Vertice in Camera di commercio, firmato un verbale in cui si chiede che l'hangar restaurato possa ospitare in futuro le manifestazioni curate dalla Fiera È nata ieri con una corsa dal notaio "Biennale Portovecchio associazione culturale". L'hanno fondata in quattro e quattr'otto Pietro Colavitti, il braccio destro di Vittorio Sgarbi, il commercialista Gianfranco Nobile (tra i liquidatori della Fiera) e l'architetto Barbara Fornasir che affianca gli allestitori della mostra in Porto vecchio. È venuta in soccorso la fantasia, per il motivo che qui la Regione si fa sberleffi della "Biennale diffusa" e dei suoi personaggi e interpreti e rifiuta di finanziare (salvo che non intervenga, come ha promesso a Trieste, il ministro Galan). Orfano di un ente pubblico di riferimento (le altre Regioni sono in convenzione col ministero dei Beni culturali) questo evento, che a Trieste piace trasversalmente perché apre Porto vecchio, si stava per impantanare. Ieri invece sono successe molte cose. Innanzitutto un Consiglio comunale straordinario ha votato all'unanimità (36 su 36) la mozione presentata da tutti i capigruppo, che chiede a Giunta e sindaco di largire una somma «non superiore a 50 mila euro». Accordo multi-partisan. Poi in Camera di commercio si sono ritrovati Direzione dei Beni culturali, Portocittà, Fondazione CRTrieste, Cassa di risparmio Fvg, Confindustria, per rispondere all'appello del presidente Antonio Paoletti. È stato da tutti firmato un verbale da sottopone al voto della Giunta camerale. In cui si afferma che anche la Camera di commercio potrebbe stanziare «fino a 50 mila euro». Ma soprattutto si chiede (e Portocittà dà l'assenso) ciò che a Paoletti preme: l'uso del "26" per le attività residue della dismessa Fiera: Olio capitale, Triestespresso, Vela. «Speriamo che nessuno blocchi niente» commenta Paoletti. Utile dunque che Nobile sia nell'associazione. Ma certo il Prg del porto prevede nel Magazzino 26 solo attività di «formazione e ricerca».