Per molti è uno spot elettorale che sarà cancellato dall'Europa Un pasticcio, uno slogan elettorale, un rebus. Il giorno dopo l'annuncio del varo del decreto sviluppo che prolunga a 90 anni la durata delle concessioni delle aree demaniali, si cerca ancora di capire i reali effetti del provvedimento che, a seconda dei punti di vista, dovrebbe rimettere in moto l'economia turistica oppure sommergere di cemento le coste. A 48 ore dalla presentazione del decreto, infatti, non è ancora chiaro cosa possa realmente succedere: il testo, spiegano i tecnici che si sono misurati nell'interpretazione del provvedimento, è zeppo di riferimenti ad altre norme e al codice civile e quindi bisognerà esaminare a fondo la questione per capire se la mano libera nell'ampliamento delle volumetrie e nella realizzazione di nuove costruzioni a ridosso del mare è un fatto reale, oppure una mera possibilità legata a moltissime variabili. C'è anche chi ritiene che il decreto non abbia alcuna possibilità di sopravvivenza, in quanto in aperta contraddizione con le norme europee e quindi afferma che il tutto si riduce a un mero spot elettorale destinato a sgonfiarsi all'indomani delle elezioni amministrative. L'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson, ad esempio, si limita per il momento a chiedersi che fine abbia fatto l'articolo nove della nostra Costituzione, quello che recita che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della Nazione, «visto che la costa è uno dei pochi paesaggi tuttora riconoscibile in Toscana e nelle Regioni pianificate». Tra l'altro, sul destino del decreto incombe, oltre al difficile cammino parlamentare e ai possibili profili di incostituzionalità che potrebbero essere evocati, anche l'incognita del raccordo con la legislazione regionale, le pianificazioni territoriali e le normative comunali. In particolare, nel decreto è previsto il recepimento da parte delle Regioni di alcune norme in sessanta giorni, un tempo tecnicamente insufficiente per poter svolgere tutte le procedure previste dallo Statuto regionale prima di poter giungere alla promulgazione di una legge. Più pessimista sul destino che attende i 633 chilometri di coste toscane è il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliatti Dezza, ieri in Toscana per una manifestazione. «Da quanto si riesce a decodificare dal provvedimento - dice - se ne ricava un giudizio pessimo che rischia di trasformare cabine e stabilimenti in centri di fitness e palestre e non più in strutture al servizio della balneazione». Secondo Cogliatti Dezza, i problemi nascono da due elementi. «Anzitutto, ci troviamo di fronte a una sorta di condono preannunciato e questo, di per sé, avrà effetti nefasti. Assegnando il diritto di superficie al concessionario, inoltre, si legittima la pretesa di realizzare nuove costruzioni. Dato che questa norma si collega alle nuove disposizioni sul piano casa, è legittimo pensare che ci sarà una corsa anche alle sopraelevazioni e, in generale, agli aumenti di volumetria». A preoccupare il presidente di Legambiente è anche un altro aspetto: «Contemporaneamente, vengono modificate le procedure autorizzative. Sparisce la Dia e, se il decreto verrà convertito in legge, la costruzione di un fabbricato si potrà avviare sulla base di una semplice autocertificazione. Rischiano, insomma, di saltare tutte le norme di vincolo e di salvaguardia». Resta tutto da capire il rapporto che si stabilirà tra la nuova norma, che assegna il diritto di superficie ai concessionari, e gli strumenti di pianificazione esistenti, tenendo presente il fatto che una fetta rilevante della potestà legislativa in questo campo è assegnata alle Regioni. «Questo decreto - commenta Mauro Romanelli, consigliere regionale del gruppo Federazione della sinistra-verdi - genera un forte allarme, anche perché vorrebbe assegnare dei beni pubblici ai privati con l'intento di fare cassa. Studieremo come proteggere l'incolumità delle nostre coste e garantire il diritto di accesso al mare che già oggi non sempre viene rispettato».
TOSCANA - Spiagge, il decreto è un rompicapo. Rischio cemento? Forse, ma neanche i tecnici interpretano bene le norme
Il decreto sviluppo, che prolunga a 90 anni le concessioni delle aree demaniali, ha generato un forte allarme tra i sostenitori del paesaggio e del patrimonio artistico. Il testo del decreto è stato criticato per essere troppo vago e per non fornire chiare indicazioni sulle future costruzioni. L'assessore regionale all'urbanistica Anna Marson ha chiesto che fine abbia fatto l'articolo nove della Costituzione, che tutela il paesaggio e il patrimonio artistico. Il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliatti Dezza ha espresso preoccupazioni sul fatto che il decreto potrebbe trasformare le aree costiere in centri di fitness e palestre, anziché in strutture al servizio della balneazione.
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