Le collezioni scientifiche dimenticate da cittadini e turisti I dirigenti: «Non abbiamo fondi per fare promozione» NAPOLI - E' alto cinque metri ed è nato 140 milioni di anni fa. Si erge minaccioso tra i vicoli del centro storico di Napoli, però nessuno sembra accorgersi di lui. E' quasi una notizia, infatti, che nel capoluogo campano sia conservato l'unico scheletro completo di dinosauro presente nell'Italia meridionale, sebbene il reperto sia stato acquisito dal museo di Paleontologia nel 1996. Negli storici ambienti che lo ospitano, presso il complesso cinquecentesco di San Marcellino e Festo, l'Allosaurus Fragilis spalanca le sue fauci in perfetta solitudine: in molti non hanno mai neanche sentito parlare dell'esistenza di questo o degli altri tre istituti scientifici (di Zoologia, Antropologia e Mineralogia) che compongono il centro musei delle Scienze Naturali dell'Università Federico II. Sono quotidianamente aperti al pubblico, ma pare quasi di nascosto. E invece si tratta di un mondo che merita senz'altro di essere esplorato, magari proprio partendo da una visitina all'annoiato Allosaurus partenopeo, pericoloso carnivoro del giurassico superiore, da cui inizia un vertiginoso viaggio nel tempo. Ci si può così aggirare tra le sale immersi in un silenzio da chiesa: fossili di strani vertebrati e antichissimi crani ciclopici evocano, in un'atmosfera ovattata, quell'universo di fuoco dove non c'era posto per l'uomo. Qui in due secoli sono stati raccolti circa 50mila esemplari, una collezione più ricca e preziosa di quella esposta all'Università di Roma «La Sapienza». E' un'esperienza elettrizzante poter passeggiare da soli attraverso una storia di milioni di anni scritta nelle ossa e nelle pietre. Ma dal punto di vista del centro museale è un segnale poco incoraggiante. «Pur avendo un valore straordinario i nostri reperti, i visitatori sono piuttosto rari», spiega Maria Carmela Del Re, coordinatore tecnico del museo di Paleontologia. «La verità è che sui fondi già limitati a nostra disposizione per tutte le attività, sono davvero residuali quelli che possiamo destinare al capitolo della promozione. In città siamo poco conosciuti, e non parliamo dei turisti. I mezzi d'informazione difficilmente si occupano di noi, se non marginalmente in occasione di qualche evento, come la recente mostra mercato». I quattro musei del centro museale napoletano sono noti perlopiù ai ricercatori, anche in ambito internazionale. Molti reperti sono unici, come la mummia conservata all'Antropologico che risale al 700 d.c. e che è stata ritrovata, integra, a Tiwanaku, il grande centro cerimoniale delle Ande boliviane. O come il meteorite di sette chili e mezzo rinvenuto nel 1784 a Toluca in Messico ed esposto al Mineralogico. «Purtroppo, neanche gli studenti della Federico II frequentano i nostri ambienti», ammette sconfortato un funzionario del museo di Zoologia, mentre una tigre siberiana per fortuna imbalsamata fa capolino dalla sua spalla. «A parte le scolaresche, che si passano parola, non vediamo anima viva. Pochissimi sanno della nostra esistenza, che tra l'altro non viene in alcun modo pubblicizzata. Solo un po' d'interesse fu risvegliato in occasione della kermesse culturale di «Napoli porte aperte», nell'ormai lontano 1994». Poi, l'oblio. Marco Molino 06 maggio 2011(ultima modifica: 09 maggio 2011)
L'Allosaurus napoletano sbadiglia. Museo di Paleontologia senza visitatori
Il museo di Paleontologia dell'Università Federico II di Napoli conserva un unico scheletro completo di dinosauro, l'Allosaurus Fragilis, che risale al Giurassico superiore. Il reperto è stato acquisito nel 1996 e si trova nel complesso cinquecentesco di San Marcellino e Festo. Il museo è quotidianamente aperto al pubblico, ma sembra quasi di nascosto. La collezione scientifica è ricca e preziosa, con circa 50mila esemplari raccolti in due secoli. Tuttavia, i visitatori sono rari e il centro museale ha problemi di promozione. I fondi per la promozione sono limitati e i mezzi d'informazione non si occupano spesso di noi.
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