Tra le altre novità: mini condono in edilizia e sanatoria catastale con sanzioni quadruple dal primo luglio anzichè dal primo maggio PIANO CASA-BIS Come più volte annunciato nei giorni scorsi, il dl chiede alle Regioni di approvare, entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto, specifiche leggi per incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio e la riqualificazione delle aree urbane degradate. Le norme regionali dovrebbero quindi premiare gli interventi di demolizione e ricostruzione che prevedano il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva, la delocalizzazione in aree diverse, il cambio di destinazione d'uso e le modifiche della sagoma necessarie per l'armonizzazione architettonica. Fino all'approvazione delle norme locali, gli interventi sugli immobili residenziali possono beneficiare di un premio volumetrico fino al 20, quelli sugli edifici a destinazione diversa usufruiscono invece del 10. Come nelle prime versioni dei Piani casa, sono esclusi dagli interventi gli immobili abusivi o situati nei centri storici, ma non quelli che hanno ottenuto il titolo abilitativo in sanatoria. Che cos'è il Piano Casa L'idea del "Piano Casa 2" per il contrasto alla crisi economica, attraverso il rilancio dell'edilizia, è stata proposta a marzo 2009 dal Governo Berlusconi per affiancarsi al piano nazionale di edilizia abitativa. Al momento per Piano Casa si intende infatti l'insieme di provvedimenti legislativi e incentivi economici per consentire l'ampliamento degli edifici. Il termine, coniato inizialmente per l'housing sociale, ha arricchito la sua portata inglobando edilizia privata, liberalizzazione degli interventi in deroga e snellimento delle procedure. Il rinnovamento del comparto edile doveva procedere su due binari. Da una parte un decreto legge "a scadenza", recante le misure straordinarie per l'ampliamento degli edifici fino al 20, la demolizione e ricostruzione con premio del 30 o del 35 ricorrendo a bioedilizia e tecniche per il risparmio energetico. Dall'altra un disegno di legge per la modifica della normativa vigente e l'allentamento di qualche vincolo procedurale in modo da velocizzare la messa in moto dei cantieri. Come doveva essere Secondo l'Esecutivo, gli incentivi avrebbero spinto i privati a effettuare lavori di miglioramento delle proprie abitazioni, mettendo in circolo un volume di affari pari a 60 milioni di euro. I capitali, prima immobilizzati, avrebbero sostenuto l'occupazione e le attività del settore edile. Come è andata La via del successo per le misure di rilancio è stata sbarrata da vari fattori. Il terremoto in Abruzzo, che ha posto l'attenzione sui controlli e sul rispetto delle NTC Norme Tecniche per le costruzioni, facendo temere il rischio di liberalizzazioni indiscriminate. La poca propensione dei risparmiatori a effettuare investimenti, accompagnata dalla mancanza di liquidità. Ma soprattutto le rivendicazioni delle Regioni, forti della competenza in materia di edilizia e urbanistica attribuita loro dalla Costituzione. L'iter del Piano Casa è quindi proseguito su base locale, creando una situazione fortemente frastagliata sul territorio nazionale. Le Regioni, con tempi e modalità molto diverse le une dalle altre, hanno approvato norme differenti, accusate nella maggior parte dei casi di porre troppi vincoli alla realizzazione degli interventi. La situazione, analizzata regione per regione nel Piano Casa Tour di Edilportale, mostra un impatto positivo dell'iniziativa solo in Veneto e Sardegna con circa 12 mila e 5 mila domande di intervento presentate. I risultati, più modesti nelle altre Regioni, sono stati sintetizzati nella scheda redatta alla fine del Tour. SCIA SEMPLIFICATA Sono dimezzati i tempi per i controlli delle amministrazioni sugli interventi realizzati con Scia, segnalazione certificata di inizio attività. Per le verifiche ex-post si passa quindi da 60 a 30 giorni. Il nuovo titolo abilitativo, introdotto con la manovra estiva per semplificare le procedure del comparto, rende possibile l'avvio dei lavori nello stesso giorno in cui si presenta la domanda. Una velocizzazione rispetto alla Dia, che prevedeva invece un'attesa preventiva di 30 giorni per consentire alle amministrazioni competenti di effettuare i controlli. Al tempo stesso, però, la Scia dà alle amministrazioni 60 giorni per verificare la presenza di tutti i requisiti, in mancanza dei quali adottare provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli effetti dannosi. Per questo in molti avevano obiettato che la nuova procedura rappresentasse più che altro un aggravio burocratico. Se è vero che si possono iniziare immediatamente i lavori, bisogna considerare anche il rischio che, a cantiere in funzione, l'amministrazione competente rilevi qualche mancanza tale da far sospendere le attività. Un problema che in molti avevano pensato di risolvere attendendo 60 giorni per dare il via ai lavori. Cioè il doppio rispetto alla vecchia procedura con Dia. La lamentela era già stata accolta dal Dl Calderoli, che lo scorso febbraio aveva proposto di dimezzare i termini. Come già sostenuto dal Ministero per la Semplificazione con la circolare del 16 settembre 2010, il decreto sviluppo chiarisce in modo definitivo la sostituzione della Dia con la Scia anche in edilizia. Contro questa interpretazione si erano schierati alcuni enti locali e associazioni. In molti casi, inoltre, dalla sostituzione automatica della Dia Scia sono stati esclusi gli interventi previsti dal Piano Casa. Il Dl spiega infine che la Scia non sostituisce la Super-dia né i nulla osta e le autorizzazioni che devono comunque essere rilasciate in presenza di vincoli ambientali, paesaggistici o culturali. Sanatoria catastale Scatteranno dal primo luglio anziché dal primo maggio le sanzioni quadruplicate, previste dal decreto sul federalismo fiscale, a carico di quanti non hanno dichiarato all'Agenzia del Territorio gli immobili sconosciuti al Catasto, modificati o che hanno perso il requisito di ruralità (Leggi Tutto). Le violazioni fino al 2 non rendono difforme il permesso di costruire La bozza introduce un comma aggiuntivo all'articolo 34 del Testo Unico dell'edilizia, che regola gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire. Secondo il decreto, in presenza di violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta fino al 2 delle misure progettuali per singola unità immobiliare, non si verifica la difformità dal titolo abilitativo.