ROMA - Con 316 voti a favore e 225 contrari la Camera ha concesso la fiducia al governo sulla legge delega in materia ambientale. Il provvedimento è stato poi approvato definitivamente con 278 sì, 184 no e tre astenuti con l'opposizione compatta contro. Anche la seduta di oggi è stata caratterizzata infatti da polemiche e tensioni. I Verdi, durante i lavori a Montecitorio, hanno esposto dai loro banchi lo striscione con la scritta "abusivi" su uno sfondo disegnato a mattoncini e hanno distribuito manifesti con la faccia di Silvio Berlusconi e lo slogan "condona anche le bugie". La protesta è durata pochi attimi, il tempo necessario a far intervenire i commessi allertati dal presidente di turno Fabio Mussi. L'opposizione critica il provvedimento sia nel metodo che nel merito. Da un lato si sottolinea come il ricorso congiunto alla fiducia e alla delega espropria di fatto il parlamento della possibilità di discutere apertamente in materia di politica ambientale. Dall'altro si fa notare come la delega renda possibile l'ennesimo condono edilizio, compreso quello per gli abusi commessi nelle aree protette, non ultimo quello che avrebbe reso possibile l'ammodernamento della villa del premier in Sardegna. Altri punti contestati dal centrosinistra sono la mancata introduzione dei reati ambientali nel codice penale, una nuova classificazione dei rifiuti che - a detta sempre dei detrattori - aprirà le porte al "riciclaggio" di materiali pericolosi e, infine, la composizione della commissione di 24 saggi di nomina governativa chiamata a riscrivere da cima a fondo le norme ambientali. Obiezioni che la maggioranza rimanda seccamente al mittente: "Questa - ha precisato il parlamentare di Forza Italia Maurizio Lupi - è una legge importante che ha il pregio di procedere al riordino complessivo della materia ambientale". Riserve, quelle dell'opposizione, condivise però dalle associazioni ambientaliste Amici della Terra, Fai, Greenpeace, Italia nostra e Wwf che hanno rivolto oggi un appello congiunto al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi affinché non firmi il testo della legge delega, rimandandola alle Camere.