Per amministrazioni e associazioni, un pericolo le concessioni di 90 anni. Godelli: "Indecorosi saldi di fine stagione" Pelillo: "Tentativo del governo di fare cassa alla faccia del federalismo fiscale" Protestano gli enti locali, la Regione prima di tutto. Annunciano battaglia gli ambientalisti. La norma, contenuta nel decreto sviluppo annunciato dal governo, che prevede la durata di 90 anni per le concessioni delle autorizzazioni di lidi e spiagge, non piace in Puglia. Di «svendita» del patrimonio ambientale della penisola parla lassessore regionale al Turismo Silvia Godelli. «Ora - spiega - siamo di fronte ai più indecorosi saldi di fine stagione. Una perversa volontà di smembrare il paesaggio e lambiente in nome di un modello di sviluppo orientato alla crescita incontrollata, un modello che ha già ampiamente dimostrato tutta la sua perniciosità». A bocciare il provvedimento e non solo nel merito è anche lassessore al Bilancio Michele Pelillo: «Questa norma arriva a poche settimane dal passaggio della competenza in materia alle Regioni. È chiaramente un tentativo da parte del governo di fare cassa». Come dire, sarà lo Stato a incassare i soldi che arriveranno dai gestori dei lidi per le concessioni di 90 anni. In una regione come la Puglia che ha fatto della difesa dellambiente e del paesaggio uno dei suoi punti di forza, che ogni estate promuove un numero verde per la segnalazione degli abusi sul litorale, la norma contenuta nel decreto sviluppo avrà un impatto devastante. Su questo non hanno dubbi gli ambientalisti che, da anni, si battono contro la cementificazione sulla costa. Sebastiano Venneri, che per Legambiente si occupa della tutela delle coste, dice che dovremmo abituarci a vedere la Puglia come il litorale di Ostia. «Inevitabilmente con questa norma potranno essere realizzati stabilimenti che in realtà assomiglieranno a veri e propri centri commerciali come accade sulla costa romana», spiega lambientalista. Il rischio è cioè che questa norma dia di fatto il via libera anche a nuove strutture. Ed è pessimista anche Pasquale Salvemini, coordinatore regionale del Wwf, che spiega: «Dopo la cessione del demanio marittimo ai Comuni, scelta da me considerata scellerata, oggi in cambio di voti i comuni rilasciano permessi a costruire di qualsiasi natura anche quelli più impensabili, così si punta alla svendita totale. Ormai sulla costa pugliese, quel poco di naturale che ci è rimasto sono proprio le aree protette, il resto è solo una groviera formata da cemento e strutture che per legge dovevano essere amovibili ma di fatto sono diventate costruzioni fisse». E la rivoluzione del governo non piace neanche a Luciano Cariddi, primo cittadino di Otranto, comune che ha imposto il divieto di costruzione nel punto più ad est del litorale pugliese. «Mi chiedo - dice - a chi spetteranno i controlli». Sconcerto viene espresso anche dal presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, mentre per il parlamentare del Pd Dario Ginefra «le perplessità espresse dalla Commissione europea confermano i dubbi di legittimità già sollevati da noi».
Spiagge ai privati, Puglia in rivolta "Così diventeranno centri commerciali"
Il governo ha annunciato un decreto sviluppo che prevede la durata di 90 anni per le concessioni delle autorizzazioni di lidi e spiagge. La norma non piace in Puglia, dove gli enti locali e gli ambientalisti protestano contro la "svendita del patrimonio ambientale". Lassessore regionale Silvia Godelli e lassessore al Bilancio Michele Pelillo considerano la norma un tentativo del governo di fare cassa, mentre gli ambientalisti temono che la norma darà di fatto il via libera a nuove strutture. La norma è stata criticata anche dal presidente del consiglio regionale Onofrio Introna e dal parlamentare del Pd Dario Ginefra, che hanno espresso perplessità sulla legittimità della norma.
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