La proposta di legge che concede diritto di superficie per 90 anni ai gestori dei litorali divide imprenditori e ambientalisti. Le perplessità di Bruxelles. Le posizioni di Assobalneari e Legambiente LECCE - Un diritto di superficie della durata di 90 anni sulle coste e i litorali italiani: è certamente l'elemento che sta facendo maggiormente discutere tra le misure contenute all'interno del decreto per lo sviluppo, emanato dal governo Berlusconi. Un tema di scontro tra privati ed ambientalisti, destinato ad alimentare nuove polemiche su quella che, a detta degli scettici, appare l'ennesima "svendita", mentre per i favorevoli risulta una "opportuna tutela". Nel manicheismo delle visioni, s'inserisce, però, anche la sorpresa della Commissione europea, decisamente spiazzata da un provvedimento che non sarebbe conforme alle regole del Mercato unico continentale, e che ha già chiesto precisi chiarimenti alle autorità italiane. C'è da evidenziare che sulle spalle del governo gravano già due lettere di messa in mora (quindi, è in atto una procedura di infrazione), per il sistema sulle concessioni marittime, che prevede il loro rinnovo automatico ogni sei anni (ossia come un diritto acquisito), senza procedere con il sistema delle aste. Dal canto suo, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, si affanna a ribadire che le spiagge restino a tutti gli effetti pubbliche, evidenziando che si tratti semmai di un diritto di superficie, che si ottiene solo avendo i conti in regola con il fisco. Gli altri membri dell'esecutivo hanno chiarito che la norma di fatto si ponga come una salvaguardia del territorio, per evitare che le spiagge italiane passino in mano ad imprese straniere. In buona sostanza, la concessione delle spiagge per 90 anni, sarebbe una garanzia di continuità imprenditoriale e di certezza per gli investimenti. Di tutt'altro parere gli ambientalisti, timorosi di vedere dalla misura un incipit a speculazioni di vario genere sui litorali, già saturi di privatizzazioni. Sulle spiagge, insomma, la lotta è aperta. Legambiente: "Addio a chioschi e passeggiate in riva al mare" Ambientalisti sul piede di guerra contro la proposta del governo italiano di permettere concessioni di spiagge ai privati per novant'anni, col rischio di ritrovare centri fitness ed alberghi al posto dei litorali. Per Legambiente, si tratta, senza mezzi termini, di una "vergogna": come spiega il vicepresidente nazionale, Sebastiano Venneri, per la prima volta "si apre al condono degli edifici abusivi su terreni demaniali" e si "potrà costruire sui 300 metri dal mare aggirando la Legge Galasso". Da Legambiente arriva una richiesta ai ministri Prestigiacomo e Galan a leggere attentamente il testo del decreto. "Addio chioschi e passeggiate afferma Venneri - in riva al mare. Arriveranno palazzi e centri commerciali vista mare. Beati gli abusivi e le mafie, che potranno legalizzare qualsiasi edificio costruito sul demanio. Il provvedimento infatti non distingue tra edifici che hanno una concessione e quelli abusivi, aprendo così le porte al condono per centinaia di edifici e interi villaggi come Triscina in Sicilia costruiti in barba a qualsiasi legge". "E per il futuro prosegue -, il Dl Sviluppo apre le porte a una spaventosa devastazione del paesaggio costiero italiano. È incredibile: nel testo c'è scritto che nel demanio costiero 'sulle aree inedificate l'attività edilizia è consentita in regime di diritto di superficie e nel rispetto delle norme esistenti'. Ma il Decreto, escludendo completamente il Ministero dei Beni culturali dalla identificazione delle aree inedificabili e dalla concessione del diritto di superficie, di fatto apre le porte a nuovi edifici sulle spiagge". "Inoltre continua il vicepresidente nazionale di Legambiente -, con il trasferimento del demanio marittimo alle Regioni nell'ambito del federalismo si può arrivare ad aggirare, in accordo con i Comuni e i privati, qualsiasi tutela oggi esistente. Senza dimenticare che la norma relativa alla possibilità di costruire anche nella fascia dei 300 metri dalla battigia trasformerà inevitabilmente il paesaggio costiero perché permetterà di sostituire la spiaggia libera o occupata dai chioschi in legno con edifici in cemento di ogni tipo, in grado di ospitare alberghi, appartamenti, negozi, palestre e quant'altro". "Insomma, addio spiaggia conclude Venneri -, al posto dei tradizionali stabilimenti avremo centri fitness e alberghi, negozi e appartamenti vista mare. Speriamo che i ministri dei Beni culturali e dell'ambiente si impegnino per bloccare questo scempio". Assobalneari Salento : "Provvedimento che dà respiro all'indotto balneare" Piace agli imprenditori di categoria il provvedimento inserito dal governo nel dl per lo sviluppo: a spiegare le ragioni della soddisfazione dei proprietari degli stabilimenti balneari, è Mauro Della Valle, presidente di Assobalneari Salento, che vede in questa scelta un primo importante passo verso le proposte che, da tempo, gli stessi imprenditori avevano inoltrato alle istituzioni. Ma i vantaggi, secondo Della Valle, non sono solo destinati a soddisfare gli imprenditori balneari, anzi: "Noi ci riteniamo afferma delle sentinelle dei litorali, perché ce ne prendiamo cura con impegno. Non è che la spiaggia pubblica in sé sia sinonimo di attenzione e di uno stato dei luoghi migliori: abbiamo spesso litorali, che non sono gestiti da privati, ma che sono lasciati in evidente stato di degrado". Un altro punto strategico per Della Valle è quello delle proteste degli ambientalisti: "Credo che le spiagge su cui ricadono delle concessioni, svolgano comunque una funzione pubblica, con tutta una serie di servizi di cui tener conto. Non esiste il rischio di speculazione, proprio perché, come già evidenziato, noi stessi siamo vigili sentinelle a protezione dei tesori naturali". Della Valle punta l'attenzione su un dato non trascurabile: "Sicuramente l'indotto che deriva da questa scelta appare positivo: del resto queste concessioni di novant'anni consentono agli operatori del settore di effettuare con tranquillità maggiori investimenti con ripercussioni sull'occupazione: un imprenditore che ha certezza dei costi, si garantisce una programmazione degli investimenti, che non può che far bene al settore". Nello specifico, agli operatori verrà chiesto di essere a posto col fisco, anche se oltre ai canoni demaniali, potrebbe subentrare anche il costo dell'Ici da versare al comune di riferimento. Il giudizio, comunque sia, resta di grande soddisfazione, nella convinzione che questa sia la strada giusta per "dare respiro all'indotto balneare". (domenica 8 maggio 2011) Mauro Bortone