Nel 1952 i due quinti della popolazione di Matera viveva ancora nei Sassi: le case preistoriche, semitrogloditiche scavate nel tufo calcareo lungo i pendii delle gravine; erano abitazioni anguste, prive di servizi igienici, di difficile accesso. In quell'anno i loro abitanti furono trasferiti in edifici nuovi, in zone diverse della città. Nel 1993, i Sassi di patera sono entrati a far parte del novero dei beni culturali protetti dall'Unesco, dichiarati patrimonio dell'umanità, come i graffiti rupestri della Valcamonica, i centri monumentali di Roma, Firenze, Urbino e tanti altri gioielli dell'arte. Mel Gibson li ha scelti per girarvi le scene estreme del noto film sulla Passione. Insieme con Castel del Monte ad Andria e i trulli di Alberobello costituiscono uno degli argomenti all'attenzione del Salone dei Beni culturali che, giunto alla sua ottava edizione, si svolge a Venezia da domani al 28 novembre. Sono i Sassi, i trulli e il più noto tra i castelli eretti da Federico II, i luoghi scelti per rappresentare quest'anno i beni culturali del Meridione d'Italia. I Sassi, dopo essere stati evacuati, sono rimasti disabitati e dal 72 sono stati oggetto di restauro. I trulli sono anch'essi case primitive, caratterizzate dalle coperture a cupola («troullos» in greco significa appunto «cupola») costruite in pietre a secco, e molte di esse sono state abitate con continuità sino ai nostri giorni. Castel del Monte, gioiello dell'architettura medievale, dalle forme di perfetta geometria ottagonale, fu abbandonato poche decine di anni dopo la costruzione. Che cosa è dunque «bene culturale» in queste architetture primitive, arcaiche, antiche? La perfezione geometrica del castello medievale, la mirabile «biotecnologia» usata per i trulli e oggi oggetto di studio grazie alla nuova sensibilità diffusasi per l'armonia con la natura e il risparmio energetico, gli scavi nelle rocce che i Sassi condividono con i villaggi antichi della Cappadocia e dell'Eritrea? Osiamo supporre che anche la fatica di chi e vissuto fino ai nostri giorni in condizioni prossime al primitivismo possa essere guardata come bene culturale. Qualcosa che non può essere collezionata tra ricchi cimeli, ma che occorre tenere a mente per ricordare la durezza di un vivere che tendiamo a dimenticare. Perché «bene culturale» non sia un'astrazione a beneficio di mercanti d'arte, di turisti frettolosi o di spettatori distratti, ma un'autentica testimonianza di umanità. Tenere a mente questo intreccio che collega inestricabilmente quel che chiamiamo cultura con ciò che è rimasto tanto a lungo sofferenza, da spessore di autenticità ai beni culturali. Perché, sia nel conservare l'antico sia nel progettare il contemporaneo, l'attenzione non vada solo alle forme artistiche in un astratto dibattito accademico, ma, in primo luogo, alla qualità della vita umana. La qualità architettonica degli edifici dove furono trasferiti nel 1952 i cittadini che vivevano nei Sassi non sarà stata eccelsa. Ma costituiva comunque un passaggio, necessario quanto tardivo, dalla preistoria alla contemporaneità.
I Sassi sono beni di cultura e di dolore.
I Sassi di Matera, con le loro case preistoriche scavate nel tufo calcareo, sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1993. Nel 1952, i loro abitanti furono trasferiti in edifici nuovi. I Sassi sono stati oggetto di restauro dal 1972. I trulli di Alberobello, Castel del Monte e i Sassi sono stati scelti per rappresentare i beni culturali del Meridione d'Italia. Questi luoghi sono caratterizzati da forme architettoniche primitive e antiche, come le coperture a cupola dei trulli. La perfezione geometrica del Castel del Monte e la biotecnologia usata per i trulli sono considerate elementi di bene culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo