«Il recupero di Porto Vecchio merita un tavolo nazionale». Lo dice Giancarlo Galan, ministro dei Beni culturali che, cambiando idea rispetto alle dichiarazioni "negative" rese nelle scorse settimane, ieri a Trieste ha visitato di persona l'area. Porto Vecchio, si va a Roma. Galan «esterrefatto» dalla bellezza dell'area: un tavolo nazionale sui nodi del riuso La mostra collegata alla Biennale: un'elaborazione grafica Porto vecchio va a Roma, a un tavolo nazionale del ministero dei Beni culturali, sede istituzionale dove risolvere i problemi pendenti, e soprattutto quello più controverso, il Punto franco. Lo ha non solo annunciato, ma deciso ieri pomeriggio lì per lì il ministro Giancarlo Galan in visita a Trieste, e specie proprio al Porto vecchio, che ha visto così una delle rarissime aperture ai «civili" -. La prima sortita triestina di Galan in veste di ministro aveva scopo elettorale. Lo ha invitato Roberto Antonione, candidato sindaco del Pdl, ma anche suo amico dai tempi della fondazione di Forza Italia, del resto Galan è stato a lungo governatore del Veneto e le sue relazioni con la città (come ha raccontato più tardi al gazebo di piazza della Borsa assieme a tutto lo stato maggiore del partito) risalgono addirittura all'infanzia, quando col padre andava «in Jugoslavia». E tuttavia dopo il giro in macchina fra gli enormi magazzini fatiscenti ma d'impressionante austera bellezza, e dopo la visita del Magazzino 26 restaurato che fra poco ospiterà una sezione del Padiglione Italia della Biennale veneziana, Galan non sapeva quale altro aggettivo trovare per dire la propria ammirazione e sorpresa. Il luogo segreto lo ha lasciato «esterrefatto»: «Più bello delle trasformazioni dei vecchi porti di Buenos Aires, di Barcellona e Bilbao, non pensavo fosse così grande, così imponente, può rappresentare il secondo grande cambiamento della città: non c'è da fare niente, solo da restaurare, non come a Porto Marghera dove siamo indietro di 90 anni. Porto vecchio potrebbe rivoluzionare tutto l'alto Adriatico». Il più pronto è proprio il Magazzino 26, 10 mila metri quadrati coi ballatoi esterni, che il ministro Galan ha percorso per tutti i piani, con la guida della presidente dell'Autorità portuale, Marina Monassi, e con Rossella Gerbini, l'architetto di Portocittà, a far da cicerone con le chiavi in mano. «Questo magazzino fu restaurato quando io ero segretario generale - ricordava Monassi, padrona di casa -, e proprio l'altra settimana Paolo Portoghesi, autore del progetto, è tornato a Trieste per firmare il collaudo». Un passo avanti verso la cosiddetta Biennale. Il costo allora superò i 40 miliardi di lire. Che cosa se ne voleva fare se lo son dimenticati un po' tutti, è rimasto sigillato: «Centro congressi, centro commerciale, e loft - risponde Monassi - che poi furono bocciati. Ma adesso ci riusciremo: non si pub fare di Porto vecchio una zona morta a partire dalle 6 del pomeriggio, una seconda Eur». Più allegria, aveva infatti detto settimane fa, scatenando un dibattito acceso su «case sì, case no». Ma intanto la lunga passeggiata di ieri nel luogo cintato si è svolta con un assente-presente più volte evocato, perché protagonista della prima apertura di Porto vecchio sarà effettivamente Vittorio Sgarbi con la mostra del Padiglione Italia in versione regionale, e Galan il più feroce scontro l'ha avuto proprio col critico non ammesso alla guida della Soprintendenza di Venezia. «Io non ce l'ho affatto con lui - ha detto il ministro -, riconosco la sua effervescenza, piuttosto nei suoi panni sarei preoccupato per i tempi, per una mostra così io avrei pronti gli artisti da due anni». Ma non è questo il punto. Galan sembrava essersi espresso molto negativamente sull'idea delle «mostre regionali». «Non ho detto questo - ha risposto ieri -, bensì che le Regioni se le devono pagare. Questo è certo». E il Friuli Venezia Giulia che nega con evidente fastidio ogni intenzione di finanziare? Posizione concordata col ministro? «Neanche per idea - ha detto Galan -, ne parlo col presidente Tondo. E sono sicuro di vincere il match». Galan ha deluso però il Pdl sul «regionalizzare» le Soprintendenze: «Io difendo l'organizzazione statale, l'organo di tutela non può essere troppo vicino ai territori, perché i sindaci subiscono troppe pressioni». Invito ai soprintendenti, però, qui accusati di «salvare un Magazzino vini» e «appellarsi impropriamente al Punto franco» di essere più tutori che censori delle pubbliche amministrazioni. Consenziente, il ministro, a un altro appello (di Antonione ma anche del sindaco Dipiazza): dare più soldi al Verdi, che gli era noto per la virtuosità dei bilanci. E di passaggio, Galan il lirico se l'è fatto illuminare, è entrato durante prove in corso: «Se devo pagare, almeno vedo per che cosa». Invece per la mostra ci sono ora solo sponsor annunciati. Oggi si riunisce un consiglio comunale straordinario per deliberare la somma. L'organizzazione ha calcolato almeno 80 mila visitatori. Portocittà dà gli spazi, 30 mila euro, e paga le utenze. Il costo è calcolato in oltre 350 mila euro, però, e dagli enti pubblici erano attesi 250 mila. Gerbini, progettista di Portocittà e di parte dell'allestimento, compagna del sindaco, quasi in dirittura sul conflitto d'interessi, ieri ha voluto sottolineare: «Lavoro gratuitamente, non creo imbarazzo a nessuno». Intanto una cosa sola è sicura: l'aliscafo Trieste-Venezia ci sarà, attracco davanti all'ex «magazzino delle mucche» che precede il retrostante "26". Proprio ieri le due Autorità portuali hanno trovato un accordo. E i soldi (stavolta) «non sono un problema». Ancora un rendering.