La Venere di Morgantina era una vera star al Museo Getty di Malibù. Scrive Le Monde: ora che è tornata a casa probabilmente è destinata all'anonimato L'Atleta di Fano, noto anche come Lisippo di Fano, una scultura del IV secolo a.C., attribuita allo scultore greco Lisippo si trova tuttora in California. Questo capolavoro, rinvenuto il 14 agosto 1964 nel mare Adriatico al largo di Fano dal peschereccio italiano "Ferruccio Ferri", è oggetto di una battaglia giudiziaria tra l'Italia, che ne chiede la restituzione, e il Museo Getty di Malibù, non lontano da Los Angeles. L'Atleta di Fano in Italia non ebbe troppa fortuna. Dopo il ritrovamento fu nascosto nella cantina della proprietaria del motopeschereccio e successivamente sotterrato in un campo. Negli anni seguenti la statua fu acquistata per appena 3.500.000 lire da un antiquario di Gubbio e rivenduta a un antiquario milanese. Nel 1971 l'Atleta di Fano venne comprato da Heinz Herzer, commerciante di Monaco di Baviera grazie al quale il capolavoro venne datato e attribuito per la prima volta a Lisippo . Nel 1977 infine la statua venne acquistata dal Museo Getty per circa 4 milioni di dollari. In occasione di un viaggio negli Stati Uniti, Gian Mario Spacca, presidente della Regione Marche nella quale si trova Fano, propose al Museo Getty un "accordo culturale": in cambio della restituzione dell'Atleta, la Regione Marche avrebbe regalato al museo alcuni pezzi pregiati del suo patrimonio ricchissimo di opere del Rinascimento. Il museo di Malibù declinò l'offerta preferendo attendere la sentenza definitiva della magistratura. Nel 2005, l'ex conservatrice del museo Getty, Marion True, è stata rinviata a giudizio da un tribunale italiano per associazione a delinquere e ricettazione di opere d'arte e, in particolare, per aver acquistato l'Atleta di Fano sapendo che era di provenienza illecita e che era in effetti di proprietà dello Stato italiano. Il Museo Getty si è sempre difeso sostenendo che non era possibile stabilire con certezza se la statua era stata ripescata in acque territoriali italiane o in acque internazionali. Leggermente diverso il destino della Venere di Morgantina. Questa scultura è rientrata in Italia a bordo di un volo Alitalia diretto Los Angeles-Roma. Dal 17 marzo di quest'anno i 600 chili di calcare e marmo di questa statua greca del V secolo a.C. si trovano nel museo archeologico del paesino di Aidone, in Sicilia. È la fine di una odissea durata 30 anni. La statua, scoperta a Morgantina, provincia di Enna, nel 1978, fu venduta dal ricettatore ticinese Renzo Canavesi (condannato a due anni di reclusione) ad una società londinese che l'avrebbe rivenduta nel 1986 al Museo Getty per appena 18 milioni di euro. Simbolo della riconquista del patrimonio illegalmente sottratto all'Italia, la Venere di Morgantina, attribuita a un diretto discepolo di Fidia, è una delle 42 opere che il Museo Getty si è impegnato a restituire. Il Getty ha ceduto alle pressioni politiche e alle sentenze dei tribunali che hanno riaffermato il principio secondo cui tutte le antichità rinvenute nel sottosuolo o nelle acque territoriali italiane appartengono allo Stato. Di fatto per la Venere di Morgantina, vera star a Malibù, il ritorno in Italia è con ogni probabilità un ritorno all'anonimato. Potrà continuare a essere una star nel piccolo museo di Aidone in Sicilia? C'è da dubitarne. Gianfranco Galan, neo ministro dei Beni culturali, ha immediatamente raffreddato gli entusiasmi e la felicità del sindaco e degli abitanti di Aidone che l'11 maggio prossimo con una cerimonia ufficiale mostreranno la statua al pubblico. "Mi domando" ha detto il ministro "se è sensato esporre la Venere in un piccolo museo di provincia difficilmente raggiungibile". E sono in molti a pensare che la medesima sorte toccherebbe all'Atleta di Fano se venisse riconsegnato all'Italia. Il ministro ha avanzato anche perplessità in ordine ai Bronzi di Riace (due statue greche del V secolo a.C. ripescate in mare nel 1972) esposti nel museo di Reggio Calabria per la sola ragione "di essere stati ritrovati al largo di quella città". Il fatto è che questi capolavori ritornano nel quasi totale anonimato soprattutto quando i musei sono fuori del circuito turistico e non si trovano in città d'arte abituali mete di visitatori di tutto il mondo. La concorrenza è spietata in un Paese nel quale ogni giorno si trovano antichità nel sottosuolo o in mare e che, stando a quanto dicono gli esperti, potrebbe rivendicare la restituzione di 100.000 opere d'arte sparse in tutto il mondo. Il Colosseo e il Foro Romano hanno attirato nel 2010 oltre 5 milioni di visitatori rispetto ai 65.000 del museo di Reggio Calabria. "I comuni vogliono esporre le opere d'arte per ragioni di orgoglio locale e per attirare il turismo", spiega un funzionario del ministero dei Beni culturali. "Ma non investono nemmeno un centesimo per promuovere il turismo d'arte". Per l'esperto e mercante d'arte romano Peter Glidewell "è una questione filosofica: le opere d'arte debbono essere di chi è in grado di conservarle e studiarle. Come dicevano i comunisti: la terra è di chi la coltiva". (c) 2011 Le Monde, distributed by The New York Times Syndicate Traduzione di Carlo Antonio Biscotto