Molti intellettuali di sinistra fra i più noti hanno accettato l'invito rivolto loro da Vittorio Sgarbi, curatore del Padiglione Italia della prossima Biennale di Venezia: fatevi sponsor di un artista, mi impegno a invitarlo a esporre in laguna. Detto, fatto. Nella conferenza stampa di presentazione, è stato diffuso un primo elenco dei partecipanti e dei loro «padrini». Tutto a posto? Così sembra. Ma qualcuno già storce il naso: Sgarbi andava lasciato nel suo brodo, perché dargli una mano? A esempio, Alessandra Mammì dell'«Espresso», sul suo blog, è molto stupita: «Questi pensatori che si sono fatti coinvolgere nel suo (di Sgarbi, ndr) disegno risorgimentale per salvare l'arte ci lasciano esterrefatti». Gente come Mario Botta, Ennio Morricone, Angelo Guglielmi di fronte alla telefonata del curatore hanno smesso di essere intellettuali, gente che fa «funzionare la mente ponendosi ulteriori domande». Non è tutto. Povera Mammì, «ogni nome è un duro colpo». In lista ci sono addirittura «Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri del Manifesto che ci hanno aiutato ad amare il cinema» C'è «Miriam Mafai e siamo sicuri che il babbo e la mamma non sarebbero stati d'accordo». C'è Salvatore Settis che «pensavamo si preoccupasse davvero del patrimonio». La tristissima polemica contro «i collaborazionisti» è nell'aria. Speriamo non decolli.
Biennale, vietato collaborare con Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi ha invitato molti intellettuali di sinistra a diventare padrini di un artista per la prossima Biennale di Venezia. L'elenco dei partecipanti e dei loro padrini è stato diffuso, ma alcuni hanno espresso sorpresa e critiche. Alessandra Mammì dell'Espresso ha scritto che alcuni intellettuali hanno "smesso di essere intellettuali" per accettare l'invito. Alcuni nomi elencati, come Mario Botta, Ennio Morricone e Mariuccia Ciotta, sono stati criticati per aver accettato l'invito. La polemica ha sollevato domande sulla lealtà e sulla moralità di alcuni intellettuali.
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