Verso l'estate. Mentre fa discutere il «diritto di superficie», si stima un aumento del turismo marino nell'Isola del 15 Taormina e Cefalù sogno proibito per una famiglia media Daniele Ditta Palermo. La guerra in Libia e le sommosse popolari nel Nord Africa rilanciano indirettamente il turismo balneare in Sicilia. Mete a basso costo - come la città egiziana di Sharm El Sheik - per motivi di sicurezza, questa estate saranno «accantonate» a vantaggio delle località di mare isolane. Secondo gli addetti ai lavori, rispetto agli ultimi due anni contraddistinti dalla crisi economica, in questa stagione estiva si stima una crescita del turismo nell'Isola di almeno il 15 per cento. Il segno più si rifletterà a cascata su tutte le strutture che «gravitano» sulle coste siciliane. Stabilimenti balneari in prima fila. La decisione del governo, che ha inserito nel decreto sviluppo il «diritto di superficie» per gli operatori privati su coste e litorali per un periodo di 90 anni, fa ancora discutere. Il provvedimento, nello specifico, dice che, «fermo restando il diritto di gratuito accesso e fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione, è introdotto un diritto di superficie per la durata di 90 anni». Per Bruxelles si tratta di un provvedimento contrario alle regole del mercato e della libera concorrenza. I privati rispondono che il «principio di continuità» è necessario per non mettere a rischio gli investimenti. Dall'altro lato, le associazioni di ambientalisti e di consumatori temono, rispettivamente, la cementificazione selvaggia dei litorali e il rincaro dei prezzi negli stabilimenti. Di sicuro c'è che, in Sicilia - rispetto ad altre Regioni d'Italia - ci sono ancora molte spiagge libere. Soprattutto nella parte orientale dell'Isola. E, per quelle in cui vi sono stabilimenti balneari, le tariffe non sono poi così elevate. «Il classico ombrellone con i lettini - dice Beppe Conti, imprenditore nel settore turistico - costa mediamente dai 50 ai 60 euro a settimana. Una cifra abbordabile per una famiglia a medio reddito. Addirittura il prezzo è più diluito se si opta per il soggiorno di un mese. La cifra, in questo caso, scende ad una media di 180 euro». I prezzi, comunque, sono rapportati ai servizi erogati e sono più accessibili in quegli stabilimenti che propongono particolari formule commerciali (sconti e agevolazioni) per soggiorni prolungati. Inoltre, va sottolineato che i maggiori costi delle concessioni si riversano sulle tariffe poi praticate dagli stabilimenti balneari agli utenti. Nel dettaglio, le località più a basso costo sono raggruppate nelle province di Ragusa, Siracusa, Agrigento e Trapani (ad eccezione, ad esempio, di San Vito Lo Capo). Mentre, portafoglio alla mano, per una famiglia media è più proibitivo l'accesso ad uno stabilimento balneare che si trova a Cefalù o Taormina, piuttosto che a Palermo o Catania città. A penalizzare la Sicilia, continua ancora Conti, è «la troppa frammentarietà»: «Non c'è un offerta turistica integrata: la troppa frammentarietà e soprattutto gli elevati costi di trasporto incidono negativamente sui flussi turistici». Emblematico è il confronto tra la Sicilia e Malta. Spiega Conti: «L'isola di Malta ha una superficie più piccola di quella della provincia di Ragusa. Eppure le agenzie e gli operatori turistici propongono pacchetti all-inclusive molto più competitivi di quelli fatti nella nostra Regione». E ancora: «I voli low-cost della Ryanair sullo scalo di Trapani sono stati un volàno incredibilmente redditizio per il turismo in quella parte dell'Isola. La crisi libica, che ha reso necessaria l'operatività dell'aeroporto militare di Birgi (che si trova attaccato a quello civile, ndr), non ci voleva. Tuttavia, nonostante la compagnia aerea abbia ridotto il numero di voli, molti turisti continuano a scegliere mete turistiche che si trovano nel Trapanese. Di segno opposto è la situazione dello scalo catanese di Fontanarossa, terzo aeroporto d'Italia per traffico passeggeri, ma con costi di trasporto abbastanza alti. Per questa ragione, speriamo che sia al più presto operativo l'aeroporto di Comiso, che potrebbe diventare l'omologo di Trapani per la parte orientale della Sicilia». Ritornando al turismo balneare, Salvo Basile (coordinatore regionale Turismo di Confesercenti), auspica che ci siano le condizioni «per un turismo di qualità». E a proposito del «diritto di superficie», inserito dal governo nazionale nel decreto sviluppo, sottolinea: «Il principio di continuità per gli operatori privati serve per salvaguardare gli investimenti. È necessario che ci siano dei periodi congrui per ammortizzare gli investimenti che vengono fatti. L'aumento dei servizi e delle infrastrutture per gli utenti turisti corrono di pari passo con l'incremento degli investimenti. Quando ci sono stabilimenti moderni, spiagge attrezzate, ci sono più garanzie per i turisti e al contempo si genera sviluppo per il settore e per tutto l'indotto». Il coordinatore regionale Turismo di Confesercenti aggiunge: «Tutto ciò va, però, coniugato con il rispetto dell'ambiente. Il privato non può e non deve approfittare delle concessioni pluriennali per aggredire il patrimonio costiero». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Beppe Conti, che conclude: «Bisogna essere consapevoli che la cementificazione alla lunga danneggia il turismo: per questo va evitata. Quello che noi auspichiamo, senza entrare nel merito delle polemiche, è che vengano prese delle decisioni nel totale rispetto dell'ambiente». 08052011
SICILIA - La guerra rilancia le spiagge della Sicilia
La Sicilia si prepara per l'estate con un aumento del turismo marino, grazie in parte alla guerra in Libia e alle sommosse popolari nel Nord Africa. Le mete a basso costo come Sharm El Sheik saranno accantonate a vantaggio delle località di mare isolane. Secondo gli addetti ai lavori, il turismo nell'Isola si stima un aumento del 15% rispetto agli ultimi due anni. Le strutture balneari saranno le principali vittime di questo aumento, con stabilimenti balneari in prima fila. Il governo ha inserito nel decreto sviluppo il diritto di superficie per gli operatori privati su coste e litorali per un periodo di 90 anni, che fa ancora discutere.
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