ROMA Fuori da qui succede di tutto: il ministro Castelli spara ad alzo zero contro il presidente della Repubblica, l'Udc spara contro Castelli, An farfuglia. Dentro l'aula di Montecitorio, nello stesso momento, il governo incassa la sua 24esima fiducia, la terza votata sulla legge delega ambientale: 316 voti favorevoli e 225 contrari. «La Cdl è unita, coesa», assicura Sergio Lupi, di Fi. In Transatlantico si scrive un'altra storia: la Cdl è in balia di se stessa e dei suoi vari elementi che si muovono in ordine sparso. Le dichiarazioni di voto vengono enunciate in un'Aula desolatamente vuota: non si contano più di 20 deputati della maggioranza, circa il doppio quelli di minoranza. C'è una grande agitazione, un gran via vai. Tasse, fisco, Castelli e la grazia. Cellulari bollenti, consultazioni. Passano due ore e la legge delega incassa il voto finale: con 278 sì e 184 no diventa legge. Il Parlamento ha appena votato un provvedimento che gli sottrae il potere legislativo in materia ambientale. Che permetterà di sanare gli abusi commessi nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico. Che depenalizza i reati ambientali. Che abroga il comma 10 dell'articolo 146 del codice Urbani che vietava la sanatoria edilizia nelle aree protette. Che contiene una definizione di «rifiuti» già bocciata dalla Corte di Giustizia della Comunità europea perché contrasta con le finalità di tutela della salute umana e dell'ambiente. Eppure il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, arrivato in parlamento poco prima delle 4 del pomeriggio dice: «Sono soddisfatto, molto soddisfatto. Adesso aspetto di essere giudicato sui decreti attuativi». Quelli che dovranno fare in 18 mesi i 24 saggi che lui stesso nominerà quali legislatori. È soddisfatto: porta a casa un condono edilizio e una sanatoria nelle zone paesistiche. «Un paese più bello»... in aula l'opposizione ha giocato tutte le sue carte. Ma i numeri non lasciano margini. C'è l'ordine di scuderia, la fiducia, perché il rischio di andare sotto era troppo alto. C'è la diretta televisiva, che inizia, con un «piccolo» contrattempo: non c'è il governo. Il diessino Fabio Mussi che presiede la seduta, sospende per 5 minuti. «Il governo non c'è più», ironizza Piero Ruzzante, dai banchi Ds. Borbottii tra quelli di Fi. Arriva il sottosegretario Roberto Tortoli. Si ricomincia. E dato che c'è la tv è sempre meglio buttarci dentro di tutto: le promesse della Cdl, il taglio delle tasse, pensionati e sfigati. Federico Bricolo, della Lega, che le elenca tutte e poi punta il dito contro i «comunisti» che minacciano matrimoni tra gay, diritti alle coppie di fatto e chissà quante altre diavolerie del genere. Guarda la telecamera: «Con la Cdl avremo un paese più bello, snello, con una vera democrazia». Qualcuno ride, vola un «buffoni» che si adagia sulla testa dei leghisti. Pierluigi Castagnetti, della Margherita, si volta verso i banchi, vuoti, della Cdl e chiede: «Perché non prendete atto della fine di un'esperienza?». Perché andare avanti a colpi di fiducia? «Perché il governo non si fida più dei suoi deputati» e viceversa. «Un capocomico di classe sa quando chiudere», dice pensando al premier incollato alla sua poltrona. Il Saccheggio. Maurizio Lupi difende a spada tratta il gioiellino, nega la sanatoria degli abusi edilizi. Mentre parla i Verdi entrano in aula con uno striscione: «Abusivi» è la scritta che campeggia. Paolo Cento distribuisce volantini: «Condonano anche le bugie». Arrivano i commessi, torna la calma. Lupi elenca il numero di leggi in materia ambientale: «sono 1148». Aggiunge: «II governo è sostenuto da una maggioranza coesa». Volano fischi e contestazioni. Ma quale Villa Certosa (la villa in Sardegna del premier dove sarebbero stati commessi diversi abusi in area protetta), quale condono? Tutte balle, «bugie della sinistra». Luciano Violante, capogruppo Ds, pone una domanda: «Volete tenere ancora a lungo imprigionato il paese? L'Italia non vuole restare prigioniera delle vostre decisioni, siate responsabili, dimettetevi». Intanto Ignazio La Russa, parla con i suoi. Monta la polemica tra la Lega, la Cdl e il presidente della repubblica. Affollato il Transatlantico. Fabrizio Vigni, capogruppo ds in commissione Ambiente, pone un'altra domanda: «Lo capirà mai, la destra, che dovremmo custodire i beni ambientali e culturali come un tesoro prezioso anziché devastarlo e saccheggiarlo?». «Sviste» pericolose. II relatore di maggioranza Adriano Parodi, di Fi, assicura alla stampa che non ci sarà alcuna sanatoria di abusi edilizi. No, «in realtà abbiamo soltanto introdotto la depenalizzazione dei reati ambientali». Ma come, c'è l'intervento del sottosegretario Nucara in commissione Ambiente che parla di «condono» riferendosi al comma 37 della legge delega... Parodi sbotta: «Nucara ha sbagliato tutto, che ne sa di delega ambientale? Quel parere, sbagliato, glielo ha scritto l'ufficio legislativo del ministero». E Berlusconi potrà usufruire di questa lègge? «Questa legge l'abbiamo preparata 3 anni fa, che c'entra con Villa Certosa? Io non conosco la situazione, ma se l'anfiteatro è abusivo si abbatterà, come gli altri manufatti se non sono in regola». Accidenti, l'ha detto. Corregge il tiro: «Ma che ne so io di quella storia...». E del codice Urbani che viene di fatto abrogato nel suo comma 10? «Non lo so». Lo sa Lupi che dice: «Quell'articolo del codice Urbani impediva la concessione edilizia in sanatoria. Noi con la legge delega l'abbiamo reintrodotta». Ma allora è una sorta di condono, come dice Nucara? «Nucara non sa neanche di cosa sta parlando», spiega Lupi. «E una norma fatta per andare incontro a qualche pastore e qualche contadino», dice Parodi. Deputato che senti, tesi che sostiene. «Avremo una enorme quantità di ricorsi e di contenziosi» osserva Fabrizio Vigni. Il ministro Matteoli in aula non dice una parola. La maggioranza respinge tutti gli ordini del giorno dell'opposizione, compreso quello che cercava di salvare i parchi.