Scoperto da un friulano. E' stato un docente dell'università di Udine, Roberto De Feo, a scoprire che la "Visione di Ezechiele" attribuito A Raffaello, è un falso. Il dipinto, esposto da quasi due secoli a Palazzo Pitti, a Firenze, è una copia. La notizia è anticipata dal settimanale L'Espresso, in edicola. Un mistero, una storia degna del "Codice da Vinci". La storia racconta il servizio scritto da Tommaso Gemo ha inizio tre anni fa, quando il professor De Feo riceve una strana telefonata. Viene avvertito che a Ferrara, in una collezione privata di cui nessuno conosce l'esistenza, è esposto un dipinto di Raffaello. E' la "Visione di Ezechiele", che Napoleone trafugò e portò al Louvre. De Feo confronta i due dipinti e racconta «resta a bocca aperta. Quello di Firenze non ha nulla a che vedere con quello che ho ritrovato: i colori, la grazia, la luce. Se davvero il nuovo dipinto è vero, così magnifico da togliere il fiato, allora Dio solo sa cosa abbia potuto dipingere il Maestro». Così decide di andare fino in fondo. Per prima cosa, il quadro ritrovato è dipinto su pioppo, mentre quello di Palazzo Pitti è su quercia. «E Raffaellodice De Feo dipingeva sempre su pioppo». Comincia ad andare a caccia di prove. Una la trova in un archivio. Secondo la storiografia ufficiale, "La Visione" sarebbe finita alla famiglia Medici come regalo di un ambasciatore pontificio. Una teoria che il nuovo studio smonta. «Dalle radiografie, spiega De Feo nel dipinto non compaiono i cosiddetti "pentimenti", i tratti corretti dal pittore che mentre dipinge cambia idea e modifica i dettagli. La seconda anomalia è il modo di stendere il colore, più tardo rispetto ai Raffaello». E dettaglio dopo dettaglio emerge che già nel Settecento si parlava di due versioni del quadro. Da Venezia a Parigi, da Parigi a Londra, seguendo le tracce della famosa opera, ecco che comincia a emergere la verità. Nel 1706, mentre tutti lo credevano a Firenze, era finito in mano al cugino di Luigi XV, reggente del regno. E dalla Francia all'Inghilterra, venduto con l'intera collezione. E' Nicholas Penny, il più grande studioso vivente di Raffaello, a stabilire che il quadro era una copia. «Credo sia stato realizzato dice il professor De Feo prima del 1570 da Lorenzo Sabatini, un pittore che aveva già fatto una copia del quadro». Ora che il Raffaello è ricomparso tutto torna a galla. Qualcuno l'ha riportato in Italia in gran segreto, se nemmeno il ministero dei Beni culturali sa della sua esistenza. E ora il saggio del professor De Feo sarà presentato da Salvatore Settis, archeologo, storico dell'arte e già direttore della Normale di Pisa. Sacilese, insegna a Udine all'università Roberto De Feo, ha 47 anni, ed è friulano doc. E' cresciuto tra Sacile e Pordenone, dove il padre era direttore della Friuladria. Si è laurato all'università di Udine, dove ora insegna. Detiene i corsi di Storia dell'arte moderna al corso di laurea Dams e di storia dell'arte a quello di scienze del turismo culturale. Si occupa da anni soprattutto di pittura, scultura, mobilia e decorazione tra Sette e Ottocento d'ambito veneto, collaborando con le principali pubblicazioni e riviste nazionali e internazionali (Revue du Louvre eThe Burlington Magazine). In particolare è interessato alla ricognizione e al I'identifazione di capi d'opera eseguiti in epoca napoleonica e austriaca prodotti nel territorio, spesso inviati in Francia e Austria alle corti imperiali e ai giorni nostri andati perduti.
FIRENZE - Il giallo di Raffaello: un docente friulano scopre il falso dipinto. II professor De Feo: "La visione" di Ezechiele" è una copia. L'Espresso anticipa il mistero, degno del "Codice da Vinci"
Un docente dell'università di Udine, Roberto De Feo, ha scoperto che il dipinto "Visione di Ezechiele" attribuito a Raffaello e esposto a Palazzo Pitti a Firenze, è un falso. Il dipinto è stato scoperto in una collezione privata a Ferrara, in una regione del nord Italia. De Feo ha confrontato il dipinto con un'altra versione attribuita a Raffaello e ha trovato differenze significative. Il dipinto originale è dipinto su pioppo, mentre il falso è dipinto su quercia. De Feo ha anche trovato prove che il dipinto non è stato creato da Raffaello, ma da un pittore di nome Lorenzo Sabatini.
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