Dario Fo ieri al Bellini alla presentazione del «Barbiere» di cui è regista: «Davanti allo strapotere di un nuovo "Bartolo" che ha 4 tv bisogna riscattare le coscienze» Sergio Sciacca "Il ministro secondo cui la cultura non si mangia? È un cretino" (E certo un po' cretinetti dovevano essere i poeti come Orazio e Ariosto che ribadirono il concetto). Il musicologo che sostiene che Sparta era patria di guerrieri, ma anche della poesia? "Tutte balle" (espressione che non si usa nelle accademie, ma rende perfettamente il concetto). E il giovane universitario che trova nell'impeto studentesco la molla del movimento rivoluzionario? "Hai preso uno sfondone. Sono gli operai la vera guida del movimento socialista, come diceva Gramsci". (Giustissimo ma lo diceva novanta anni addietro e non poté accorgersi che la più grande ambizione del proletariato è quella di uscire dal proletariato). Con frasi che sono scudisciate Dario Fo, premio Nobel per la letteratura come Theodor Mommsen, ma in anni assai diversi, ieri mattina nel foyer affollatissimo di telecamere e giovani scolari e melomani di lungo corso, ha illustrato il suo Barbiere di Siviglia di cui si attende il debutto martedì al Teatro Massimo: "Un ritorno alle migliori tradizioni della commedia dell'arte: allo spirito di Arlecchino e Pulcinella che racchiudono la vitalità dell'arte italiana". Il Barbier di Beaumarchais in effetti condensava la tradizione secolare esaltata dall'Atellana italica arcaica: quella che poi confluì nelle commedie sfilacciate, ma allegrissime di Plauto (il Barbiere è l'ultimo della dinastia dei servi imbroglioni che dai tempi di Scipio alla vigilia della Bastiglia hanno affollato le scene per consolare la gente sulle malefatte dei padroni). Quindi l'artista che ha guadagnato la fama rielaborando i canovacci popolari della commedia italiana, ha analizzato il senso dell'opera lirica: il vecchiaccio Bortolo è un arraffone che con i propri denari crede di potere comprare tutto, che ha messo gli occhi sulla bellissima Rosina e vuol portarsela a letto come è nella natura dei potenti, dei Barbablù, dei Draghi, di ogni tempo. Contro questo predominio del denaro, che intende avvilire il popolo deve insorgere la cultura. Davanti allo strapotere di un nuovo Bortolo che possiede "quattro tv, giornali, squadre di calcio" bisogna riscattare la coscienza e pretendere non poltrone, ma conoscenze. L'opera buffa musicata da Rossini su libretto rococò di Cesare Sterbini, è il preannuncio delle insofferenze politiche di oggi - dice - : come tale bisogna intenderla e apprezzarla. Se poi aggiungiamo che notoriamente Figaro oltre che barbitonsore era giornalista (je suis imprimé tout vif) e che per questo ne ripete il nome il quotidiano più diffuso (e conservatore) di Francia, il cerchio si chiude. Il riscatto democratico, nato dal popolo, risuona nelle pagine dei periodici che ne moltiplicano le esigenze (e sui teleschermi che ne echeggiano le ridacchianti ironie). E la musica? Dario Fo non ne ha parlato, lasciandone la cura a Will Humburg, direttore artistico del Teatro e concertatore dell'esecuzione, il quale ha assicurato che pur avendo al proprio attivo diverse direzioni della medesima opera nel mondo, mai prima ha trovato una rispondenza artistica così attenta come nei nostri orchestrali e che la compagnia canora che lo proporrà dal 10 al 19 maggio è giovane, ricca di entusiasmo e di virtù musicali. Il Sovrintendente del Teatro, Rita Gari e il Comissario straordinario dell'Ente, Enzo Zapulla, davanti agli scroscianti applausi di un pubblico mai visto così folto, appassionato e giovanile nelle presentazioni liriche, ne hanno tratto buon presagio per quella ripresa delle altissime tradizioni di cui il Teatro Bellini è onusto da più di un secolo. Certo è un allestimento da vedere e da discutere, perché se è vero che le lotte dei sanculotti gettarono le basi della democrazia occidentale, è anche vero che quegli ardori si macchiarono di atroci delitti e di abusi che furono riconosciuti dallo stesso Beaumarchais, scrivendo nel 1797 "La mère coupable", dolente tragedia della disillusione. E quando Rossini, nel 1816 (ai tempi della Restaurazione) riprese l'antico testo, ne stemperò le asprezze rivoluzionarie nella festevole allegria canora. Beaumarchais previde Robespierre; Rossini rassicurò Metternich: e Dario Fo? Pare che dipinga Berlusconi servendosi del linguaggio di Bossi. 08052011
SICILIA - Cretino il ministro che dice che la cultura non si mangia
Ieri sera, Dario Fo ha presentato al Teatro Bellini la sua versione del Barbiere di Siviglia, regia di Fo. Fo ha sottolineato l'importanza della cultura per riscattare le coscienze contro lo strapotere del denaro e della politica. Ha anche sottolineato l'importanza della musica e della poesia nella lotta per la democrazia. La produzione sarà eseguita dal 10 al 19 maggio e sarà diretta da Will Humburg. Il Sovrintendente del Teatro e il Comissario straordinario dell'Ente hanno espresso entusiastici commenti sulla produzione. Tuttavia, Fo ha anche criticato la politica e la società contemporanea, paragonandola a quella del XVIII secolo.
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