla Camera di Commercio ripropongono il problema della sicurezza dei musei. E TORNANO di attualità i molti, troppi colpi che altrettanti «Diabolik» hanno messo a segno nella capitale. Come sempre, anche le chiese restano nel mirino dei banditi, come dimostra il recentissimo furto dell'ostensorio di Santa Maria in via Lata, a due passi da via del Corso. In questo caso ai delinquenti è andata male, perché sono stati individuati quasi subito dagli agenti del commissariato Trevi, mentre l'ostensorio - che i ladri avevano tentato di sostituire con una copia - è stato recuperato dai carabinieri del Tpc. SORTE differente purtroppo è toccata al Bambinello dell'Ara Coeli, che manca all'appetta da dieci anni, cioè dal febbraio del 1994, quando ignoti entrarono nel convento annesso alla chiesa e portarono via la sacra statuetta. LASCIANDO le chiese ed tornando ai musei, ancora non è stato trovato il codice manoscritto rubato al Vittoriano durante la mostra «Le radici della Nazione» nel giugno scorso. Ma del resto era stata proprio un'inchiesta de Il Tempo a dimostrare che anche nelle sale più importanti è facile entratre perfino con un coltello.