Chi fabbrica e sfabbrica non perde mai tempo, dice l'antico adagio. E il neo ministro Galan lo deve sapere bene. Ieri nel suo «bagno di folla» a Cannes dove è arrivato in veste di paladino del cinema italiano ha comunicato che il nuovo palazzo del cinema al lido di Venezia non si farà più. «Spendere 20 milioni e trovare amianto è una cosa che m'indigna. Ne sono previsti altri 15 per eliminarlo, ma non ho intenzione di insistere sulla costruzione del nuovo Palazzo. Serve qualcosa di innovativo». L'enorme cantiere che ha semi paralizzato le scorse due edizioni del Festival potrà andare a farsi benedire. Ma Baratta, il presidente della Biennale è di tutt'altro avviso: «Non è sul tavolo che il nuovo Palazzo del Cinema non si faccia più. -In questo momento non la considero neppure un'ipotesi. Resto al fatto che tra le priorità indicate a suo tempo da Galan c'è il nuovo Palazzo del Cinema e vivo di quella sua dichiarazione». Insomma, la confusione sotto al cielo del Lido è grande. L'unica certezza è che al ministro proprio non va giù l'esistenza del Festival di Roma che, nuovamente, mette in discussione: «La Mostra del cinema di Venezia è «il festival italiano per eccellenza - dice - e deve essere chiaro, non ci devono essere altri festival in competizione. E lo dico da amico del cinema e imparo da esperienze straniere: siamo a Cannes, ma Parigi ha un festival in competizione? No». E Marco Muller, direttore della Mostra annuisce sorridente al suo fianco.