Il Comune lha chiuso. La Soprintendenza: scopritelo Viaggio nel cantiere alla Leopolda: ritmi forzati per il concerto di Mehta del 21 dicembre Per la Soprintendenza è uno dei «segni» dei Medici in città e deve tornare comè sempre stato prima del cantiere, cioè scoperto. Il Comune vorrebbe invece rimanesse «tombato», ossia coperto comè ora: che senso avrebbe un rigagnolo dacqua spesso fetida accanto al nuovo imponente teatro del Maggio? Lultimo fronte della battaglia perenne tra Palazzo Vecchio e lorgano dello Stato deputato alla tutela dei monumenti e del paesaggio si apre sul destino del Fosso Macinante, che scorre proprio accanto al Parco della Musica in costruzione dietro la vecchia stazione Leopolda. Lontano dagli occhi dei fiorentini e nonostante secondo la Procura di Perugia lappalto fu vinto grazie alla corruzione, il gigante (550 mila metri cubi quando tutto sarà finito) avanza a ritmi «europei» e bussa ormai alle porte dello skyline della città: a marzo di un anno fa cerano solo le fondamenta gettate in un grande scavo di 15 metri, oggi il Parco della Musica supera i 30 metri di altezza. Ed entro la fine del mese, quando la suggestiva torre scenica progettata dallarchitetto Paolo Desideri sarà completata, sfiorerà i 40. Ma ora salta fuori la grana del Fosso Macinante. Cosa fare con il canale artificiale che divide il teatro dalle Cascine scorrendo proprio a poche decine di metri dal lato sinistro della nuova struttura? Costruito nel '500 da Cosimo I dei Medici, oggi il Fosso non ha più alcuna funzione idraulica: un tempo era usato come canale di contenimento e raccolta delle acque dellArno, oggi è poco più che un rigagnolo dacqua e le sue sponde assomigliano a giungle maleodoranti. Il primo tratto del Fosso dal piazzale Vittorio Veneto è tuttora scoperto mentre il pezzo che costeggia il futuro teatro è stato «tombato» da quando cè il cantiere. Unoperazione autorizzata in via provvisoria: al termine dei lavori, dice la Soprintendenza, il Fosso dovrà tornare comera. Il Comune si oppone: «Perché «stombare» un rigagnolo dacqua?», si chiedono i tecnici di Palazzo Vecchio, convinti che il primo tratto potrebbe essere ripulito e reso decoroso ma che il pezzo del canale a ridosso del tatro andrebbe lasciato tombato. Intanto nel cantiere si corre per garantire a Zubin Mehta di dirigere la Nona di Beethoven il prossimo 21 dicembre. Una prima «spot»: dopo il concerto il teatro chiuderà i battenti per almeno un anno perché andranno finiti i lavori. Il lotto uno dellappalto (che comprende la sala grande da 1.800 posti fissi più 146 mobili, lesterno dellauditorium da 1.100 posti e la cavea esterna da 2.400 posti) è oggi realizzato per il 70, si gongolano i progettisti, limpresa (la Sac di Roma) e Palazzo Vecchio. Però lopera, che alla fine costerà circa 250 milioni di euro, è finanziata per 156 milioni: sufficienti solo a finire il primo lotto. A dicembre il Maggio potrà ospitare un concerto ma non lopera lirica. Per il resto dei lavori (il completamento dellauditorium, lallestimento delle macchine e del palcoscenico, il parcheggio, lingresso) si attendono ancora i soldi dal governo tramite il Cipe. Potrebbero bastarne 80 o forse meno, si ragiona in Comune. Intanto si corre: al Parco lavorano 300 operai al giorno, si fanno 4-5 gettate di cemento, si montano controsoffitti, impianti, tubi. Alla cavea esterna da 2.400 posti mancano solo i gradoni: diverrà un teatro allaperto con terrazza e vista mozzafiato sulla città. La piazza pedonale rialzata da 15 mila metri quadri (due volte piazza Repubblica) sul lato Cascine è pronta a metà. A fine mese sarà finita la torre scenica, a metà giugno il palco dove si esibirà Mehta. Ma si lavorerà fino allultimo giorno: solo ad ottobre si cominceranno a montare le poltroncine della sala grande e lapparato illuminotecnico.