Vittorio Sgarbi non si smentisce. E ha presentato il Padiglione Italia che curerà alla prossima Biennale di Venezia in una conferenza stampa infinita (oltre tre ore!) trasformata in uno show, tra attestati di genialità e rabbiose contestazioni. Cominciamo dai primi, che gli giungono da Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma, e da Antonia Pasqua Recchia, commissario del Ministero dei beni e delle attività culturali per il Padiglione. Il progetto di Sgarbi, per entrambi, ha carattere di «eccezionalità». Senza dubbio, non ha precedenti. E' una sfida, con un paradosso aggiuntivo: il più Narciso dei critici-curatori nazionali (o considerato tale) si defila dalle funzioni del suo ruolo e affida la selezione dei 200 artisti che saranno presenti all'Arsenale a un Comitato di intellettuali presieduto da Emanuele. Sottolinea Recchia: «Sgarbi non ha realizzato la sua mostra con i suoi artisti, come di solito avviene, ma ha coordinato un immenso lavoro di ricerca... La scelta è coraggiosa, inusuale e titanica». Nel Comitato, che non conosce confini politico-ideologici, troviamo Claudio Magris e Dario Fo, Jean Clair e Bernardo Bertolucci, Marc Fumaroli e Carlo Ripa di Meana, Giorgio Albertazzi e Italo Zannier, Tahar Ben Jelloun e Giorgio Agamben, Ennio Morriconee Folco Quilici, Furio Colombo e Tullio De Mauro... Infine, la scritta «L'Arte non è cosa nostra» arriverà sulla Laguna per sancire l'attacco di Sgarbi alla figura del critico-curatore detentore della competenza unica e sola per giudicare cosa è arte e cosa non lo è. Insomma, ce n'era e ce n'è abbastanza per scatenare reazioni, veleni e accuse al «provocatore» in bilico tra harakiri e «j'accuse». Last but not least, sull'onda delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità, le innovazioni del progetto di Sgarbi vanno «al di là» (Emanuele) degli schematismi consolidati: le mostre promosse dal Padiglione Italia abbracceranno tutte le regioni e presenteranno il lavoro di oltre 1000 artisti (quelli del Lazio, 92 da Ennio Calabria a Pizzi Cannella, a Palazzo Venezia); gli 89 Istituti di cultura all'estero (con collegamenti video al Padiglione) faranno conoscere le opere di chi si trova fuori dai confini nazionali e le venti Accademie di Belle Arti metteranno in mostra i lavori di 200 studenti che le hanno frequentate negli ultimi 10 anni; il tutto arricchito da iniziative collaterali di indubbio interesse. E, naturalmente dal fronte critico, anziché consensi, arrivano accuse di overdose e impossibilità di controllare un orizzonte così ampio prevedendo una crisi-esplosione degli spazi a disposizione. Una forte tensione è scoppiata quando si è affrontato il problema dei costi, dei compensi e dell'altalena che ha caratterizzato l'accettazione o meno dell'incarico da parte di Sgarbi (i contrasti con Galan, le dimissioni rientrate). «L'unica garanzia l'ho avuta da Berlusconi», ha detto. «Altrimenti non ci sono finanziamenti. Questa Biennale non avrebbe dovuto essere fatta se fosse stata applicata la ragione invece della follia». Antonia Recchia ha precisato: «Il ministero, dopo il rifinanziamento al Fus, ha stanziato un milione di euro». «Sì», ha replicato Sgarbi, «ma in un anno non ho visto un soldo. Quel milione è solo stimato. Non ho firmato nessun contratto né è detto che lo firmi». Infine, una frecciata alla curatrice della Biennale, Bice Curiger: «Non è accettabile che si spostino opere, come quelle di Tintoretto, da un museo all'altro della città». E non è finita. Altro che Serenissima.
VENEZIA - Biennale, presentato il programma Padiglione Italia: Sgarbi show tra innovazioni e veleni.
Vittorio Sgarbi ha presentato il Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia in una conferenza stampa. Il progetto, curato da Sgarbi, ha carattere di eccezionalità e sfida il ruolo del critico-curatore. Il Comitato di intellettuali presieduto da Emanuele Emanuele ha selezionato 200 artisti per la mostra. Sgarbi ha anche annunciato che le mostre promosse dal Padiglione Italia abbracceranno tutte le regioni e presenteranno il lavoro di oltre 1000 artisti. L'evento ha suscitato reazioni negative, con accuse di overdose e impossibilità di controllare un orizzonte così ampio.
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