«Decreto sviluppo»: preoccupazione del sindaco Mauro sui possibili effetti negativi Letojanni. Non è passato certamente inosservato anche nella cittadina jonica, suscitando delle più che comprensibili perplessità, il «Decreto sviluppo» varato, di recente, dal Governo centrale, il quale, com'è noto, istituisce per gli operatori privati il diritto di superficie su coste e litorali per un periodo pari a 90 anni. La disposizione di legge in questione va, infatti, a rivoluzionare la precedente normativa (che prevedeva la concessione di tratti di arenile per un arco di tempo piuttosto limitato, solo 6 anni, anche se con possibilità di rinnovo), consentendo agli interessati di costruire nell'ambito dei 300 metri dalla battigia, aggirando i vincoli di tutela sui beni paesaggistici ed ambientali. «Non conosco nei particolari il provvedimento emesso dal Consiglio dei Ministri, in merito alla delicata problematica - ha osservato il sindaco Gianni Mauro, senza nascondere una certa preoccupazione - ma, a giudicare dall'apparenza, questo, ove non venisse debitamente modificato, avrebbe conseguenze disastrose dal punto di vista ambientale, visto che porterebbe all'eliminazione delle spiagge, le quali sono un bene comune e una fonte di ricchezza per le località a forte vocazione turistica. Piuttosto sarebbe il caso - ha sottolineato il primo cittadino letojannese - che venisse abolito il divieto di edificazione su terreni privati, introdotto dalla Legge Melandri (zona di rispetto di 300 metri dalla riva), circostanza che metterebbe nelle condizioni gli operatori di potere realizzare strutture turistiche su aree prospicienti la spiaggia. E' chiaro, però, - precisa il capo dell'Amministrazione comunale - che essendo la Sicilia una Regione a Statuto speciale, questa ha, in materia, competenza esclusiva; bisognerà, quindi, vedere, come si muoverà al riguardo Palazzo d'Orleans, se recepirà la norma in toto o sentirà il bisogno di apportare delle opportune modifiche». Mentre gli imprenditori turistici plaudono alla riforma, intravedendo nella disposizione la salvaguardia del cosiddetto principio di continuità, visti i tempi lunghi necessari per la tutela degli investimenti, le associazioni di ambientalisti e di consumatori temono, invece, la cementificazione selvaggia dei litorali e il rincaro dei prezzi. «Le caratteristiche filiere di cabine - dichiara con rammarico un naturalista del luogo - cederanno, ben presto, il posto, nella migliore delle ipotesi, a bungalow e poi a dei veri e propri villaggi turistici, senza escludere la nascita di alberghi in riva al mare, centri commerciali, fitness». Per l'assessore all'ospitalità, Cateno Ruggeri, il termine di 90 anni, che, anche a parere dell'Ue contrasta con le regole del mercato e della libera concorrenza, sembra «quanto mai eccessivo e tale da impedire ai comuni l'effettuazione di una qualsiasi programmazione della spiaggia, con il rischio di assistere alla sua scomparsa». «Una norma che dà da pensare», è stata definita dal capo dell'Utc, arch. Piero Bonsignore, essendo prevedibili gli effetti negativi sul territorio. Antonio Lo Turco 12052011