Fra sei mesi partirà il cantiere per la ristrutturazione di cinque magazzini del Porto Vecchio, per un totale di 37mila metri quadrati. Prenderà così forma, dopo le opportune correzioni, il progetto Greensisam (Maneschi-Evergreen). Non solo i quadri i della «piccola Biennale». Il tempo e le cose irrompono adesso in Porto vecchio. Greensisam che ha la concessione sui primi cinque magazzini a partire dal Molo IV potrebbe presto aprire il cantiere su quei 37 mila metri quadrati. «Sta per arrivare il nostro parere favorevole» dice la Soprintendenza. Ed è l'ultima carta. L'area fu data in concessione già nel 2004 (di fatto nel 2001) a Greensisam, e cioè alla società di Pierluigi Maneschi, presidente di Italia marittima, principale operatore portuale al Molo VII, che rappresenta la taiwanese Evergreen in Italia. Si tratta proprio di quella concessione, della durata di ben 90 anni, a cui per il periodo 2005-2010 nel corso del suo precedente mandato al vertice dell'Autorità portuale Marina Monassi aveva fissato un canone di 296 euro all'anno, cifra giudicata ai limiti del danno erariale dal suo successore Claudio Boniciolli. Questione finita con un ammonimento ma di fatto un'assoluzione della Corte dei conti. Una lunga e controversa storia è dunque a una svolta. Nei magazzini sono previsti centro direzionale (la sede di Italia marittima), un centro commerciale da 1500 metri quadrati su due piani, un intero magazzino a parcheggio multipiano (più un piano interrato), un albergo. Costo preventivato a suo tempo: 160 milioni di euro. Tutto adesso va bene perché tutto è stato cambiato. Sparita una grande piazza glabra e moderna alla testa del monumentale complesso, spariti gli interventi a modifica delle facciate, sparito un percorso sotterraneo illuminato da vetri a piramide che avrebbe tagliato a metà una strada interna. Cambiate anche le firme, poiché a supporto di quella del progettista e manager di Greensisam, Gennaro Albamonte, c'è adesso quella dell'architetto Fabio Assanti, dal 2007 titolare della JT Engineering, presidente di «Expo challenge» ai tempi appunto del sogno-Expo, e tanto per completezza cugino del senatore Giulio Camber. «Dal progetto approvato solo in conferenza dei servizi nel 2009 molto è cambiato - spiega il soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici Luca Rinaldi-, spariscono le vie sotterranee a vetri, si salvano i masegni, si conservano le facciate dei magazzini e anche le strutture metalliche al tempo usate perla movimentazione dei carichi». «Il progetto è di tipo conservativo. Con la Soprintendenza c'è stato un ottimo rapporto, ben venga questo dialogo - dice Assanti -, il risultato è positivo per la città. Le facciate saranno completamente salvate, con le loro gru e i loro ballatoi, sarà enfatizzata la passeggiata, giustamente è stato tolto il verde che nel Porto vecchio non c'è mai stato, salvo qualche spartitraffico, lasciamo in vista gli antichi binari e le rotatorie su cui venivano montati e "voltati" i carichi e salviamo i timpani. Ci siamo sforzati - aggiunge - di tornare indietro, è sparita la strada con le piramidi, avrebbe invaso la passeggiata, inoltre sistemeremo il piazzale, che resta dell'Autorità portuale, nonché le aree circostanti i magazzini, in concessione a Portocittà». Un regalo tra vicini. Infine arenarie al posto dell'asfalto, sanata la pavimentazione antica. Il magazzino 2a, nella parte verso città, sarà parcheggio nonostante i dubbi di chi tutela il patrimonio. «Lo prevede il Piano regolatore» dice Assanti. Il numero 1a, fronte mare (di cui fu già contestata una sopraelevazione), per metà «direzionale», per metà turistico e alberghiero così come il numero 4. «Abbiamo già il progetto finale e tutti i pareri necessari, anche dell'Azienda sanitaria - conclude l'architetto -, se il Comune ci autorizza nei tempi giusti fra 6 mesi c'è il cantiere».