Cento foto allasta per la Fondazione Studio Marangoni. Cento immagini per raccontare frammenti del mondo che ci circonda, strade, idee, suggestioni. Un angolo, una mano, una mela rossa, una statua di Dante, un pezzo di industria arrugginita, un cane, un bambino, due binari che portano via. Le foto dellasta silenziosa, dove le offerte non sono annunciate, ma registrate con discrezione su una piccola lista accanto a ogni opera, si possono vedere oggi, dalle 16 alle 22, in una preview al Centro per larte contemporanea Ex3 (dalle 19 aperitivo e dj set, in viale Giannotti 81). Sabato 21 poi, in via San Zanobi 19r, sede della Marangoni, si terrà lasta vera e propria. «E un progetto per finanziare le attività culturali della Fondazione. Le opere sono un regalo di amici ed ex allievi» spiega dietro i suoi occhialetti tondi Martino Marangoni, fotografo e fondatore dello studio che porta il suo nome e che da ventanni è diventato una scuola di fotografia e un centro di arte contemporanea, organizza incontri, workshop, mostre, portando a Firenze grandi nomi da Mimmo Iodice a Ferdinando Scianna, Gabriele Basilico a giovani "interessanti", avanguardie, reporter di guerra, artisti internazionali. Una scommessa cominciare tutto questo ventanni fa a Firenze: «Una passione» corregge lui che ha lasciato incompiuti gli studi di Scienze politiche negli anni Settanta per andare a New York al Pratt Institute e cominciare a lavorare con la macchina fotografia. I suoi scatti hanno trovato posto nelle gallerie darte contemporanea e in decine di mostre collettive e personali da Venezia a Houston, da Parigi a Lione, ai "Rencontres" di Arles (uno dei più importanti appuntamenti europei con la fotografia). «Ho cominciato dal bianco e nero e sono passato senza traumi, anzi con stupore e curiosità al digitale» racconta. Nel suo primo lavoro, Terra dintorno, cerano paesaggi brulli, deserti, molta natura e pochissimi umani. In quello successivo, Ozymandias (Pagliai editore) ha unito i percorsi archeologici a quelli urbani. Nellultimo, che sta preparando e che probabilmente finirà esposto alla prossima Biennale di Venezia, ci sono le persone al centro della scena: «Mi interessavano i corpi e le espressioni della gente immersa nelle architetture metropolitane. Guardo e fotografo chi non si accorge della mia presenza, ho scattato mentre la gente si trovava davanti a unopera darte o mentre aspettava il treno». Schivo e scollegato dal mondo delle pubbliche relazioni, Marangoni ha fatto crescere con i corsi (triennali e non) una generazione di nuovi fotografi, 150-200 in ventanni. Non deve essere stato facile: «Vero, ma adesso il clima è cambiato, abbiamo finalmente un assessore che tiene allarte contemporanea, cè lattività importante di Strozzina ed Ex3. Quando tornai in Italia e tenevo corsi nelle scuole americane, cera un interesse scarsissimo. Ora si respira unaria nuova». E nuova è lidea di unasta silenziosa. Fra gli artisti che hanno regalato un loro scatto Giovanna Calvenzi, Michele Dantini, Gabriele Basilico, Marc Adams, Massimo Agus, Alessandra Capodacqua, Sofia Barrios, Antonio Biasucci, Elina Brotherus, Claudio Gobbi, Marzia Migliora, Arno Minkkinen e molti altri.