ROMA La legge delega ambientale, legge dello Stato da mercoledì, condanna a morte gli ecomostri. Punta Perotti la prima vittima. Questo, almeno, ha sostenuto più volte la Cdl. Infatti la legge prevede che, nel caso in cui il Comune di Bari fosse inerme, e la Regione anche, arriverebbe l'esercito e bum... A terra la più grande «saracinesca» d'Italia, per dirla con i baresi che hanno ribattezzato così quell'enorme distesa di cemento che fa da schermo tra loro e il mare. In realtà Punta Perotti resta su appesa con tutte le forze all'ultima trovata geniale dei legali della famiglia Matarrese che hanno escogitato il modo di bloccare il destino dell'ecomostro per un altro po' di tempo. Grazie anche al governo, che non ha recepito la richiesta più volte avanzata, anche se non in modo formale, dal sindaco Michele Emiliano: inserire nella legge delega una postilla che dava la possibilità al Comune di accendere una fideiussione per superare l'ennesimo cavillo burocratico messo in piedi da una società dei Matarrese. Se non fosse che a Bari è cambiato il clima, con questo nuovo sindaco che per anni si è occupato di legge e giustizia, con la gente che lo ha votato anche perché vuole riappropriarsi dello sguardo oltre l'orizzonte, alla fine uno potrebbe anche dire «basta» e tenersi su quell'obbrobrio, sfiancato da anni di lotte e carte bollate. «Non accadrà mai. Ne va dell'onorabilità della città, che a costo di rimetterci il denaro, non permetterà mai che Punta Perotti resti in piedi. È una questione di principio», dice il sindaco, Michele Emiliano. «Il governo di fatto ha emanato una norma inutile: non sarà mai applicata per Punta Perotti perché il Comune non è e non sarà inerme. L'ho detto più volte esplicitamente quello di cui c'era bisogno nella legge. Bastava quella postilla», dice al telefono. E' una storia che si poggia su interessi economici fortissimi: milioni e milioni di euro. Da una parte le imprese - la Sud Fondi srl, la Ma.Bar srl e la Iema srl - dall'altra la città, il suo mare, il suo territorio sfregiato. Su Punta Perotti pende una sentenza della Cassazione che ne prevede l'abbattimento, una gara d'appalto al riguardo già indetta dal Comune e undici milioni di euro stanziati per porre fine all'incubo. Tutto ok, dunque, se non fosse per un particolare. Sull'immobile pende anche un'ipoteca accesa a garanzia di un mutuo concesso dalla Cariplo (poi assorbito da Banca Intesa) alla ditta Sud Fondi, facente capo al gruppo Matarrese, il quale - adesso - ha chiesto a se stesso di pagare un debito, altrimenti avrebbe proceduto al pignoramento del bene. Tutto risale al momento della costruzione del complesso immobiliare sul mare, quando la Sud Fondi accese un mutuo per 100 miliardi di vecchie lire, ponendo a garanzia Punta Perotti. L'impresa prese i primi nove miliardi e poi, in seguito al blocco del cantiere, più nulla. Oggi quella cifra, compresi gli interessi, è lievitata a undici miliardi. Il credito in questione è stato rilevato dalla «Mataresse Salvatore spa», che ha presentato un'ingiunzione di pagamento alla Sud Fondi, minacciando l'appropriazione forzata del bene immobile in caso di insolvenza. La Sud Fondi non ha pagato e quindi la «consorella» ha avviato il pignoramento dei beni, passati di proprietà al Comune di Bari proprio grazie ad una sentenza della Cassazione. Così oggi il Comune è custode di beni pignorati. Il Comune per prima cosa ha presentato un ricorso al giudice, che l'ha accolto, chiedendo la sospensiva del pignoramento, in attesa di conoscere l'esito del procedimento di annullamento del pignoramento stesso. Il rischio è quello di dover aspettare anni prima di arrivare a conclusione dell'ennesimo iter processuale. «Non siamo disposti ad aspettare ancora - avverte il sindaco -. Per questo i nostri avvocati stanno preparando una domanda al giudice per poter versare una cauzione di undici miliardi per il trasferimento del credito». Il Comune, in sostanza, sarebbe disposto a versare undici miliardi in un fondo a garanzia di quell'antico debito contratto dalla Sud Fondi, in attesa di conoscere l'esito del processo di annullamento del pignoramento. «Nel frattempo potremmo procedere all'abbattimento di Punta Perotti e riqualificare l'area, così come promesso in campagna elettorale. Se poi dovessimo ottenere in via definitiva l'annullamento del pignoramento allora ci potremmo riprendere i soldi, in caso contrario i soldi andrebbero ai Matarrese». Nel frattempo l'amministrazione comunale ha ricevuto citazioni dalle imprese che avrebbero dovuto realizzare l'opera e dai proprietari degli appartamenti mai realizzati, per un valore di circa 600 miliardi di vecchie lire. Sarebbe un disastro per le casse comunali. Ecco perché, malgrado tutto, il sindaco continua a dialogare con le imprese. Perché quel maledetto mostro venuto su con regolari concessioni edilizie, poi rivelatesi illegittime, oltre ad essersi mangiato il lungomare rischia di ingoiare milioni e milioni di euro. Storia di un eco-scandalo Il mostro. Otto palazzoni attaccati il'uno all'altro, 330mila metri cubi di cemento, 14 piani di altezza a meno di cento metri dai mare. I lavori iniziano il 14 febbraio del '95. Il sequestro arrivò il 2 marzo del 1997: si arrivò alla sentenza della Cassazione il 29 gennaio 2001 che definì la struttura abusiva perché costruita in contrasto con la legge Galasso. Quella stessa sentenza ha prosciolto i costruttori e confiscato i beni trasferendone la proprietà al Comune. Abbatterlo... Con una sentenza del 2 aprile 2003 la Cassazione stabilì in 17 pagine di sentenza che Punta Perotti andava abolito, perché i territori su cui sono stati costruiti ì grattacieli si trovano sul «patrimonio dell'ente territoriale», cioè il Comune. La Cassazione disse anche che il Comune, in qualità di proprietario, avrebbe dovuto rispettare il potere-dovere di demolizione o in via eccezionale di conservazione del fabbricato». Partendo da qui l'allora sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia, Cdl, avviò un altro contenzioso. Voleva capire se era possibile conservare il bene, il Consiglio comunale votò una delibera stabilendo che non era di alcuna utilità per la collettività.
Punta Perotti, il mostro rischia di restare in piedi
La legge delega ambientale, entrata in vigore mercoledì, condanna a morte gli ecomostri, tra cui Punta Perotti a Bari. Il Comune di Bari, tuttavia, non è inerme e non permetterà mai che Punta Perotti resti in piedi. Il sindaco Michele Emiliano ha sostenuto che la legge prevede che, nel caso in cui il Comune fosse inerme, l'esercito sarebbe intervenuto e bum... A terra la più grande saracinesca d'Italia. Il Comune ha ricevuto citazioni dalle imprese che avrebbero dovuto realizzare l'opera e dai proprietari degli appartamenti mai realizzati, per un valore di circa 600 miliardi di vecchie lire.
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