la polemica sulla legge per Ibla. Negati i fondi per il gioiello ragusano, ma è tutta l'Isola che si sbriciola Ragusa. Il capoluogo ibleo, paradiso del Barocco, epicentro di un nuovo terremoto politico. La Regione boccia la Legge speciale su Ibla, in vigore da trent'anni, e che ha permesso di recuperare il gioiello ragusano che turisti di mezzo mondo vengono a visitare. E' scontro, violentissimo, tra il presidente Lombardo e il sindaco Dipasquale, vicenda che trattiamo abbondantemente nelle pagine di Ragusa. Ma la questione della Legge su Ibla, così come le notizie di cronaca che arrivano da altri angoli della Sicilia, quella Sicilia che cade a pezzi, spingono ad altre valutazioni, che sono politiche, che sono culturali, che sono di programmazione. L'Isola, dai centri storici alle aree prettamente occupate da beni architettonici, si va sbriciolando sempre più, dicono gli esperti quasi inesorabilmente perché qui si continua a pensare soltanto all'emergenza e mai ad interventi strutturali quando ancora c'è qualcosa da salvare. I geologi siciliani ci stanno perdendo quasi il ben del senno, perché sono chiamati ad intervenire qua e là, ad esaminare, analizzare, valutare, dire la loro. Ma poi, quando hanno fatto e detto, tutto resta un documento su cui nessuno costruisce nulla. «La situazione oggi è semplicemente disastrosa - spiega Gianvito Graziano, già presidente regionale dell'ordine e ora nell'esecutivo nazionale - perché praticamente in questi anni non è stato fatto nulla. Certo, si sono trovati soldi e si stanno spendendo, per esempio, nella zona di Giampilieri e di San Fratello. Benissimo, anche se sono sempre troppo pochi. Ma il problema non è intervenire dove c'è stata la catastrofe, è, o meglio sarebbe, farlo dove ancora c'è qualcosa da salvare. E non si fa. Proprio il 5 maggio ricorreva il tredicesimo anniversario della strage di Sarno, 160 morti. Bene, da allora dal punto di vista legislativo c'è stata un'abdicazione, un rinunciare a qualunque forma strutturata di controllo. Penso alle autorità di bacino, naufragate dovunque e, per di più, mai recepite in Sicilia. E penso ai Pai, piani varati che hanno creato vincoli, ma non immesso strumenti che regolino l'urbanistica, la regimentazione dei canali. Così è difficile dire che cosa della Sicilia si può salvare». Parli di aree a rischio e pensi al Messinese, ad Agrigento e Favara, ma camminiamo su una terra ballerina e friabile che, difatti, come direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo, spesso e volentieri "fria". Ma non c'è niente da ridere, spiega il presidente della Consulta regionale degli Ingegneri, Giuseppe Marzotta. «Io sono di Enna, e anche qui ci sono vaste aree a rischio. E Caltanissetta, naturalmente. Davvero complicato fare una lista. Però noi qualche soluzione, anche per intervenire sui centri storici l'avevamo suggerita, persino con proposte di legge». Effettivamente gli ingegneri siciliani, anche loro coinvolti attivamente a Giampilieri, salvo dopo ad essere rispediti a casa nel momento delle decisioni "irrevocabili", avevano gettato giù due azioni concrete per salvaguardare il territorio. «C'è un testo di legge per la riforma urbanistica dei centri storici, elaborata anche con gli Architetti, con cui si punta a rendere più fluida le pratiche per gli interventi nelle aree sottoposte a vincolo. Si tratterebbe di trovare intese e accordi preventivi con le Sovrintendenze, in modo da non correre il rischio di stop a lavori avviati. Ci vogliono procedure più snelle, perché con gli iter attuali tutti sono disincentivati ad intervenire. Poi c'è il piano casa, che, com'è noto, s'è rivelato un autentico fallimento. Anche qui avevamo fatto una proposta che, secondo la Consulta, avrebbe potuto mettere in moto la macchina degli interventi di recupero e messa in sicurezza di molti edifici nelle nostre città. Si sarebbe dovuto estendere il Piano ai centri storici favorendo l'intervento dei privati. Se i fondi arrivano dai privati, infatti, possono seguire percorsi più rapidi, mentre i fondi pubblici, quando ci sono, procedono a ridottissime velocità, anche qui finendo con il frenare, sino allo stop, moltissime iniziative». Per salvare l'Italia ci vorrebbero 44 miliardi, utopia allo stato puro, ma per cominciare ci vorrebbero una rivoluzione culturale e una politica, dice Graziano: «Serve subito in Sicilia una vera legge per la difesa del suolo e serve anche invertire la tendenza secondo la quale tutto lo sviluppo passa dalla capacità di costruire, mattoni, ferro, cemento, acciaio. Non è così, cominciamo a salvare il nostro patrimonio naturale, che è un valore che abbiamo già, anziché lasciare che venga giù a pezzi». 06052011
SICILIA - Sicilia, i centri storici cadono a pezzi
La Regione siciliana ha bocciato la Legge speciale su Ibla, che ha permesso di recuperare il gioiello ragusano. Il presidente Lombardo e il sindaco Dipasquale si sono scontrati sulla questione. La Sicilia si sta sbriciolando, dice Gianvito Graziano, presidente della Consulta regionale degli Ingegneri. I geologi siciliani hanno fatto proposte per salvare il territorio, ma nulla è stato fatto. La situazione è disastrosa, dice Graziano. La Regione ha abdicato a qualsiasi forma di controllo, e non si è fatto nulla per salvare le aree a rischio. I geologi hanno proposto una riforma urbanistica per i centri storici e un piano casa per salvare gli edifici. Ma nulla è stato fatto.
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