Stop di due anni agli scavi. A rischio la tratta Colosseo- Clodio da realizzare in project financing Senza più soldi, con i fondi Cipe non ancora arrivati perché varati con due anni di ritardo, la società Metro C - costituita da Astaldi, Vianini, Ansaldo e Consorzio Cooperative Costruzioni - ha deciso di fermare i cantieri e avviare le procedure di licenziamento per 186 dipendenti, il 60 operai, il resto impiegati. Scelta che avrebbe già comportato «la rescissione dei contratti con due subappaltatori che impiegano altre 230 persone». A renderlo noto sono stati ieri i sindacati, annunciando che «a fine giugno, una volta terminato lo scavo fino alla stazione San Giovanni, le macchine TBM», le cosiddette "talpe" che bucano le gallerie, «verranno smontate e trasferite in unaltra città». Secondo Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil «la causa è da imputare al dimezzamento dei finanziamenti necessari a proseguire lopera sino alla stazione Colosseo, nonché allenorme ritardo accumulato nellerogazione». La conseguenza sarà un drammatico allungamento dei tempi: «Tra qualche mese, dopo lapprovazione del progetto esecutivo della tratta T3 San Giovanni-Colosseo, potrebbero iniziare i lavori di sondaggio archeologico e geologico, oltre a quelli propedeutici per lo scavo delle gallerie». Il quale, però, «non potrà riprendere prima di due anni e mezzo», denuncia il segretario Fillea Roberto Cellini. Uno stop confermato dallassessore alla Mobilità Antonello Aurigemma. Che, dopo aver convocato i sindacati per mercoledì, «al fine di tutelare gli operai», avvalora in parte la tesi dei confederali: «A oggi è interamente finanziata la tratta da Pantano a Colosseo», precisa, «su cui sono operativi 38 cantieri, mentre le "talpe" arriveranno a San Giovanni a luglio, con un anticipo di due mesi rispetto al cronoprogramma. Lì, come previsto, si fermeranno per permettere lultimazione della stazione, per poi riprendere dopo circa 18-24 mesi». Due anni di blocco, appunto. E poi? Il buio. Dal momento che il tratto finale Colosseo-Clodio dovrà essere realizzato in project financing, ovvero con il concorso di capitali privati. I quali, in cambio, potranno "firmare" per 25 anni le nuove fermate metro (si chiameranno, ad esempio, Coca-Cola piuttosto che Tods), gestirle direttamente e soprattutto costruire cubature, per fortuna lontano dal centro. Allarmato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati, che ha subito scritto una lettera aperta al sindaco Alemanno contro «lo stop della più importante infrastruttura di Roma, pensata per liberare la città da auto e smog». Sul piede di guerra lopposizione. «Lassessore Aurigemma è costretto ad arrampicarsi sugli specchi e a non dice la verità», attacca il pd Valeriani. «La realtà è diversa: i finanziamenti della tratta T3 fino al Colosseo sono arrivati dal Cipe con due anni di ritardo, comportando linterruzione dei lavori a San Giovanni con il successivo licenziamento di centinaia di lavoratori. Nessuno era a conoscenza di un fermo di 24 mesi a San Giovanni. Questo perché non era mai stato previsto da nessuno né scritto in alcun documento». Tranchant il collega in Regione Enzo Foschi: «Con Alemanno Roma si ferma: le opere pubbliche, la cultura, la raccolta rifiuti e ora pure la metro C». Duro il vicepresidente del Lazio Luciano Ciocchetti (Udc): «Se la notizia fosse vera, sarebbe gravissima. Il sindaco smentisca subito». Purtroppo non può.