Ciro Caravà, primo cittadino di Campobello di Mazara, nuovamente in lizza con il Pd, ha scoperto una norma dimenticata che permetterà di utilizzare gli edifici che hanno deturpato la costa. Bersani chiede chiarimenti al segretario regionale del partito CAMPOBELLO DI MAZARA (TRAPANI) - "Eureka!" ha urlato l'ingegnere Mariano Palermo, consulente per l'Urbanistica. "Eureka!", gli ha fatto eco il sindaco Ciro Caravà. La soluzione al problema dell'abusivismo a Tre Fontane e Torretta Granitola, che ha devastato una delle coste più belle della Sicilia? Trovata. Era nascosta in un decreto del presidente della Regione Vincenzo Giummarra, datato 13 gennaio 1973. Con quell'atto, rimasto ad ammuffire nei cassetti di Palazzo d'Orleans, veniva approvato un piano di fabbricazione del consiglio comunale di Campobello di Mazara varato due anni prima. In quella carta ingiallita c'è, o meglio ci sarebbe, il "liberi tutti" per i proprietari di 800 case costruite lungo gli otto chilometri dello splendido litorale a sud di Trapani: tutte sanabili, anche se realizzate entro 150 metri dalla costa. Anche se edificate dopo la legge del '76 che ha vietato gli insediamenti in prossimità della battigia. Quelle villette, garantisce Caravà, ricadono in zona "B", o "zona di completamento", dunque sfuggono alle ruspe. Sembra che gli "ooh" di meraviglia e compiacimento, fra i seicento elettori radunati per un comizio a piazza Garibaldi, il 22 aprile scorso, si siano sprecati. Ecco il sindaco che, miracolo, ridà le case agli abusivi. Ecco l'agognato colpo di spugna per i paesi senza nome come Tre Fontane, un agglomerato di palazzine mai completate o completate male, attraversate da strade che portano anonime sigle: T. F.1, T. F.2, T. F.3, eccetera. Poco più in là, dune africane e un mare color turchese. Caravà passeggia a pochi metri dalla riva e non mostra meraviglia: "Non sono un mago né sto incoraggiando l'illegalità. Anzi: da quando sono in carica, dal 2006, non è stata fatta una sola nuova casa abusiva nel mio territorio. Ho avviato le procedure per il nuovo piano regolatore sapendo che probabilmente, per la prima volta, avremmo dovuto abbattere qualche costruzione. Sì, insomma, ero pronto ad atti anche impopolari pur di dare uno sviluppo urbanistico ed economico al mio Comune. Poi, il mio consulente ha trovato la documentazione che dimostra che quelle case sono sanabili". La documentazione, appunto. Quel vecchio decreto di Fasino. Una sorta di Sacro Graal, per Caravà, scoperto e mostrato ai campobellesi in piena campagna elettorale. Suvvia, sindaco, difficile non rubricare questa vicenda nella lunga sfilza di promesse pre-voto... "Macché promesse, ma quale campagna elettorale. Io lavoro da anni su questo problema, pensi che il consiglio comunale ha deliberato già nel 2008. Lo ammetto, ancora l'iter non si è concluso. L'assessorato al Territorio attende di esaminare il nuovo Prg che abbiamo affidato a un esperto dell'università di Palermo e che conterrà le previsioni delle zone B a Tre Fontane e Torretta". Chissà. Di certo, l'annuncio-bomba di Caravà ha rinfocolato le polemiche nello spicchio di Sicilia a maggiore tasso di abusivismo. "Sotto la mia amministrazione le ordinanze di demolizione non sono mancate", dice il sindaco. Quante? "Una sessantina, comprese quelle ereditate dalla precedente gestione". E com'è finita? "Il consiglio comunale non si è espresso entro i due mesi previsti dalla legge e le case sono tornate nella disponibilità dei proprietari", sussurra Caravà. Ah, ecco. Forse è davvero impossibile, a queste latitudini, mettersi contro il popolo degli abusivi. Basti pensare che negli uffici comunali giacciono circa 7 mila pratiche di condono. Una per ogni elettore che, al netto della stimata percentuale di astensione, si recherà alle urne il 29 e il 30 maggio. Ce n'è abbastanza per ritenere che saranno proprio loro, i proprietari immobiliari sine titulo, a fare la differenza nei seggi. Specie quest'anno che a sfidare il sindaco uscente ci sono ben sei candidati. Undici le liste, 195 i concorrenti per i 20 posti in consiglio comunale. Campobello è già un rodeo, un'arena tappezzata di manifesti elettorali. Lungo via Garibaldi, la strada principale del paese, ci sono nove sedi di comitati elettorali nel giro di duecento metri. Ivi incluso quella di Progetto Italia, movimento che vede come vicesegretario l'ex pugile Patrizio Oliva, un habituè di questi luoghi, e che sostiene Daniele Mangiaracina, principale avversario di Caravà. A quest'ultimo, per tenere a bada i contendenti, serviva una trovata: ci voleva quel codicillo dimenticato. Come mai, in quasi quarant'anni, nessuno ci aveva pensato? "E che ne so io? - risponde il sindaco - Come mai nessuno aveva pensato a costruire una chiesa nel borgo di Torretta o due mega-parcheggi a Tre Fontane? Le mie non sono speculazioni elettorali. Uso come argomenti le realizzazioni della mia amministrazione". Ma qualcuno si è preoccupato. Anche dentro il Pd, il suo partito. E quando un sito locale, Marsala. it, ha rilanciato la sua campagna pro-abusivi e la vicenda è stata citata dal Corriere, è intervenuto addirittura Bersani. Che ha chiamato Lupo, il segretario regionale, che a sua volta ha telefonato a Caravà. Costretto ora a "discolparsi" per iscritto. L'ultimo equilibrismo di un ex comunista passato per Forza Italia (auspice il defunto parlamentare Nino Croce) e finito nel Pd grazie al "caro amico" Sergio D'Antoni. Un campione delle preferenze che, nel 2008, ha fatto il pieno di consensi nella lista di Anna Finocchiaro, malgrado le polemiche su una denuncia a suo carico per estorsione e voto di scambio. Un sindaco antimafia che ha fatto aderire il suo Comune a Libera e che nella sua stanza, in municipio, tiene le immagini di Falcone e Borsellino: ma che nei suoi uffici ha dovuto convivere, per sei mesi, con una commissione prefettizia che ha verificato possibili infiltrazioni del malaffare nell'amministrazione comunale. La proposta di scioglimento, se mai è giunta al Viminale, non è stata approvata. E Caravà ha proseguito nella navigazione, resistendo anche alla bufera dell'inchiesta Golem che ha stretto il cerchio intorno ai fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. In carcere sono finiti tra gli alri un ex consulente del sindaco, Franco Indelicato, e Domenico Nardo, un impresario romano sospettato di avere predisposto falsi passaporti per il boss e che in alcune intercettazioni parla proprio di Caravà. Ma il primo cittadino si difende: "Nardo? L'ho conosciuto perché mi ha venduto un concerto di Bobby Solo". Chiudendo, con l'ultima rivelazione, una storia elettorale fatta di cemento, sospetti e rock'n roll. (12 maggio 2011)