Decisione dovuta ai costi della bonifica dall'amianto. Cauto Orsoni, Baratta replica: «Non mi risulta alcuno stop» VENEZIA. Il nuovo palazzo del Cinema non si fa più. A mettere la parola fine al progetto è nientemeno che il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, che da governatore del Veneto aveva lanciato l'idea del nuovo edificio insieme all'ex sindaco Cacciari. «Quel nuovo pala-Cinema», ha detto ieri senza mezzi termini al festival di Cannes, «è una strada morta. Non ho intenzione di proseguire, occorre un'idea nuova». Secondo il ministro il vero ostacolo è costituito adesso dall'amianto, sostanza inquinante scoperta dall'impresa Sacaim durante gli scavi del grande cratere per la costruzione del palazzo. Replica cauta di Orsoni e Baratta, che afferma: «A me non risulta lo stop al cantiere». Sorpresa. Il nuovo palazzo del Cinema non si fa più. Stavolta non sono gli ambientalisti, i comitati e i tanti intellettuali oppositori del progetto a parlare. A mettere la parola fine a un progetto contestato fm dalla nascita è nientemeno che il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, che da governatore del Veneto aveva lanciato e sostenuto l'idea del nuovo edificio insieme all'ex sindaco Cacciari. «Quel nuovo palaCinema», ha detto ieri senza mezzi termini ai giornalisti del festival di Cannes, «è una strada morta. Non ho intenzione di proseguire, occorre un'idea nuova». Secondo il ministro il vero ostacolo è costituito adesso dall'amianto, sostanza inquinante scoperta dall'impresa Sacaim durante gli scavi del grande cratere per la costruzione del palazzo. Un «sasso» di cemento al posto della vecchia pineta del costo di 120 milioni di euro di cui 20 già spesi E almeno altri 15, sostiene il ministro, necessari per la bonifica dell'amianto nel sottosuolo. Costi elevati per cui Galan ha detto ieri di «non avere intenzione di continuare a insistere, da ministro e da cittadino». Un sasso che ha provocato parecchie onde nello stagno veneziano. «Se il ministro ha detto una cosa del genere», commenta il sindaco Giorgio Orsoni, mai entusiasta per il progetto che si è trovato in eredità dalla giunta precedente, «è necessaria una riflessione, non si può far fminta di niente». Significa che anche il Comune è disposto ad abbandonare il costoso progetto per cui ha venduto l'ospedale al Mare? Orsoni non si sbilancia, ma apre all'alternativa: «Dico che bisogna riflette re, ne parleremo con il ministro. Anche se come dice Galan occorre grande cautela perché c'è un appalto giudicato e aziende che stanno lavorando». Una strada alternativa, si dice in Comune, potrebbe essere quella di non bloccare i lavori c'è anche l'ipotesi di danno erariale per i soldi spesi fino ad oggi ma di «convertire» in qualche modo il progetto e i lavori già fatti. Il «cratere» potrebbe diventare un grande parcheggio a servizio del vecchio palazzo del Cinema rimodernato e collegato con le altre strutture. «Occorre definire una nuova idea progettuale», conferma Franco Miracco, consigliere del ministro, «non è un capriccio, perché ci sono difficoltà pesantissime nel mettere a norma un'area così inquinata». Dunque, si volta pagina. Ipotesi che da anni i comitati ave vano sottoposto a Comune e Regione. E alla fine l'intera operazione messa in piedi per finanziare il nuovo Palacinema la vendita dell'Ospedale al Mare, la Darsena, l'abbattimento del Monoblocco si farà ma senza più il PalaCinema. Resta anche l'anomalia del commissario straordinario Vincenzo Spaziante. Nominato dal governo con i poteri speciali della Protezione civile per costruire il palazzo del Cinema per i 150esimo dell'Unità d'Italia. Obiettivo fallito, e ora i poteri speciali del commissario serviranno per mandare avanti gli altri progetti «collaterali» proposti dalla finanziaria Est Capital come l'insediamento turistico commerciale nell'ex Ospedale al Mare, la darsena di San Nicolò, le spiagge e le villette nel forte Ottocentesco di Malamocco. Anni e risorse buttate. Ma continuare su quella strada, adesso il ministro ex governatore lo ha capito, forse sarebbe stato ancora peggio