MILANO «La tutela del patrimonio non è una questione di proprietà, ma di vincoli». Basta guardarsi intorno per vedere che l'Italia è piena di palazzi demaniali che cadono a pezzi, sedi di caserme o di enti pubblici. Uno per tutti il carcere milanese di San Vittore. Così come sono un'infinità, e la Toscana insegna, le ville private perfettamente mantenute. Il ministro dei Beni e delle attività culturali Giuliano Urbani parla nell'aula magna dell'università Bocconi piena di studenti. Ammette che con questi bilanci non si può pensare che sia solo lo Stato ad occuparsi del patrimonio. «Sarebbe importante renderci conto dice il ministro ai ragazzi che se non siamo coraggiosamente innovativi facciamo correre al tesoro rischi enormi». Ciò che conta è trovare il giusto bilanciamento tra pubblico e priva-to, «In questo senso possono essere utili alcuni principi sottolinea i grandi musei devono essere di proprietà dello Stato, della Repubblica. E secondo me la legge del 2000 già ci tutela a sufficienza. Per il resto, pubblico o privato, io non riesco a innamorarmi della polemica». «La custodia non è garantita dal piccolo proprietario insistema dalla legge di tutela. Chiunque possiede un bene artistico ha dei doveri». Il Tesoro degli italiani, come suona il titolo del libro di Urbani edito da Mondadori, è il tema del duello offerto ieri sera in pasto ai bocconiani tra il ministro e il direttore della Scuola Normale Superiore dì Pisa Salvatore Settis, autore invece dì Italia Spa, l'assalto al patrimonio culturale (Einaudi). Settis sul fatto che si debba essere «coraggiosamente innovativi» è d'accordo, ma pun-tualizza «considerando la spesa per i beni culturali non uno spreco ma un investimento». «Questo patrimonio sostiene il direttore della Normale è l'elemento di assoluta unicità dell'Italia. Nel bilanciamento tra pubblico e privato un ruolo dello Stato è assolutamente vitale per conservare il patrimonio». Anche perché, secondo Settis, non c'è nulla nel Bel Paese che possa essere considerato non strategico. Neppure ciò che è custodito nei magazzini dei musei. «Il patrimonio è fatto di tante maglie». Ma Giuliano Urbani sventola le percentuali dei bilanci e confessa di essersi sentito tremare i polsi quando si è seduto sulla poltrona del ministero, in tempi di vacche magre e di tagli alla spesa pubblica. «Nel ministero dei Beni culturali non avevamo nulla da tagliare premette ma è bene ricordare che al settore arriva lo 0,17 per cento del bilancio, contro una media europea attorno all'l-2». Ecco che allora il privato può dare una mano, a patto che «i mercanti restino fuori dal tempio». «Il patrimonio è un tesoro che ha grandissime potenzialità di guadagni indiretti, noi dobbiamo farlo fruttare, non sfruttarlo ed essiccarlo». In altre parole servono munifici protettori. «Gente che nel museo metta i soldi ma non li prenda Noi abbiamo bisogno di gestori che portino investimenti, non che mirino ai guadagni. La storia di gran parte dell'arte italiana ha ubbidito a questa logica». Il modello si chiama Gonzaga. «E comunque, a tutelare il museo c'è sempre il sovrintendente scandisce Urbani II tutore del tempio resto io». Gli studenti sollevano la questione delle sponsorizzazioni e chiedono se devono aspettarsi di vedere il cantiere del Duomo di Milano oscurato dalla pubblicità della Coca Cola. E' questo il privato che investe cui si punta? «Sì alle sponsorizzazioni che chiedono in cambio forme di pubblicitàrisponde il ministro Poi stabilire quali forme sono compatibili con il monumento è responsabilità delle autorità di tutela. Bisogna evitare le arlecchinate». Salvatore Settis rilancia infine il tema dei benefici fiscali. II ministro lo ammette: in questo campo c'è ancora tanta strada da fare, «Nel 2001 e 2002 i donatori venuti allo scoperto sono stati il 10 per cento di quello che si poteva aspettare». In un dato, le erogazioni liberali previste dalla legge del 2000 hanno raggiunto l'anno scorso la cifra di 15 milioni di euro. Ma il meccanismo consentirebbe detrazioni su più di 135 milioni di euro. «L'Italia ha bisogno del mecenatismo conclude Urbani e non appena il ciclo economico lo consentirà modificheremo queste norme per favorire ulteriormente le erogazioni liberali destinate alla cultura». Al momento fa la parte del gigante il settore dello spettacolo e tra i pupilli dell'imprenditoria spicca il Teatro alla Scala.
Il ministro e il rettore Settis a confronto sui beni culturali, dal ruolo dello Stato ai mecenati - Urbani: per noi ci vorrebbe un Gonzaga
Il ministro dei Beni e delle attività culturali Giuliano Urbani ha sottolineato l'importanza di trovare un equilibrio tra pubblico e privato nella tutela del patrimonio culturale. Secondo Urbani, il patrimonio culturale è un tesoro che ha grandissime potenzialità di guadagni indiretti, ma deve essere gestito da persone che portino investimenti e non mirino ai guadagni. Il ministro ha anche sottolineato l'importanza di renderci conto che la tutela del patrimonio non è una questione di proprietà, ma di vincoli. Urbani ha anche affermato che il privato può dare una mano nella tutela del patrimonio, ma solo se si tratta di investimenti e non di guadagni.
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