Era chiusa dagli anni Ottanta. Il fascino dell'altare sullo scoglio LIVORNO. Il "gioiello" non è più dimenticato. Anzi, la cripta millenaria sotto la chiesa di San Jacopo adesso sta per mostrarsi in tutto il suo splendore: finalmente, dopo più di un quarto di secolo, viene smontata la fitta ragnatela di tubi Innocenti installata dopo il terremoto del 1984 per le preoccupazioni di tenuta statica dell'edificio sacro. «Prima dell'estate sarà completamente liberata, - annuncia Enrico Del Chicca, esponente del comitato sanjacopino che si batte per restaurare la cripta - comunque già ora è stata tolta più della metà». L'incastellatura non solo nascondeva ma, di fatto, rendeva inaccessibile gli spazi sotterranei davanti all'altare che nel 1163 venne costruito direttamente sullo scoglio. «Con l'ingresso orientato in direzione del mare», come ricorda don Silvano Corucci: ma questo è solo uno dei sei strati di chiese che nei secoli sono state edificate l'una sopra l'altra, spalancando il portone centrale verso direzioni differenti. Basti dire che alla fine del Cinquecento si pensò di rifarla tre metri più in alto e al principio del Settecento si decise di ruotarla verso città per salvarla dal libeccio: le onde finivano fin dentro la chiesa se c'era burrasca. Senza contare - aggiunge il parroco don Alberto Vanzi - poi i successivi rimaneggiamenti: l'ampliamento che la porta fino ai transetti attuali, infine quella dei giorni nostri. Con una modifica ulteriore nei primi anni del Novecento: sparisce il cimiterino che, davanti alla chiesa, lato mare, occupava una fetta dell'attuale piazza: i resti dei defunti sono quel che troviamo nell'ossario sotto la chiesa. Per capirne qualcosa di più, adesso i tecnici stanno compiendo saggi esplorativi scavando sotto il pavimento della cripta: sono andati giù di una sessantina di centimetri. Il resto è una babele: come se nel sottosuolo si vedesse l'ingarbugliarsi delle fondamenta fra il susseguirsi di chiese nate l'una sopra l'altra. E poi le tombe che spuntano ovunque. Le sorprese però non finiscono lì: da una finestrella nel transetto si vede cosa doveva essere l'antico porticciolo, ora in mano all'Accademia. E dietro la statua di Leopoldo c'è un cortiletto dove spuntano due grosse colonne: erano ai lati dell'ingresso della chiesa o erano le bitte dove ormeggiare anticamente le navi? Lato mare invece quella che sembra potesse essere una torretta d'avvistamento. Nelle prossime due settimane il progetto di restauro - la cui elaborazione è ormai alle battute finali - verrà presentata alla Fondazione Cassa risparmi in vista di un contributo e alla Provincia per concorrere ai fondi europei. No, non è più "dimenticato" questo gioiello, ma resta sconosciuto alla stragrande maggioranza di noi stessi livornesi: d'altronde, le strutture di sostegno hanno impedito da così tanto tempo (e anche in precedenza non è che arrivare qui sotto fosse così tanto semplice). «Eppure - dice Del Chicca - questo è il monumento più antico della città. Ci sono significativi indizi che fanno immaginare che qui esistesse un oratorio fin dal 320 dopo Cristo: nella cripta, a lato dell'altare sullo scoglio guarda il mare, c'è una sorgente di acqua dolce, l'"Acquaviva" che è rimasta nella denominazione della zona. Ora è solo un amarcord, ma gli anziani non ne hanno perso la memoria. Importantissima per le navi che anticamente dovevano rifornirsi di acqua potabile prima di affrontare il viaggio. E' per questo che si ipotizza San Jacopo come punto d'imbarco per i pellegrini diretti a Santiago de Compostela, una delle principali rotte religiose dell'antichità. Non è tutto. C'è anche un filo di noir tanto per mettere un ingrediente in più in questo menu: è il mistero della galleria segreta. Leggenda metropolitana? Il bis del tam tam che vuole la Fortezza Nuova al centro di un reticolo di misteriosi tunnel? Fatto sta che non sarebbe poi così strano che gli eremiti si predisponessero vie di fuga di fronte ad attacchi dal mare. E fra i sanjacopini più anziani c'è chi giura di esservisi infilato a scuriosare, raccontano che fosse lungo circa 200 metri e portasse fino al Terrazzone, la dov'è via dell'Eremo che ospitava fino alla fine degli anni '60 un eremo agostiniano poi buttato giù in nome di San Mattone, la religione che Livorno la mangiapreti venera più della Madonna di Montenero.