Lavori mai fatti a Piana degli Albanesi. Domiciliari anche allappaltatore Lex dirigente dellAzienda foreste e due funzionari avrebbero attestato le opere fantasma Doveva diventare una riserva modello quella di Serre della Pizzuta, a Piana degli Albanesi: un vero punto di riferimento per gli amanti della natura e per le scolaresche. Nel 2005, erano stati stanziati 240.709 euro di fondi comunitari per stradelle, recinzioni e aree attrezzate. Ma le opere sarebbero state realizzate soltanto in parte. Così, ad esempio, dei 60 cartelli previsti per guidare i visitatori della riserva ne erano stati sistemati solo 18. Dei sentieri che dovevano portare a panorami mozzafiato non cè traccia. Le indagini del nucleo operativo regionale del corpo forestale, coordinate dalla Procura di Palermo, dicono che quasi 72 mila euro sono finiti nelle tasche di qualcuno, mentre lazienda foreste demaniali continuava ad attestare che tutti i lavori andavano avanti a regola darte nella bella riserva naturale di Serre della Pizzuta. Ieri mattina, un provvedimento del gip Piergiorgio Morosini ha portato agli arresti domiciliari lex dirigente provinciale dellazienda foreste demaniali di Palermo, Francesca De Luca, che era responsabile del procedimento per i lavori nella riserva. Stesso provvedimento ha raggiunto Sergio Scozzari, funzionario dellazienda e direttore dei lavori fino allottobre 2007; poi, Castrenze Marceca, anche lui funzionario dellazienda foreste demaniali, che prese il posto di Scozzari nella direzione dei lavori dal novembre 2007. Arresti domiciliari pure per limprenditore Mario Galbo, amministratore unico della Cesa srl di Alcamo, che si era aggiudicata i lavori per sistemare la riserva. Per tutti gli indagati laccusa è quella di truffa aggravata. Questa è limputazione contestata dal sostituto procuratore Maria Forti e dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che hanno chiesto al gip le ordinanze. Lindagine è iniziata quasi per caso, dopo alcuni controlli antincendio del corpo forestale. È bastato prendere le carte della gara dappalto per scoprire che molti dei lavori finanziati nel 2005 sarebbero stati realizzati soltanto in minima parte. Nel 2006, addirittura, la ditta ottenne una perizia di variante, sostenendo che erano necessari altri lavori. Ora, le indagini dicono che la perizia fu approvata senza il preventivo parere del Comune e della Sovrintendenza ai beni culturali. Allepoca, nessuno sollevò obiezioni. E dal 5 luglio al 31 ottobre 2007 furono pagati tre stati di avanzamento dei lavori, come se lappalto fosse andato avanti senza intoppi, anzi con una speditezza degna della migliore pubblica amministrazione. Il 26 giugno 2009, il responsabile unico del procedimento predispose infine la «relazione sul conto finale». La conclusione non lasciava dubbi: «I lavori sono stati regolarmente eseguiti». Il 30 settembre 2009, arrivò pure il «certificato di esecuzione lavori»: «I lavori eseguiti in appalto sono stati eseguiti regolarmente e con buon esito», ribadì Francesca De Luca, e aggiunse pure: «I lavori non hanno dato luogo a vertenze in sede arbitrale e giudiziaria». Le vertenze erano proprio escluse. Secondo la ricostruzione accolta dal gip Morosini, i principali protagonisti dellappalto sarebbero stati perfettamente daccordo. «Appare chiara - scrive il giudice - non solo la sussistenza dellipotizzato delitto, ma, altresì, la grave e concorsuale responsabilità penale di tutti i soggetti nei cui confronti è formulata lincolpazione».