Trecento anni fa un corpo estraneo si insinuò nella chiesa facente parte dell'Abbazia di Casamari. La splendida cattedrale cistercense, una delle più belle d'Europa, aveva avuto la posa della prima pietra il 14 giugno 1203, presente il pontefice Innocenzo III (Lotario Conti da Anagni), e venne consacrata soltanto 14 anni dopo, il 15 settembre 1217, ad opera di papa Onorio III (Cencio Savelli da Roma). Costruttore della mirabile realizzazione era stato il monaco Guglielmo da Milano e la gratitudine fu tale che, ancora tre anni dopo, Onorio III raccomandava all'Abate Commendatario il buon Guglielmo, probabilmente molto anziano, che «con tanta fedeltà ed esperienza si è dedicato alla costruzione della vostra bella chiesa». UN REGALO ASSAI INFELICE Ebbene, a distanza di quasi 500 anni, il cardinale Annibale Albani, nipote del pontefice Clemente XI (Giovanni Francesco Albani da Urbino) e abate del complesso monastico, regalò a Casamari un enorme baldacchino di marmi policromi dove venne sistemato l'altare maggiore della chiesa di egual fattura. Regalo più infelice, con tanto di lapide doppia a futura memoria dove campeggia il riferimento a Clemente XI nell'anno MDCCXI, non si poteva fare. Intendiamoci, l'enorme ciborio non è poi così brutto, ma stride clamorosamente nel contesto mirabile della austera costruzione, risultando un ibrido che colpisce negativamente anche chi non è un esperto ma, semplicemente, ha solo un po' di buon gusto. Sorprende di sapere oltretutto che il baldacchino, così come lo vediamo, fosse destinato alla chiesa dei Santi Apostoli di Roma dove, certamente, avrebbe avuto migliore accoglienza stilistica trattandosi di una costruzione completamente rifatta proprio all'inizio del '700 da Carlo e Francesco Fontana. Durante i pregevoli restauri intervenuti all'inizio degli anni '50 del secolo scorso per eliminare gli stucchi barocchi, venne la tentazione di eliminare anche il baldacchino ma, alla fine, mancò il coraggio di affrontare il problema. Peccato davvero perché una situazione simile, portata a conoscenza di Pio XII (Eugenio Pacelli da Roma), avrebbe sicuramente interessato il pontefice che si sarebbe adoperato presso lo Stato italiano nel reperimento dei fondi necessari allo smantellamento e, perché no, anche alla sua ricollocazione in una chiesa più adeguata dal punto di vista architettonico. Ma tant'è. APPELLO A CHI AMA L'ARTE Parte dunque da queste colonne di Libero l'appello a tutte le persone che amano l'arte affinché la splendida cattedrale di Casamari ritorni al suo stile originario nella sua interezza, promuovendo ogni iniziativa volta a rimuovere il ciborio settecentesco e riportare al centro l'antico altare maggiore, ora frazionato nelle prime due cappelle ai lati del coro. Tutte le persone di buon senso, compreso l'attuale abate, padre Silvestro Buttarazzi, ne sarebbero assai felici.