Sono secoli ormai che si susseguono gli interventi sulla Cattedrale di San Gerlando per evitare che, prima o poi, finisca per crollare privando la città di un monumento ormai millenario, testimonianza del brillante passato di Agrigento. Di dissesti statici di dimensioni più o meno rilevanti nella zona nord, e che quindi hanno interessato il Duomo, si ha notizia fin dal 1315 e nel 1362 si ebbe il crollo quasi completo dell'edificio. Nel corso dei secoli si sono avuti parecchi altri interventi per consolidare la Cattedrale, ma malgrado tutto i fenomeni di "scivolamento" verso valle si sono sempre ripetuti. Tuttavia è soltanto nel corso del secolo passato che si è cominciato a pensare alla necessità di consolidare il costone: è del 1926 la proposta del provveditorato alle opere pubbliche della Sicilia di inserire il centro abitato di Girgenti tra quelli da consolidare a carico dello Stato. La proposta tuttavia non venne accolta. Tutto ciò ha reso indispensabili continui interventi sul fabbricato del Duomo anche nel corso degli ultimi 120 anni. Alcuni lavori vennero ultimati nel 1909, altri se ne fecero dopo la seconda guerra mondiale, un altro corposo intervento venne eseguito dopo la frana del 19 luglio 1966: la chiesa rimase chiusa per parecchi anni e venne riaperta soltanto nella metà del decennio successivo. Altri interventi si resero necessari negli anni successivi fino ad arrivare all'ordinanza della protezione civile del 2006 che stanziò 18 milioni di euro (due dei quali non sono stati ancora spesi essendo stati destinati per la quasi totalità alla via di fuga da via Duomo). Fare un calcolo delle risorse finanziarie investite sulla Cattedrale è sostanzialmente impossibile, ma certamente si tratta di cifre di rilevantissima entità. Ed ancora non è finita: si parla di altri 20 milioni nei prossimi tre anni, con la concreta possibilità che queste risorse finanziarie non siano nemmeno sufficienti. Insomma è una specie di pozzo senza fondo dove stanno finendo un'infinità di risorse finanziarie. In tutto questo c'è un aggrovigliarsi di competenze per cui interviene ora lo Stato, ora la Regione, ora un ministero ora l'altro, ora un assessorato ora l'altro. Si dirà: se è proprietà della Chiesa perché deve intervenire la Pubblica Amministrazione? E se è un monumento perché deve pensarci la protezione civile e non l'Amministrazione dei beni culturali? «La risposta è semplice - precisa l'assesore comunale ali lavori pubblici e protezione civile Renato Buscaglia - il nostro obbiettivo principale non è la Cattedrale, ma il consolidamento del costone. Compito della Protezione civile è quello di prevenire il verificarsi dei disastri e con questi interventi si intende creare le condizioni di sicurezza non solo per i beni della Chiesa ma anche per le abitazioni di via Duomo e per quelle della sottostante via 25 aprile. Non dimentichiamo che, se dovesse cedere il costone, la frana andrebbe a finire proprio su quest'ultima strada». Il costone dunque va senz'altro consolidato ed é legittimo l'intervento della Protezione civile, ma lo Stato non può pensare a tutto. Il centro storico si risana con l'intervento di tutti anche della Sovrintendenza. Quest'ultima è tanto solerte a dire «no» quando si tratta di approvare progetti o di eseguire demolizioni, ma potrebbe anche operare - una volta tanto - in chiave attiva, intervenendo con progetti e finanziamenti propri sul recupero di beni monumentali. 10052011