Come previsto da cartellone, è andato in scena il Sgarbi Show: in una ipergremita conferenza stampa alla Sala del San Michele a Roma, il critico ha lamentato la sostituzione della follia alla ragione, ossia la penuria dei finanziamenti stanziati per il Padiglione Italia che curerà alla Biennale di Venezia. «Ho lavorato per un anno senza vedere una lira». C'è chi potrebbe batterlo, si consoli. Di contro, dopo avere confessato che se gli spazi mancano è perché «non siamo attrezzati per i miracoli», il direttore generale Antonia Pasqua Recchia, commissario per il ministero, ha affermato che sono stati «stanziati per il progetto 250 mila euro, portati dal ministro Giancarlo Galan, dopo l'ultimo rifinanziamento al Fus, a 1 milione di euro», cifra nella quale è compreso il compenso per il curatore (50 mila euro al lordo delle spese). Ma le polemiche non si fermano agli spiccioli: «Non è accettabile - ha detto Sgarbi - che per la vanità di una curatrice (Bice Curiger) si spostino delle opere (tre tele di Tintoretto) da un museo all'altro della stessa città».