La delega. A ottobre 2001 l'Esecutivo approva un Ddl delega per riscrivere la legislazione "ambientale". Il primo sì della Camera arriva un anno dopo. Seguiranno altri quattro passaggi: due al Senato e due a Montecitorio. Il sì definitivo è arrivato ieri, dopo poco più di tre anni. Testi unici. Il Governo ha il compito di riordinare le normative ambientali, anche attraverso Testi unici. Le materie da affrontare sono: gestione dei rifiuti e bonifica dei siti contaminati; tutela delle acque dall'inquinamento e gestione delle risorse idriche; difesa del suolo e lotta alla desertificazione; gestione delle aree protette; tutela risarcitoria contro i danni ambientali; procedura per le vantazioni di ambientale (Via, Vas e Ippc); tutela dell'aria e riduzione delle emissioni nell'atmosfera. I decreti attuativi. Per tradurre in pratica le indicazioni della delega, l'Ambiente deve adottare una serie di decreti, avvalendosi per un anno di una commissione di 24 componenti, scelti tra professori universitari, dirigenti di enti pubblici di ricerca ed esperti nelle materie oggetto della delega. La sanatoria. Il Parlamento ha introdotto la depenalizzazione di determinati interventi compiuti, in assenza o in difformità dell'autorizzazione paesaggistica, nelle aree tutelate. Per farlo ha, modificato l'articolo 181 del Codice dei beni. culturali. Allo stesso tempo, vengono previste nuove procedure per l'abbattimento degli eco-mostri, a iniziare da quello di Punta Perotti a Bari. ROMA Era da più di tre anni che il Parlamento tentava di far arrivare in porto la delega ambientale. Ci è riuscito ieri, grazie al voto di fiducia, al quale aveva già fatto ricorso a metà ottobre quando il disegno di legge era al Senato. L'aula della Camera ha approvato il provvedimento con 316 si e 225 no. Diventa, dunque, legge la sanatoria degli abusi contro il paesaggio, che ha fatto passare in secondo piano il resto della delega, con la quale si affida al Governo il compito di legiferare, attraverso i Testi unici, in diverse materie ambientali. La sanatoria. Nella versione del disegno di legge approvato dal Governo non c'era. È stata il Parlamento a volerla introdurre. Con vari ripensamenti. D Senato ha avuto l'idea di inserire nella delega una norma per depenalizzare gli interventi realizzati, in difformità dell'autorizzazione paesaggistica, sulle aree tutelate. La Camera ha poi allargato le maglie della sanatoria, estendendola agli abusi compiuti in assenza dell'autorizzazione. Palazzo Madama e siamo allo scorso ottobre anche sulla spinta delle forti polemiche ha dapprima, durante Tesarne del Ddl in commissione Ambiente, soppresso la norma. Salvo poi, nel dibattito in Aula, ripristinarla in una duplice modalità, approvata ricorrendo al voto di fiducia. Il sì definitivo pronunciato ieri dalla Camera ha chiuso la partita. E se per la delega vera e propria si dovranno attendere i decreti attuativi, riguardo alla sanatoria gli effetti saranno, invece, immediati. II Codice dei beni culturali. Dopo sei mesi di vita (è entrato in vigore il primo maggio) il Codice dei beni culturali subisce i primi pesanti ritocchi. E proprio in quella parte la tutela del paesaggio che era stata presentata come il fiore all'occhiello del provvedimento. La delega interviene, infatti, sull'articolo 181 del Codice, prevedendo un doppia sanatoria. Una a regime, che si accompagna a un inasprimento delle pene ma allo stesso tempo prevede la sola applicazione della sanzione amministrativa nel 'caso di determinati interventi realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica. Per esempio, l'impiego di materiali diversi da quelli prescritti nell'autorizzazione. In questo caso la sanatoria è subordinata all'accertamento della compatibilità paesaggistica degli abusi, che deve essere valutata dal Comune dopo aver acquisito il parere vincolante della Soprintendenza. La seconda sanatoria è, invece, circoscritta nel tempo: riguarda i lavori compiuti, in difformità o in assenza dell'autorizzazione paesaggistica, entro il 30 settembre ' scorso. Anche in questo caso il reato si estingue e si paga soltanto la sanzione pecuniaria. Lo spettro degli abusi sanabili è più ampio e devono sempre essere ritenuti compatibili con il paesaggio. A decidere è il Comune, ma in questo caso il parere della Soprintendenza non è vincolante. Lo scontro. Se la maggioranza ha continuato a difendere il provvedimento da qualsiasi personalizzazione, sostenendo che si tratta di un passaggio importante in campo ambientale e che non c'entrano nulla i lavori realizzati dal premier Berlusconi nella sua villa in Sardegna, l'opposizione anche ieri ha stigmatizzato il ricorso al voto di fiducia, che ha azzerato il dibattito parlamentare. L'Ulivo e le associazioni ambientaliste rimangono molto critici sulla delega, in particolare sulla sanatoria. Al fronte politico si è aggiunta ieri una voce "interna" al ministero dei Beni culturali: 120 tecnici hanno sottoscritto una lettera aperta, inviata al ministro Urbani, nella quale si sottolinea l'impatto negativo che la sanatoria avrà sulla pianificazione paesaggistica. Vengono annullati «tout court si legge i presupposti stessi della tutela del paesaggio».