«La Biennale e' mia». La verità la dice in modo quasi inconsapevole Emanuele Emanuele, il presidente della fondazione Roma, prima che la star Vittorio Sgarbi si impossessi della parola per non abbandonarla più: «Bisognava prendere Sgarbi, mettere lui nel Padiglione Italia e lasciarlo lì a esprimersi: avremmo speso meno e avremmo avuto un risultato sicuro». Dopo tre ore e tre quarti di conferenza stampa alla Sala dello Stenditoio nel Complesso San Michele, a Roma, appena sufficienti a esporre un progetto faraonico, in continuo divenire e ben lungi dal vedere la fine, come il prossimo Padiglione Italia che aprirà il prossimo 4 giugno a Venezia, l'unica certezza è questa che Emanuele aveva ragione. E che se l'incontro di ieri dice come andranno le cose nei prossimi mesi, di qui a novembre il Padiglione Italia può ancora crescere, ancora lievitare. O implodere. Lui, la vedette indiscussa di oltre tre ore d'intrattenimento, ieri ha tracciato la rotta di un progetto che porterà in mostra 2.000 artisti italiani, 219 solo all'Arsenale, affastellati uno sopra l'altro, ammucchiati nello spazio messo a disposizione dalla Biennale (3.140 metri quadri all'interno dell'Arsenale contro i 1.800 di due anni fa, più 1.700 di giardino delle Vergini), ma anche, se sarà necessario, buttati in acqua ed esposti su gommoni ideati dall'architetto Benedetta Tagliabue Miralles a significare la precarietà e la clandestinità dell'arte che non troverà posto. Di fronte a una Biennale moltiplicata tra Venezia, tutte le regioni d'Italia con 2627 micropadiglioni, 89 altrimicro padiglioni sparsi per tutti gli istituti italiani di cultura e altre 22 (!) mostre che ancora non hanno una sede definitiva (a un mese dall'evento), i nomi dei 219 che affolleranno l'Arsenale e dei 'padrini' che li hanno scelti (intellettuali, attori, registi, scrittori) per rappresentare lo stato dell'arte in Italia nel 150esimo anniversario dell'unità, passano quasi in secondo piano. Ci sarà Cesare Inzerillo, lo scenografo di Ciprì e Maresco, che nel corpo centrale del Padiglione ricreerà una parte del suo museo della mafia. Ci sarà Vanessa Beecroft, segnalata dalla critica Linda Nochlin, ci sarà Kounellis, ci sarà Oliviero Toscani con 150 foto di «tipi» italiani e ci saranno nomi meno conosciuti come Dora Tass, segnalata da Bernardo Bertolucci. Ma la presentazione di Sgarbi delle opere in mostra all'Arsenale parla pochissimo, prima si dilunga a parlare di luoghi d'arte sparsi per l'Italia, realizzati negli ultimi dieci anni, che lui considera comunque organici alla mostra. Tanto basta per scatenare la prima delle furiose polemiche con la platea. Alla richiesta di alcune giornaliste di parlare finalmente del Padiglione Sgarbi sbotta «Questa e' la mia Biennale! Cosa volete da me?». Le giornaliste urlano a loro volta «Non e' la sua, e' la nostra! E' pagata coi soldi pubblici!». Scoppia la bagarre. Sgarbi urla e contrattacca «In sei mesi da soprintendente di Venezia non ho preso una lira, ho pagato gli alberghi di tasca mia, ho anticipato soldi miei, finora abbiamo pagato io e Arthemisia (la società che cura l'organizzazione delle mostre), dal ministero non ho avuto nulla per un progetto che costa 4 milioni di euro, e quando vedrò il contratto del ministero potrei anche decidere di non accettare e di lavorare gratis! Perciò questa Biennale e' mia!». Ma in tre ore di spettacolo i motivi del contendere sono molti. E Sgarbi non si tira indietro. Ringrazia l'ex ministro Bondi che l'ha scelto e il premier Berlusconi, «che mi ha rassicurato sui soldi e sulle sedi» e ignora opportunamente l'attuale ministro Giancarlo Galan, che nei giorni scorsi aveva attaccato: «I rapporti con lui non esistono. Da quando mi ha scritto la lettera non l'ho più visto. Per i rapporti con lui mi sarei dimesso e basta, perché ha tradito la sua parola. Per fortuna Berlusconi ha fatto la supplenza a Galan e ho capito che la Biennale del 15oesimo andava fatta». Dice di aver coinvolto Bondi per scegliere anche lui qualcuno da segnalare per l'Arsenale e l'ex ministro segnalerà la moglie di Cascella, l'artista che ha realizzato la tomba di Berlusconi. Racconta di aver ricevuto migliaia di telefonate dal ministero in questi giorni in cui gli veniva raccomandato di «fare il bravo» e non fare polemiche. Ma e' evidente che c'è molto che ancora gli brucia. E alla prima occasione viene fuori: «Oggi ho trovato un'opera di Piero della Francesca completamente inedita! Verrà esposta anche questa alla Biennale perché è assolutamente contemporanea - attacca Sgarbi - la stessa idea l'ha avuta Bice Kuriger, la curatrice della Biennale, che mostrerà tre Tintoretto. Anche lui è contemporaneo perché c'è. Ma non è accettabile che per la vanità del curatore le opere siano costrette a una migrazione da città e città. Le aveva chieste a me quando ero soprintendente per due avevo detto sì, ma Il trafugamento del corpo di San Marco non l'avrei mai dato, perché vuol dire depauperare l'Accademia». Restano i nodi delle mostre fuori dall'Arsenale ma dentro Venezia, con spazi ancora da verificare forse si troverà un accomodamento per palazzo Marcello, da restaurare, dove Sgarbi voleva mettere il museo della follia. Non si farà la mostra di Tintoretto, mentre tutte le altre, da Hockey a Elton John, potrebbero essere aperte più avanti. Fino a novembre.