AVEZZANO - Le tracce del passato non possono essere cancellate. Questo il grido d'allarme lanciato da alcuni avezzanesi: chiedono all'amministrazione comunale di non abbattere le baracche di via Kolbe, ma di ristrutturarle per lasciare ai giovani una testimonianza della storia della città. Le casette, in stato di abbandono da tempo, sono ciò che resta del campo di concentramento di Borgo Pineta. Le baracche, per alcuni, rappresentano un simbolo delle diverse fasi della vita di Avezzano. E per questo non vanno demolite. La decisione del Comune, giunta dopo il via libera del ministero per i Beni e le attività culturali, di bonificare le baracche per motivi igienico-sanitari non convince storici e cittadini. Queste strutture, infatti, sarebbero una testimonianza viva del post terremoto prima (nel campo di concentramento per prigionieri austro-ungarici) e della Seconda guerra mondiale poi. «L'amministrazione comunale dovrebbe tutelare questi pezzi di storia», ha commentato Antonio Rosini da sempre sensibile alla salvaguardia delle strutture, «invece cerca di disfarsene. Le baracche dovrebbero rimanere dove sono per lasciare almeno un ricordo della vita dopo il terremoto e del campo di concentramento. Queste strutture, infatti, ospitarono sia gli sfollati, sia i deportati. Addirittura», ha continuato Rosini, «nelle baracche tanto discusse ci fu anche un ospedale e un tribunale. L'amministrazione dovrebbe mantenere l'involucro, ristrutturando l'interno e utilizzandolo per diffondere la storia della città». Rosini si è detto preoccupato anche per le sorti del villino alle spalle della chiesa Madonna del Passo. «Era previsto un restauro tutelativo», ha chiarito, «in realtà non è stato fatto nulla e per questo ora la struttura utilizzata in tempo di guerra come comando rischia di scomparire perché verte in uno stato di degrado totale». Anche se le baracche non hanno un valore storico culturale, rappresentano però il passato della città e proprio per questo dovrebbero essere conservate nel tempo. Claudio Palazzi, responsabile di Italia Nostra, da tempo sta portando avanti con la sua associazione una battaglia per impedire che la storia di Avezzano sia cancellata. «Mi sono interessato personalmente per non far abbattere le baracche di via Kolbe», ha affermato Palazzi, «ma sembra che non abbiano vincoli e di conseguenza possono essere demolite. A mio avviso l'amministrazione dovrebbe pensare a restaurarle e valorizzarle per far sì che possano diventare un luogo di ritrovo, uno spazio da mettere a disposizione dei cittadini per i servizi di cui la città necessita». Per il responsabile di Italia Nostra quindi le baracche di via Kolbe potrebbero essere trasformate «in un centro polivalente con una zona verde intorno. Sarebbe un'ottima soluzione visto che la zona nord della città continua a crescere ma non ha spazi pubblici e aree verdi».
ABRUZZO - Salvate le baracche del Concentramento. L'ex consigliere regionale Rosini e Italia Nostra si oppongono all'arrivo delle ruspe in via Kolbe
In Avezzano, le baracche di via Kolbe, che rappresentano il campo di concentramento di Borgo Pineta, sono state oggetto di una decisione dell'amministrazione comunale di demolirle per motivi igienico-sanitari. Storici e cittadini hanno reagito contro questa decisione, affermando che le strutture dovrebbero essere ristrutturate e mantenute come testimonianza della storia della città. Alcuni hanno anche sollevato preoccupazioni riguardo al villino alle spalle della chiesa Madonna del Passo, che è stato utilizzato come comando durante la guerra e ora rischia di scomparire.
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