I lavori del giovane Veronese in San Sebastiano a Venezia si protrassero, saltuariamente, per quindici anni. Qui, il pittore, che stava avanzando sulla scena veneziana con passi da gigante, toccò l'apice nelle tre grandi tele che ornano il soffitto, con Storie di Ester, l'eroina biblica che, come altre, prefigura la Vergine Maria. Il ciclo allude al conflitto tra fede cattolica ed eresia protestante, con previsione della sconfitta di quest'ultima perpetrata dal guerriero Mardocheo. Siamo nel 1555, quando la controffensiva cattolica stava assumendo contorni sempre più corruschi. Il Manierismo era approdato anche a Venezia da oltre un decennio, prendendo forma nei quadri che Tiziano aveva eseguito alla Salute, certamente l'opera sua meno riuscita. Invece Veronese, proprio nelle Storie di Ester, dimostrava di essere in grado di eguagliare il sommo Cadorino, per il tripudio cromatico, la luminosità sfolgorante e l'impaginazione prospettica: quanto di più ardito si potesse ammirare in città dopo l'Assunta dei Frati. San Sebastiano è contemplata nei giri turistici veneziani, ma oggi le grandi tele di Veronese, che hanno beneficiato di uno di quei restauri che per davvero cambiano le cose (non tutti possono produrre credenziali consimili), eseguito dalla Cooperativa C. B. C. sotto la guida di Giulio Manieri Elia e grazie a un finanziamento del progetto Save Venice, sono visibili a distanza ravvicinata nel Palazzo Grimani in Santa Maria Formosa ( catalogo Marsilio ). Presto le tre tele torneranno nella loro sede abituale, e sarà li che potremo veramente valutare i risultati dell'intervento, visto che furono concepite nel rispetto di un ordine non soltanto narrativo e di una precisa idea scenografica, con scorci architettati al fine di produrre effetti estremamente sonori, vedila balconata con tutte quelle persone che si sporgono gesticolando e che inneggiano al trionfo di Mardocheo. Il momentaneo spostamento tuttavia ci ha permesso di cogliere alcune caratteristiche che, lassù, rischierebbero di sfuggire: il lussureggiante cromatismo dei primi piani, degni di un arco trionfale, per i quali Veronese attinse al Presto le 3 tavole restaurate di San Sebastiano torneranno alla loro collocazione naturale modello mantovano di Giulio Romano, e la distribuzione recitante delle parti, che si collegano l'una all'altra in un rappresentazione di forte impatto coreografico. Per coinvolgere e stupire, il pittore aveva puntato sull'uso di una luce che guizza e si riflette per lame, dalla veste di Assuero, allo stendardo di Mardocheo, alla sua corazza, al verde "veronese" dell'abito di velluto di Ester incoronata: colori e luci uniti strettamente fra loro, che giusto nel Manierismo di matrice veneziana potevano mantenere intatto il valore di accostamenti non stridenti, a differenza di quanto si verificava, negli stessi anni, nel resto d'Italia.