La polemica sulledificio di via Gaudenzio Ferrari «Non è un mostro, quel palazzo ha avuto il benestare della Sovrintendenza, ma se lo toglie siamo pronti a modificare il progetto». Lassessore comunale allUrbanistica Mario Viano difende così ledificio che dovrebbe sorgere allangolo tra via Riberi e via Gaudenzio Ferrari, proprio sotto la Mole. E il rischio che oscuri la vista del monumento simbolo di Torino ha portato addirittura alla nascita di un comitato. «Proprio per non tagliare la vista della Mole - spiega Viano - gli architetti, su indicazione della Sovrintendenza, si sono preoccupati di ridurre la manica su via Riberi, per una lunghezza di circa 20 metri, a soli due piani di altezza, mentre la parte di edificio sullangolo rispetta il filo del cornicione delledificio vicino, di via Riberi, ovvero cinque piani. Al di sopra si è così sviluppato un grande tetto con volta a botte che contiene due livelli abitativi. Ecco svelato "lenigma dei sette piani". Un problema di tutela, non certo lo scempio voluto da qualche capriccioso palazzinaro». Insomma, stando al Comune, la variante che oggi giace parcheggiata in commissione non modifica niente in termini di altezze massime e di allineamenti delle costruzioni. «I piani regolatori che si sono succeduti nel Novecento - sottolinea Viano - hanno sempre trattato gli isolati adiacenti la Mole in termini ordinari, secondo le regole che hanno costruito la città storica, con laltezza stabilita in rapporto alla larghezza delle vie. La Mole è stata realizzata su un isolato ordinario, non su una piazza o in una spianata, e come parte del tessuto urbano è sempre stata vissuta». Il fatto che langolo in questione non sia stato già costruito in passato secondo tali regole, è per il Comune un puro caso. Viano apre comunque a unalternativa. «Se la Sovrintendenza ritenesse più opportuno ritornare a una soluzione ordinaria di cortina continua e di altezza omogenea, più contenuta sul fronte di via Riberi e via Gaudenzio Ferrari, lamministrazione accoglierebbe senza riserve tale ripensamento».