Richieste modifiche all'articolo che estende a 90 anni il diritto di superficie Nei giorni scorsi le perplessità di Ue, Wwf e Legambiente ROMA - Il Quirinale ha chiesto modifiche al decreto Sviluppo. E ciò riguarda soprattutto l'articolo che prevede il diritto di superficie della durata di 90 anni per le strutture costiere. Lo riferiscono fonti politiche confermando indiscrezioni stampa di ieri mattina. Si apre dunque la strada a qualche modifica sul nuovo regime di concessioni per arenili e alberghi che sorgono sulle coste, in modo da superare le obiezioni del Colle. «Ci sono comunque ancora margini sufficienti per arrivare alla promulgazione nella giornata di oggi», ha sostenuto martedì scorsa una delle fonti. Il diritto di superficie, varato, insieme al decreto per lo Sviluppo, il 5 maggio scorso, prevede quindi che, per una durata di 90 anni, chi ha costruito case, alberghi, ristoranti, bar, palestre e negozi sulla riva ne diventa proprietario pagando un corrispettivo. In questo caso all'Agenzia del Demanio, sulla «base di valori di mercato». In questo modo, di fatto il governo italiano aggira la direttiva di Bruxelles che avrebbe imposto la rotazione della gestione delle spiagge attraverso aste pluriennali. Non più litorali in concessione - come aveva previsto 1'Ue - bensì ceduti ai privati per quasi un secolo. Anche la Commissione europea ha espresso, all'indomani del varo critiche sul diritto di superficie, ravvisandovi un potenziale freno alla concorrenza. titolari dei due dicasteri vengono tirati in causa da Legambiente che non si rassegna e intende dare battaglia al testo approvato dal Cdm la scorsa settimana. «Ad oggi, ci sembra assurdo il silenzio dei ministri Giancarlo Galan e Stefania Prestigiacomo completamente esclusi da questa procedura - continua Zanchini - da parte nostra, intendiamo fare pressione su loro e dare vita a iniziative di protesta, coinvolgendo anche i cittadini, contro un provvedimento che deve essere ancora convertito in legge». Da parte loro, gli imprenditori del settore balneare sono favorevoli ma esprimono qualche perplessità. «Il provvedimento va sicuramente nel percorso che avevamo auspicato quantomeno nel dare certezza sul futuro delle imprese», afferma il segretario generale di Sib Confcommercio, Pietro Gentili. Tuttavia, puntualizza, «siamo preoccupati perché ci sono ancora alcune cose da chiarire per quanto riguarda l'affidamento, i canoni e le aree interessate visto che il Demanio le ha divise in tre fasce» e spiega che a preoccupare sono soprattutto i criteri, secondo i quali saranno calcolate le nuove tariffe che saranno applicate dalle regioni in base al mercato ma non si sa se quello immobiliare o dei terreni«. E sulle spiagge è salita martedì scorso la polemica tra ambientalisti e balneari. Il diritto di superficie che sarà concesso per 90 anni a chi ha un'attività balneare, come prevede il decreto sviluppo, continua a dividere. Legambiente grida allo scandalo temendo ulteriori colate di cemento e una pioggia di condoni sulle coste italiane. Gli imprenditori del Sindacato balneari (Sib-Confcommerdo) invece, guardano con molto interesse alla misura che offre garanzie per gli investimenti anche ancora molte cose sono da chiarire. Legambiente denuncia innanzitutto che il provvedimento va contro le norme europee.
Spiagge, al Quirinale il decreto non piace
Il Quirinale ha richiesto modifiche al decreto Sviluppo, che prevede il diritto di superficie per 90 anni per le strutture costiere. Il provvedimento è stato varato il 5 maggio scorso e prevede che chi ha costruito case, alberghi, ristoranti e negozi sulla riva diventa proprietario pagando un corrispettivo. Il governo italiano aggira la direttiva di Bruxelles che avrebbe imposto la rotazione della gestione delle spiagge attraverso aste pluriennali. La Commissione europea ha espresso critiche sul diritto di superficie, ravvisandovi un potenziale freno alla concorrenza. Legambiente ha denunciato che il provvedimento va contro le norme europee.
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