Si sa che i discendenti della donna sono sepolti in una chiesa fiorentina. Ma la strada da percorrere è lunga FIRENZE. Un po' "Bones", un po' "Cold Case". Di sicuro un "caso freddo", vecchio di oltre cinque secoli, che necessita, per la soluzione, della scienza dell'antropologo forense. Come la dottoressa Temperance "Bones" Brennan che nella serie televisiva riesce, partendo da un frammento di osso, a risolvere gli omicidi più efferati, a ricostruire i volti e raccontare frammenti di vita. Qui a Firenze, nell'ex convento di Sant'Orsola, non ci sono assassini da scoprire, ma pezzi di storia da ricomporre per cercare di dare un volto a Lisa Gherardini e stabilire se fu lei, oltre 500 anni fa, a diventare la Gioconda posando per Leonardo da Vinci. «La strada è lunga, abbiamo appena cominciato. La ricostruzione della faccia, per confrontarla con Monna Lisa, sarà solo l'ultimo step. Per poter fare questa operazione occorrerà innanzitutto trovare il cranio in buone condizioni. Con l'applicazione di tecniche virtuali sarà possibile ridisegnare i lineamenti. Sarebbe un'emozione enorme scoprire che Lisa è la modella della Gioconda», dice il prof. Giorgio Gruppioni, antropologo dell'Università di Bologna che ha già lavorato con il Comitato presieduto da Silvano Vinceti al caso delle ossa di Caravaggio. «Il primo problema da affrontare è comunque quello dell'identificazione certa dei resti. Per farlo - spiega lo scienziato - occorre confrontare il Dna con quello di parenti stretti della Lisa Gherardini che stiamo cercando. Quindi se nell'ex convento di Sant'Orsola si troveranno le ossa, che devono corrispondere a quelle di una donna di circa 60 anni di età, dovranno essere in buone condizioni in modo da estrarre il Dna che andrà poi confrontato. Si sa che Lisa aveva dei figli, e che questi sono sepolti in una chiesa fiorentina. Dovranno essere individuate le loro sepolture, anche in questo caso trovati i resti e rilevato il Dna. Se c'è piena rispondenza, avremo trovato Lisa Gherardini». Il Dna è uno dei cardini di queste ricerche, dove l'antropologia sposa l'archeologia e l'antropogenetica. Una scienza che studia la variabilità genetica e che permette di studiare l'evoluzione delle popolazioni, le malattie (dando quindi un contributo alla ricerca medica) e, appunto, le trasformazioni genetiche. La prossima sfida potrebbe essere la ricerca dei resti di Leonardo? «Purtroppo - dice il professor Gruppioni - quelli conosciuti sono solo i probabili resti e Leonardo da Vinci non ha lasciato discendenti diretti, per cui diventa impossibile il confronto del Dna. Una possibilità, comunque, esiste: trovare minimali tracce di Dna sulle opere d'arte che ha lasciato. Ma i capolavori non si possono mica grattare! Per cui continuiamo a studiare e non si sa mai, alla fine si potrebbe pure trovare una soluzione». E.A.