Quando furono resi noti i cinque progetti selezionati da una giuria di nomina provinciale e comunale allo scopo di scegliere la copertura del fregio mussoliniano, nell'editoriale del 30 aprile auspicai che si agisse in fretta. Che quei progetti fossero criticabili, che non piacessero a tutti, che potessero insomma costituire un argomento di ulteriore (e infruttuosa) discussione non mi pareva un ostacolo insormontabile. Esistevano alcuni presupposti di base per poter sperare che si sarebbe comunque trattato di reazioni provenienti solo dalle estremità del nostro paesaggio politico, reazioni dunque marginali, destinate a svanire al cospetto di un complessivo accordo registrato almeno sul senso e, nonostante il vizio d'origine, sulle modalità dell'intera operazione. Purtroppo ci sbagliavamo. Sbagliavamo perché il passaggio dal piano progettuale così come si era definito e si stava perfezionando a quello realizzativo è stato paradossalmente bloccato da Durnwalder in persona, cioè da colui che doveva farsene garante dal punto di vista istituzionale. Bloccato poi con uno dei suoi caratteristici gesti d'imperio, tanto antipatici quanto efficaci. Al diavolo quindi i progetti selezionati, al diavolo i soldi già spesi, al diavolo soprattutto il tentativo compiuto dalla giuria di far passare un'interpretazione «soft» del bando, capace di articolare un dialogo meditato tra l'oggetto dà coprire e l'intervento coprente, staccandosi così dalla pedissequa esecuzione di un compito riassumibile nel crudo motto fatelo sparire e basta». Senza contare, infine, che la proposta presidenziale, quella del vetro oscurante, non è neppure originale, essendo già stata avanzata dal nostro Ettore Frangipane assieme al fratello ingegnere nonché dall'insegnante e fotografo brissinese Leo Angerer, i quali comprensibilmente ne reclamano merito e compenso. Un bel pasticcio, non c'è che dire. Ma una preoccupazione ancora maggiore, se possibile, desta l'aggettivo («provvisorio») con il quale il presidente ha qualificato la copertura che adesso vorrebbe imporre. Dopo decenni di litigi e contrasti, dopo tutte le parole spese a ponderare, vagliare, sostenere, limare, rifiutare e riprendere argomenti ruminati, sputati, poi rimangiati senza costrutto, è mai possibile che il risultato al quale siamo giunti sia ancora «provvisorio»? In questo modo è certo che le polemiche avranno tutto il tempo di riprendere il loro sconsolante vigore, con gli Schützen, travestiti da antifascisti, a drizzare le penne nella speranza di una definitiva abrasione, e i nazionalisti italiani, travestiti da esperti d'arte, a imprecare contro i nemici della cultura. Già il neoministro Giancarlo Galan fa sapere che l'impegno preso a suo tempo dal suo predecessore è da considerare col beneficio d'inventario. Ne usciremo mai?
BOLZANO - UN VERO PASTICCIO
Il testo è un editoriale che esprime la delusione e l'ira per la mancata realizzazione dei progetti per la copertura del fregio mussoliniano, scelti da una giuria di nomina provinciale e comunale. Il testo accusa il presidente Durnwalder di aver bloccato la realizzazione dei progetti e di aver fatto passare una proposta provvisoria, che è stata avanzata anche da altri. Il testo esprime preoccupazione per il futuro delle polemiche e delle controversie che seguiranno. Il tono è critico e irato.
Nota: Il testo è un articolo di giornale e il compito è fornire un riassunto oggettivo e conciso, senza aggiungere commenti, opinioni, domande, spiegazioni o introduzioni.
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