Esasperato da «pastrocchi burocratici» e «lentezze inspiegabili», a Michele Emiliano, sindaco di Bari, altro non restò che citare il Vangelo secondo Luca. Capitolo 14, versetto 28: «Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se non ha i mezzi per portarla a compimento?». Chi di voi? Ecco, se si dovessero mettere in fila tutti quelli che hanno messo mani e speso parole sul teatro Petruzzelli, la lista sarebbe lunga. All'alba del 27 ottobre 1991 il teatro bruciò. Era il vanto, il simbolo e il salotto buono di Bari. Una stagione lirica che rivaleggiava con quella della Scala di Milano: Luciano Pavarotti, Riccardo Muti e Herbert von Karajan. Tredici anni dopo il Petruzzelli può entrare, a pieno merito, nel novero delle incompiute d'Italia. Il teatro oggi resta cinto d'assedio da ruspe e scavatrici. I cartelli blu con la scritta bianca «Personale al completo» lasciano intendere che rimane poco da scialare. A maggio sarà pronto solo il foyer, l'ingresso del teatro. Poi dovrebbe partire l'ultimo lotto di lavori. Nel 2007, secondo i piani, ci sarebbe la riapertura. Ma adesso una sfilza di nuovi inciampi rischia di mandare le cose per le lunghe: la confusione amministrativa nata con la costituzione della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari, i soldi che non arrivano, il rischio di sospendere i lavori, varie ed eventuali. Che non sarebbe finita tanto presto a sorrisi, nastri tagliati e spumante fu subito evidente. La prima anomalia diventò evidente poco dopo l'incendio. Tecnicamente lo definirono «bene privato su suolo pubblico». In pratica voleva dire che la proprietà dell'immobile era dei litigiosi discendenti del principe Emanuele Messeni Nemagna: Maria, Teresa, Vittoria e il fratello Antonio, il cui diritto, una volta morto, passò alla vedova e alle tre figlie. Il suolo era, invece, del Comune di Bari. A ricostruire, quindi, doveva essere la famiglia che, però, tutti quei soldi non li aveva. Per tre anni, così, nessuno mosse una pietra. Fino a quando lo Stato, nel '94, non elargì i primi danari: 2 milioni di euro. Servirono a rimuovere le macerie e rifare la cupola, visto che dal tetto cominciavano a entrare grossi goccioloni. Poi la ricostruzione si fermò. Tra il 1997 e il 1998 vennero stanziati altri 10 milioni di euro: non sarebbero bastati certo a rivedere Big Luciano gorgheggiare sul palco, ma, insomma, era già qualcosa. Con la «grana» arrivarono pure le grane. I Messeni Nemagna cominciarono a bisticciare con metodo e continuità. In sostanza, il motivo del contendere era questo: Maria, Teresa e gli eredi di Antonio volevano usare i soldi per cominciare immediatamente i lavori parziali e andare avanti passo dopo passo; Vittoria, invece, chiedeva tutti i soldi prima di partire con il cantiere e, soprattutto, un progetto definitivo. Volarono accuse reciproche e maleparole; quattro anni di carte bollate e denunce incrociate. Il Petruzzelli, nel mentre, restava poco più che un rudere. Il tira e molla terminò il 21 novembre 2002. Al ministero dei Beni culturali venne firmato un protocollo d'intesa con la famiglia. Gli enti pubblici si impegnarono a rimettere in piedi il teatro, i proprietari a concedere l'uso per 40 anni. C'era un problemino: ancora i quattrini. Quisquilia che venne però, senza troppi affanni, risolta quasi un anno dopo. Quando vide la luce la Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari, che si sarebbe occupata di ricostruire e poi gestire. Per questo nelle casse dell'ente dovevano arrivare altri 20 milioni di euro: 15 da regione, provincia e comune; 5 dai privati. In totale, alla fine, lo Stato avrà speso, salvo contrattempi, 30 milioni di euro. Altri 20 (500 mila euro ogni 12 mesi) bisognava darli alla famiglia per la concessione. Totale: la ragguardevole cifra di 100 milioni di euro. E dopo i 40 anni? Amici come prima: il teatro ritornerà ai Messeni Nemagna. Non esattamente un affarone per lo Stato. Gli eredi del principe, a dire il vero, tentarono pure una controproposta: 20 milioni e vi diamo il Petruzzelli, chi s'è visto s'è visto. Ma l'ipotesi non venne presa in considerazione. Acqua passata. Ma oggi la sovrintendente della Fondazione, Angiola Filipponio, vedova del viceré di An a Bari, Pinuccio Tatarella, ammette: «Della ricostruzione non ci occupiamo. Siamo responsabili solo dell'aspetto artistico della stagione lirico-sinfonica che organizziamo nell'unico teatro rimasto funzionante a Bari, il Piccinni. Forse bisognerebbe chiedere al presidente della fondazione». Che poi sarebbe Michele Emiliano. Sindaco della città, eletto con una lista civica di centrosinistra, uomo di scarsa diplomazia: «Hanno combinato un pasticciaccio incredibile. Adesso ci sono, almeno virtualmente, due fondazioni. Non si capisce chi debba gestire i soldi. E, comunque, come possono bastare 60 milioni? Per rifare la Fenice ne sono serviti il doppio». I soldi al momento sono tutti virtuali, come quelli colorati del Monopoli. Non ci sono quelli pubblici, né tantomeno quelli dei privati. Mancano cioè 20 milioni di euro. E quando spunteranno i quattrini a chi saranno versati? Alla fondazione che organizza solo la stagione lirica o a quella che si occupa della ricostruzione? E se, magari, si trattasse dello stesso ente? Mistero. «Sì, effettivamente il quadro non è chiaro. La sovrintendenza a maggio termina il foyer, ma non sappiamo a chi consegnarlo» ammette Gian Marco Jacobitti, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia. «Comunque il problema sono gli stanziamenti: fino a oggi sono arrivati solo quelli del lotto. Rischiamo di fermarci di nuovo». A complicare ulteriormente le cose sono intervenuti nuovi intoppi. I Messeni Nemagna contestano alla fondazione l'uso del marchio Petruzzelli. La sovrintendenza ha lanciato l'ipotesi dell'esproprio: la famiglia ha reagito sdegnata, lasciando però intendere che, forse, si potrebbe trattare sulla vendita. L'unica cosa certa sembra che, tra poco, dovrebbe essere pronto il foyer, ricostruito con i 10 milioni stanziati nel '98. Dopo è tutto nelle mani di San Nicola che, in vita sua, miracoli ne ha fatti tanti, ma di fronte al guazzabuglio del Petruzzelli comincia ad avere qualche difficoltà. CANTIERE DIFFICILE Le tappe dei ritardi e dei «disguidi» 1991 All'alba del 27 ottobre un incendio devasta il teatro. 1994 II governo stanzia i primi fondi per rimuovere le macerie, consolidare le strutture e rifare il tetto 1997 II ministero dei Beni culturali stanzia 8 milioni di euro (a cui ne saranno aggiunti due l'anno successivo) per la ricostruzione, ma i soldi non verranno spesi per sette anni. 2002 I Messeni Nemagna firmano un protocollo d'intesa con gli enti locali: il Petruzzelli sarà ricostruito (la spesa totale prevista è di 30 milioni di euro) dalla Fondazione lirico-sinfonica a cui la famiglia darà in concessione il teatro per 40 anni. 2003 Cominciano i lavori per il recupero del foyer, l'ingresso del teatro. 2004 Gli eredi diffidano la fondazione per l'uso improprio del marchio. Si ritorna a parlare di esproprio. 2007 II Petruzzelli dovrebbe riaprire.