ARCHITETTURA. Il Fondo per l'ambiente italiano trasforma in museo i locali di piazza San Marco a Venezia Al tramonto del vecchio marchio di Ivrea gli ambienti furono manomessi Tutto è ritornato al disegno originale, macchine per scrivere comprese È stato restaurato e riaperto, in piazza San Marco a Venezia, il negozio Olivetti realizzato da Carlo Scarpa nel 1958. Ideato dal grande architetto come vetrina di prestigio per la Olivetti, era stato poi ceduto e adattato a rivendita di ricordi per turisti, con manomissioni pesanti. Ora, dopo un accurato restauro, sarà un museo gestito al Fai, Fondo ambiente italiano. La sua restituzione alla città e al mondo è stata presentata a Palazzo Ducale dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, affiancato dalla presidente nazionale Fai Ilaria Borletti Buitoni. Le assicurazioni Generali, proprietarie delll'immobile, per collaborare al progetto culturale hanno rinunciato agli introiti derivanti dall'uso commerciale e hanno finanziato il restauro. La storia del negozio Olivetti si lega alla figura di Adriano Olivetti, grande capitano d'industria, ma anche umanista, capace di conciliare la produzione col pensiero. Se negli anni della sua direzione l'azienda di Ivrea arrivò ad avere 40 mila dipendenti in 17 Paesi del mondo, diventando simbolo di tecnologia e innovazione, Adriano Olivetti, che in famiglia era stato educato alla libertà di pensiero, coltivò l'ideale di una nuova società che poteva nascere dalla «comunità», e chiamò intorno a sé molti giovani intellettuali. L'incontro con Carlo Scarpa risale al 1956, quando al progettista venne assegnato il Premio Olivetti per l'architettura. A Scarpa, Olivetti affidò la progettazione dello showroom di Venezia in una piazza frequentata da milioni di persone di tutto il mondo. Il locale era angusto e poco illuminato (21 metri di profondità, 5 di larghezza e 4 in altezza, diviso in due vani da una parete), ma Scarpa lo trasformò radicalmente, creando un unico vano che gravita visivamente su una splendida scala in pietra d'Aurisina. Il secondo perno visivo è una scultura di Alberto Viani, Nudo al sole, inserita su una base di marmo nero del Belgio coperta da un velo d'acqua in leggero movimento. Scarpa aprì altre vetrine, aumentando la luce, e realizzò il pavimento con un mosaico in tessere di vetro di varie dimensioni e colori. Rimasto in ombra per anni, il negozio Olivetti viene restituito a nuova vita dopo un restauro diretto da Gretchen Alexander Gussalli Beretta, in stretta collaborazione con Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e Laguna. Importante il suolo della soprintendente Renata Codello e di Francesco Dal Co per la collaborazione scientifica. L'intervento s'è giovato delle esperienze maturate in precedenti restauri delle opere scarpiane e della collaborazione con l'architetto Tobia Scarpa, figlio del progettista, nel progetto di ampliamento delle Gallerie dell'Accademia; il contestuale restauro delle Procuratie Vecchie, sempre sostenuto dalle Generali, ha favorito la conoscenza tra committente, tecnici, restauratori, Soprintendenza. Il lavoro, molto impegnativo anche sul piano tecnico, è partito da indagini e campionature dei materiali. Constatato che alcune ridipinture giallo-ocra degli anni '80 avevano alterato le cromie originarie, s'è deciso di asportarle, restituendo l'originale grigio-aurisina, perfettamente conservato. Sempre nel rispetto dell'esistente, si sono restaurati gli arredi lignei, gli elementi lapidei, le pavimentazioni, le superfici di ottone e lega di ferro, in parte ossidate e corrose. Il Fai, che ha il negozio in comodato, lo tutelerà e lo gestirà, garantendone l'apertura al pubblico, che potrà anche visitare un piccolo museo di macchine Olivetti, dalla Lettera 22 - la preferita da Montanelli, esposta anche al Moma di New York - alla Lexicon 80 del 1948 e alla macchina da calcolo Divisumma 24 del 1954. C'è chi, alla presentazione, ha definito il negozio Olivetti una «cappella laica»: la definizione ben sintetizza un ampio significato culturale, che comprende l'architettura, ma anche la storia dell'industria che, nel dopoguerra, ha fatto grande il nostro Paese. Laura Facchinelli