L'area ceduta per finanziare l'assistenza Il sacro business dei box non può rovinare il paesaggio. E le regole vanno rispettate. Con queste motivazioni, la Soprintendenza ha opposto il suo "no" a un progetto per la costruzione di un autosilo nel terreno delle suore Minime di via Redipuglia a Quarto. Un progetto abortito sul nascere che sarebbe passato sicuramente inosservato se il privato che aveva presentato l'offerta non avesse posto mano a un computer per scrivere al arcivescovado, enti locali e ministero dei Beni culturali lanciando sospetti. E innescando una querelle che rischia di trascinarsi nel tempo. Perché (è l'accusa non sostenuta da alcuna prova sottesa dall'imprenditore che si è visto fermare il progetto) non solo a Genova solo un numero ristretto di imprese riuscirebbe a lavorare senza difficoltà. Ma in questo caso il rifiuto avrebbe di fatto ostacolato un'attività benefica a favore delle famiglie che hanno i loro figli ricoverati al Gaslini. Il punto di partenza è che, da tempo, le proprietà ecclesiali inutilizzate (per il decremento del numero di religiosi e religiose) sono sotto la lente d'ingrandimento di società e privati interessati alla costruzione di parcheggi interrati e box. E un sacro business assolutamente lecito che soddisfa tutti: gli imprenditori che investono e guadagnano, gli ordini religiosi che dall'operazione traggono le risorse per mandare avanti strutture antiche che andrebbero in malora. Oppure (ed è questo il caso) per mantenere attività sociali. A Genova le suore minime sono rimaste in cinque, un tempo erano molte di più: gestivano una scuola, avevano attività educative. Ma la casa madre è a Poggio a Caiano, provincia di Prato. E l'operazione è stata gestita tutta dalla Toscana. «Da tempo avvertiamo la necessità di ampliare il servizio di accoglienza - racconta la superiora - i letti non sono pochi ma non bastano mai, dobbiamo dire sempre dei "no". Così abbiamo valutato la proposta di un privato, Gianluca Farina, che in cambio della possibilità di costruire un autosilo avrebbe edificato una palazzina con oltre venti nuovi posti letto da mettere a disposizione per il servizio di accoglienza». La proposta è stata formalizzata e accettata dalle religiose un anno e mezzo fa, l'obiettivo (commerciale e sociale) poteva mettere d'accordo tutte e due le parti. Ma la Soprintendenza, chiamata per legge a valutare l'impatto dell'opera, ha detto no. Reazione stizzita dell'imprenditore: «Genova si caratterizza da molto, troppi anni dal fatto di essere una foresta pietrificata, dove nulla si muove, nulla si sposta, nulla si cambia. C'è un luogo comune, che gli imprenditori immobiliari che riescono a lavorare siano sempre i soliti 3 o 4: mi piace illudermi e credere che siano tutte illazioni e che si possa ancora in buona fede lavorare, o almeno è quello che vorrei insegnare e ai miei figli». L'architetto Giorgio Rossini, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, rivendica il dovere della Soprintendenza a dare un parere («Vincolante e obbligatorio, sancito dalla legge») su tutte le autorizzazioni rilasciate da Regioni, Province e Comuni per le aree sottoposte a tutela paesaggistica un parere che «non necessariamente deve essere positivo, quasi si trattasse di un inutile passaggio burocratico». La costa ligure è ovviamente tutelata. Il confine tra speculazione e opera a servizio della città può essere sottile, ma il soprintendente Rossini mette comunque un paletto: cementificare non è possibile, nemmeno a fin di bene. «C'è, nei pressi del convento delle Suore Minime, una grande struttura, pressoché vuota, di proprietà del Gaslini: il convento di San Gerolamo - scrive, in risposta alle accuse dell'imprenditore - Esiste un progetto, approvato dalla Soprintendenza, di trasformarlo per creare alloggi per i familiari dei degenti del Gaslini. Come mai tale progetto meritorio non parte? Perché, in alternativa ad una nuova cementificazione, non si procede ad acquistare una delle numerose proprietà che gli enti religiosi stanno vendendo al libero mercato immobiliare privato, a Genova e nelle riviere?». Come dire: inutile strumentalizzare le opere sociali delle suore per difendere una speculazione.