Sono accorsi in tanti al capezzale del paesaggio, definito «il grande malato d'Italia», per ascoltare le parole di Salvatore Settis. Soprattutto in un momento storico così importante anche per la città, alle prese con costanti polemiche per la realizzazione di centri commerciali, porti e villaggi turistici e il proliferare di nuove case. Martedì alla chiesa di San Paolo Apostolo è stato presentato il nuovo libro di Settis, già direttore della «Normale superiore» di Pisa, tra i massimi esperti italiani sul tema del paesaggio. All'evento, moderato da Rosario Lo Bello (docente alla Pontificia facoltà teologica di Sicilia) sono intervenuti Mariarita Sgarlata (docente di Archeologia cristiana e medievale), Gesualdo Campo (dirigente regionale ai Beni culturali), Alessio Lo Giudice (docente di Filosofia del diritto e Sociologia giuridica) che in una chiesa gremita hanno analizzato la storia di un'Italia sommersa dal cemento e colpita dai danni al paesaggio. Dopo un'attenta analisi delle radici storiche, etiche e giuridiche della tradizione italiana di tutela, l'unica concessione all'attualità s'è ascoltata da Gesualdo Campo, che si è retoricamente chiesto come si possa parlare di tutela del paesaggio quando si consente di interrare il mare anche per servizi accessori alla nautica da diporto come alberghi e centri commerciali. A margine dell'evento Settis, infine, ha commentato anche la situazione in cui si trova Siracusa, non prima però di rendere noto un dato a livello nazionale. «In Italia ci sono circa 120 mila case invendute - ha detto - eppure si continua a non riutilizzare gli edifici abbandonati e si costruisce senza tener conto delle zone sismiche e del materiale scadente». Senza agevolare gli imprenditori al recupero, ad esempio, della Borgata, è stato chiesto a Settis, esempio, cosa si può fare? «Ci vorrebbero incentivi sia per chi abbatte sia per chi utilizza o restaura l'esistente. I cittadini, però, devono accorgersi di quello che succede, non delegare ai politici ma fare il massimo sforzo per stimolare i professionisti della politica. Invece, destra o sinistra, non pensa nessuno a valorizzare il paesaggio». E per Epipoli? «La costa di Siracusa è storica e tra le prime al mondo a essere state civilizzate e urbanizzate: l'idea di costruire a ridosso delle mura mi sembra un'idea da abbandonare. Il paesaggio è essenziale rispetto al castello Eurialo e viceversa, e non bisogna apportarvi ferite mortali». L'idea è quella di istituirvi un parco, ma rischia di restare solo terra incolta. «Il parco naturalistico e archeologico ha senso solo se diventa luogo di aggregazione urbana integrata e crea occupazione. Lasciarlo così non ha senso, altrimenti diventa terra di nessuno». Luca Signorelli 05052011 Sono accorsi in tanti al capezzale del paesaggio, definito «il grande malato d'Italia», per ascoltare le parole di Salvatore Settis. Soprattutto in un momento storico così importante anche per la città, alle prese con costanti polemiche per la realizzazione di centri commerciali, porti e villaggi turistici e il proliferare di nuove case. Martedì alla chiesa di San Paolo Apostolo è stato presentato il nuovo libro di Settis, già direttore della «Normale superiore» di Pisa, tra i massimi esperti italiani sul tema del paesaggio. All'evento, moderato da Rosario Lo Bello (docente alla Pontificia facoltà teologica di Sicilia) sono intervenuti Mariarita Sgarlata (docente di Archeologia cristiana e medievale), Gesualdo Campo (dirigente regionale ai Beni culturali), Alessio Lo Giudice (docente di Filosofia del diritto e Sociologia giuridica) che in una chiesa gremita hanno analizzato la storia di un'Italia sommersa dal cemento e colpita dai danni al paesaggio. Dopo un'attenta analisi delle radici storiche, etiche e giuridiche della tradizione italiana di tutela, l'unica concessione all'attualità s'è ascoltata da Gesualdo Campo, che si è retoricamente chiesto come si possa parlare di tutela del paesaggio quando si consente di interrare il mare anche per servizi accessori alla nautica da diporto come alberghi e centri commerciali. A margine dell'evento Settis, infine, ha commentato anche la situazione in cui si trova Siracusa, non prima però di rendere noto un dato a livello nazionale. «In Italia ci sono circa 120 mila case invendute - ha detto - eppure si continua a non riutilizzare gli edifici abbandonati e si costruisce senza tener conto delle zone sismiche e del materiale scadente». Senza agevolare gli imprenditori al recupero, ad esempio, della Borgata, è stato chiesto a Settis, esempio, cosa si può fare? «Ci vorrebbero incentivi sia per chi abbatte sia per chi utilizza o restaura l'esistente. I cittadini, però, devono accorgersi di quello che succede, non delegare ai politici ma fare il massimo sforzo per stimolare i professionisti della politica. Invece, destra o sinistra, non pensa nessuno a valorizzare il paesaggio». E per Epipoli? «La costa di Siracusa è storica e tra le prime al mondo a essere state civilizzate e urbanizzate: l'idea di costruire a ridosso delle mura mi sembra un'idea da abbandonare. Il paesaggio è essenziale rispetto al castello Eurialo e viceversa, e non bisogna apportarvi ferite mortali». L'idea è quella di istituirvi un parco, ma rischia di restare solo terra incolta. «Il parco naturalistico e archeologico ha senso solo se diventa luogo di aggregazione urbana integrata e crea occupazione. Lasciarlo così non ha senso, altrimenti diventa terra di nessuno». Luca Signorelli 05052011